La Mediatrice UE bacchetta la Commissione sui progetti strategici per le materie critiche

Il caso aperto dopo la denuncia di ClientEarth che si è vista negare documenti relativi a progetti riconosciuti come " strategici" ai sensi della normativa sulle materie prime critiche (CRM - Critical Raw Materials Act).

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

Non si può vietare l’accesso ai documenti alla base delle decisioni della Commissione UE sui progetti strategici sulle materie prime critiche (quelli che ricadono nell’ambito del Critical Raw Materials Act). Lo ha stabilito la Mediatrice europea, Teresa Anjinho, in risposta al reclamo presentato dall’associazione ClientEarth che si è vista negare l’accesso agli atti.

Secondo Anjinho “il rifiuto della Commissione di concedere l’accesso del pubblico costituisce cattiva amministrazione” (che nel linguaggio giuridico europeo significa non conforme ai principi della better regulation”). E ha raccomandato all’esecutivo di riesaminare la sua posizione e concedere un ampio accesso ai documenti.

Il ricorso di ClientEarth

Partito dalla denuncia dell’associazione, il caso (1855/2025/MIG) è stato aperto dagli uffici della Mediatrice UE il 4 agosto 2025 (direttrice delle indagini Rosita Hickey).

Nel novembre 2024 ClientEarth ha chiesto alla Commissione l’accesso ai seguenti documenti:

 – un elenco di tutti i progetti che avevano presentato domanda per lo status di “progetto strategico”;

– gli orientamenti della Commissione per la valutazione delle domande presentate;

– i documenti presentati dalle società minerarie interessate.

La Commissione non è stata particolarmente loquace nella risposta a ClientEarth: dopo aver fornito copia dei propri orientamenti, ha rifiutato di concedere l’accesso agli altri documenti. La motivazione? Tutta commerciale. Motivazione che in una democrazia non può non lasciare interdetti: l’accesso non è stato riconosciuto per la “necessità di proteggere il proprio processo decisionale (allora) in corso e di tutelare gli interessi commerciali dei promotori del progetto interessati”.

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Le conclusioni dell’indagine

Il mancato accesso a documenti essenziali per qualificare i progetti come strategici non è buona cosa, dice la Mediatrice. Che ha ritenuto che, “a causa della loro stessa natura, fosse irragionevole per la Commissione applicare una presunzione generale di non divulgazione ai documenti relativi alla designazione dei progetti”.

Alle istituzioni europee è riconosciuta la possibilità di rifiutare l’accesso pubblico a un documento -accesso richiesto in base al regolamento (CE) n. 1049/2001 – ma solo a certe condizioni. Solo se, ricorda la Mediatrice, “esiste un rischio ragionevolmente prevedibile e non ipotetico che la sua divulgazione pregiudichi gli interessi commerciali di una persona fisica o giuridica”. Ma la necessità di tutelare gli interessi commerciali non può essere invocata “semplicemente perché le informazioni riguardano una società o i suoi rapporti commerciali. L’eccezione serve a proteggere le informazioni commercialmente sensibili

Ma l’analisi dei documenti condotta dalla squadra d’inchiesta della Mediatrice ha constatato che i documenti richiesti “non contengono informazioni sensibili in tutto il loro contenuto, anche perché gran parte di essi era già stata legalmente resa pubblica al momento in cui la Commissione ha formulato la sua posizione definitiva sulla richiesta di accesso del denunciante”.

Il che rende forse ancor più grave il diniego alla richiesta dell’associazione ambientalista, perché pregiudiziale e assolutamente non commisurato alla qualità dei documenti.

Ancora: secondo la squadra di Teresa Anjinho, i documenti richiesti e non concessi “contengono ampie informazioni ambientali, tra cui ‘informazioni relative alle emissioni nell’ambiente’ per le quali si ritiene esista un interesse pubblico prevalente alla divulgazione”.

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Le raccomandazioni della Mediatrice

La Mediatrice ha quindi concluso “che il rifiuto della Commissione di concedere l’accesso del pubblico costituiva cattiva amministrazione. Essa ha raccomandato alla Commissione di riesaminare la sua posizione al fine di concedere un ampio accesso ai documenti controversi”. Ora la Commissione UE ha tempo fino al 15 ottobre per trasmettere un relativo “parere circostanziato”.

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