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giovedì, Maggio 30, 2024

Disuguaglianze ed eventi estremi, la crisi climatica minaccia la comunità LGBTQIA+

Capiamo come la crisi climatica affligge in modo particolare le persone della comunità LGBTQIA+: un problema esacerbato dalle discriminazioni multiple e delle barriere sociali

Irene De Marco
Irene De Marco
Social media manager, fotografa e organizzatrice di festival, ha collaborato per anni con diverse riviste specializzate in musica, anche in Inghilterra. Femminista intersezionale queer, si occupa di studi di genere, inclusivity e gender gap nei settori della cultura.

Mentre il mondo intero sta affrontando una delle sfide più pressanti del nostro tempo, quello della lotta alla crisi climatica, nel dibattito globale ci sono molte voci che vengono trascurate: partendo dalle comunità vulnerabili in territori di conflitti ambientali, che diventano spesso migranti, passando per le classi più svantaggiate, fino ad arrivare alle persone LGBTQIA+ (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersex, Asessuali).

Nonostante si adotti ormai sempre più spesso un approccio intersezionale quando si trattano temi sociali, l’intersezione tra le disuguaglianze climatiche e le questioni LGBTQIA+ è ancora spesso ignorata: è però essenziale comprenderla per affrontare appieno le sfide della comunità, esacerbate dalle discriminazioni multiple e delle barriere sociali.

Quest’anno, Notre Affaire à Tous ha presentato un numero speciale della rivista IMPACTS che approfondisce le intricate connessioni tra i movimenti per la giustizia climatica e LGBTQIA+, evidenziando gli impatti della crisi climatica e le disuguaglianze che esso perpetua.

Disuguaglianze abitative e crisi climatica

Uno dei problemi più urgenti che la comunità LGBTQIA+ deve affrontare nel contesto del cambiamento climatico è l’insicurezza abitativa: a livello globale, le persone appartenenti a questa comunità si trovano spesso a vivere in condizioni di povertà, il che rende estremamente difficile per loro garantirsi un alloggio sicuro e dignitoso. Questa situazione è aggravata dalla discriminazione che molte persone LGBTQIA+ subiscono nei mercati immobiliari e dal rifiuto spesso doloroso delle loro famiglie, il che aumenta notevolmente il rischio di finire senza casa. Negli Stati Uniti, ad esempio, i giovani adulti LGBTQIA+ hanno più del doppio delle probabilità di rimanere senza casa rispetto alle loro controparti eterosessuali.

In Francia, il rapporto della Fondation Abbé Pierre sull’emergenza abitativa sottolinea la discriminazione subita dalle persone LGBTQIA+ sul posto di lavoro e nel mercato immobiliare. Questa discriminazione contribuisce a una maggiore probabilità di alloggi inadeguati o di senzatetto tra persone queer. Questo significa esporle a una mancanza di protezione da condizioni meteorologiche estreme, comprese le ondate di caldo. Pone inoltre sfide nell’accesso a beni di prima necessità come acqua pulita, energia per il riscaldamento ed elettrodomestici essenziali come i frigoriferi.

Inoltre, la cattiva qualità delle abitazioni è collegata a gravi problemi di salute. Le persone che vivono in condizioni abitative inadeguate hanno spesso un accesso limitato ai servizi sanitari e sono più esposte a malattie e infortuni. Questo peggiora ulteriormente la loro vulnerabilità agli impatti della crisi climatica, che possono manifestarsi attraverso malattie legate all’aria inquinata, alla scarsità d’acqua e ad altre condizioni ambientali precarie.

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Eventi climatici e violenza anti-LGBTQIA+

Gli eventi climatici estremi non solo minacciano la sicurezza fisica delle persone LGBTQIA+, ma esacerbano anche la violenza e la discriminazione che questa comunità già sperimenta.

Anche nei paesi che hanno fatto progressi nei diritti LGBTQIA+, gli studi rivelano che la discriminazione gioca un ruolo cruciale in questa dinamica, creando barriere all’aiuto e alla protezione durante le emergenze climatiche.

Per esempio la mancanza di riconoscimento delle coppie dello stesso sesso come famiglie, da parte delle agenzie di aiuto, è un problema cruciale. Questa mancanza di riconoscimento può portare all’esclusione delle persone LGBTQIA+ da servizi essenziali come alloggi temporanei, assistenza medica e cibo, contribuendo a una situazione già difficile.

Allo stesso modo, alle persone trans viene spesso negato l’aiuto umanitario a causa della mancanza di documenti di identità corrispondenti al loro genere e nome scelto.

Inoltre nelle situazioni post-disastro, le persone LGBTQIA+ hanno maggiori probabilità di subire molestie e violenze, inclusa la violenza fisica. Durante le inondazioni del 2011 in Australia, il 43% delle persone che si identificavano come LGBTQIA+ ha affermato di temere per la propria sicurezza nelle strade, nei parchi e nei centri di evacuazione.

Spostamenti e migrazioni indotti dal clima

Gli impatti della crisi climatica, come disastri naturali o l’innalzamento del livello del mare, stanno causando sempre più frequenti sfollamenti e migrazioni in tutto il mondo. Durante le migrazioni forzate, le persone LGBTQIA+ affrontano discriminazioni e persecuzioni basate sul loro orientamento sessuale o sulla loro identità di genere. Queste persone sono spesso vittime di violenze fisiche, sessuali e verbali, sia durante il viaggio che nei luoghi di accoglienza temporanei. Questa situazione è aggravata quando attraversano le frontiere di Stati che criminalizzano le identità LGBTQIA+, esponendole ulteriormente a persecuzioni legali e violenze fisiche.

Questo ciclo di vulnerabilità e insicurezza è particolarmente pericoloso perché le persone LGBTQIA+ possono finire in situazioni in cui sono costrette a nascondere la propria identità per evitare discriminazioni o violenze, rendendo ancora più difficile l’accesso a supporti adeguati e protezione legale.

Come costruire un futuro equo e inclusivo: integrare le prospettive LGBTQIA+ nella transizione ecologica

La prima tappa cruciale è condurre ricerche approfondite per comprendere appieno gli impatti specifici della crisi climatica sulle persone LGBTQIA+. Questi dati personalizzati non solo identificano le sfide uniche affrontate da questa comunità ma guidano anche gli interventi e i sistemi di supporto su misura.

Non solo in politica, ma anche nell’attivismo è cruciale lasciare il microfono a chi si occupa di temi ambientali e legati alla comunità LGBTQIA+ specialmente quelli provenienti da comunità emarginate in paesi protagonisti con maggior frequenza di conflitti ambientali: queste voci possono sfidare il sistema eteronormativo e patriarcale, portare a una comprensione più profonda delle disuguaglianze interconnesse e a delle riforme per la protezione delle persone più vulnerabili e al loro riconoscimento dello status di persone rifugiate.

Alcune persone del mondo dell’attivismo da seguire con interesse sono Gabriel Klaasen (he/they, Sud Africa), Isaias Hernandez (he/him, Messico), Mitzi Jonelle Tan (she/they, Filippine), Natalia Villaran (she, Puerto Rico), Deseree Fontenot (she/her, they/them, USA).

Solo integrando le esperienze della comunità LGBTQIA+ nel discorso e nell’azione sulla crisi climatica, possiamo avanzare verso un futuro più equo e giusto. Una transizione ecologica che affronta congiuntamente le sfide della crisi climatica e della discriminazione non solo migliorerà la vita delle comunità LGBTQIA+ ma contribuirà anche a un mondo più inclusivo e sostenibile per tutti. Solo attraverso uno sforzo collettivo e strategie inclusive possiamo affrontare efficacemente la crisi climatica, garantendo al tempo stesso che nessuno venga lasciato indietro.

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