Mozziconi di sigaretta, il rifiuto invisibile che pesa su ambiente ed economia circolare

I mozziconi di sigaretta sono tra i rifiuti più diffusi e sottovalutati al mondo, ma rappresentano una delle principali fonti di inquinamento da plastica e sostanze tossiche. I dati di Legambiente e ISDE ne raccontano l'impatto e sottolineano il contributo che può dare l’economia circolare per diminuirne la diffusione

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Redazione EconomiaCircolare.com

Sono lunghi pochi centimetri, pesano meno di un grammo e vengono spesso considerati un rifiuto “minore”: eppure i mozziconi di sigaretta rappresentano una delle forme di inquinamento più diffuse al mondo e continuano a comparire ai primi posti nelle campagne di monitoraggio ambientale, dalle città alle spiagge.

La loro diffusione è tale da renderli un indicatore della qualità degli spazi pubblici e, allo stesso tempo, una sfida sempre più rilevante per le politiche di economia circolare. Perché dietro un gesto che dura pochi secondi si nasconde un problema che coinvolge gestione dei rifiuti, inquinamento da microplastiche, salute degli ecosistemi e responsabilità dei produttori.

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fonte: Canva

Le più recenti analisi di Legambiente e ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente – confermano come i mozziconi siano tutt’altro che un rifiuto trascurabile, richiamando l’attenzione sulla necessità di rafforzare prevenzione, raccolta e recupero.

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I dati di Legambiente: i mozziconi restano tra i rifiuti più presenti sulle spiagge

L’ultima edizione dell’indagine Beach Litter di Legambiente conferma una tendenza ormai consolidata. Nei dodici anni di monitoraggio svolti tra il 2014 e il 2026 sono stati censiti oltre 50 mila mozziconi lungo 653 transetti di spiagge italiane, con una media di circa 77 cicche ogni 100 metri di arenile.

Numeri che collocano i mozziconi stabilmente tra i rifiuti più frequenti rinvenuti durante le attività di monitoraggio, secondi soltanto ai frammenti di plastica. Ancora più significativo è il fatto che rappresentino circa l’87% dei rifiuti riconducibili al fumo, comprendendo una quota nettamente superiore rispetto ad accendini, pacchetti e involucri.

Il dato fotografa un fenomeno che non riguarda esclusivamente le località balneari. Gli stessi comportamenti si ripetono quotidianamente nelle aree urbane, lungo le strade, nei parchi pubblici e nei pressi delle fermate del trasporto pubblico, dove il mozzicone continua a essere percepito, erroneamente, come un rifiuto di scarsa rilevanza.

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Perché un mozzicone non è un rifiuto biodegradabile

La convinzione che il filtro della sigaretta sia composto prevalentemente da cotone o carta continua a essere uno dei principali equivoci sul tema.

In realtà il filtro è costituito soprattutto da acetato di cellulosa, un polimero plastico che può permanere nell’ambiente per molti anni prima di degradarsi completamente. Durante questo processo si frammenta progressivamente, trasformandosi in microplastiche che possono raggiungere il suolo, i corsi d’acqua e infine gli ecosistemi marini.

A questo si aggiunge il rilascio di numerose sostanze chimiche assorbite durante la combustione della sigaretta: nicotina, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici e altri composti tossici che possono contaminare acqua e sedimenti.

È proprio questa doppia natura – plastica e contaminante chimico – a rendere il mozzicone un rifiuto particolarmente critico sotto il profilo ambientale.

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L’allarme di ISDE: una fonte di microplastiche ancora sottovalutata

Anche ISDE Italia richiama da tempo l’attenzione sugli effetti dei mozziconi dispersi nell’ambiente.

Secondo l’associazione dei medici per l’ambiente, i filtri di sigaretta rappresentano una delle principali fonti di microplastiche presenti negli ecosistemi e contribuiscono alla diffusione di sostanze tossiche in grado di alterare gli habitat terrestri e acquatici.

L’organizzazione sottolinea inoltre come studi scientifici abbiano rilevato microplastiche persino nel tabacco contenuto nelle sigarette, evidenziando quanto il problema riguardi l’intero ciclo di vita del prodotto e non soltanto la fase finale del suo smaltimento.

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fonte: Canva

Per ISDE è necessario intervenire contemporaneamente su prevenzione, educazione ambientale, raccolta dedicata e controlli, evitando che il costo dell’abbandono ricada esclusivamente sulle amministrazioni locali.

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Dai cittadini ai produttori: cambia il paradigma europeo

Negli ultimi anni anche la normativa europea ha iniziato a considerare i mozziconi come un tema strategico.

La direttiva SUP (Single Use Plastics), recepita in Italia con il decreto legislativo 196/2021, include infatti i filtri delle sigarette tra i prodotti in plastica monouso soggetti al principio della responsabilità estesa del produttore (Extended Producer Responsibility – EPR).

Il principio è destinato a modificare progressivamente l’approccio alla gestione di questi rifiuti. I produttori devono contribuire ai costi della raccolta, del trasporto, del trattamento dei mozziconi dispersi e delle campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini.

Non si tratta soltanto di una misura economica. L’obiettivo è incentivare una progettazione più sostenibile dei prodotti, promuovere sistemi di raccolta dedicati e ridurre il peso che oggi grava quasi esclusivamente sui Comuni e sui gestori del servizio pubblico.

L’economia circolare parte dalla raccolta

La gestione dei mozziconi rappresenta anche una delle nuove frontiere dell’economia circolare.

Negli ultimi anni sono nate diverse esperienze di raccolta selettiva che prevedono l’installazione di contenitori dedicati presso aziende, università, aeroporti, stabilimenti balneari e amministrazioni comunali. Una volta raccolti, i filtri possono essere sottoposti a processi di trattamento che consentono di recuperare parte della componente plastica per nuovi impieghi industriali.

Il recupero dei materiali, tuttavia, rappresenta soltanto l’ultimo anello della filiera.

Perché il riciclo possa diventare realmente efficace è indispensabile aumentare la raccolta differenziata di questa tipologia di rifiuto. Un mozzicone disperso nell’ambiente non solo continua a rilasciare sostanze inquinanti, ma diventa anche una materia prima definitivamente perduta.

Quanto costa un mozzicone abbandonato

L’impatto economico dei mozziconi viene spesso sottovalutato.

Ogni anno Comuni e gestori dei servizi di igiene urbana sostengono costi significativi per la pulizia di strade, piazze, spiagge e aree verdi. A questi si aggiungono gli interventi di manutenzione dei sistemi di drenaggio, dove i mozziconi possono accumularsi insieme ad altri rifiuti di piccole dimensioni.

Si tratta di costi indiretti che, in assenza di adeguati sistemi di prevenzione, finiscono per gravare sull’intera collettività. Proprio per questo la responsabilità estesa del produttore viene considerata uno degli strumenti più promettenti per redistribuire gli oneri lungo tutta la filiera.

Una sfida culturale prima ancora che tecnologica

Le tecnologie di recupero stanno evolvendo e le norme europee delineano un quadro sempre più orientato alla responsabilizzazione dei produttori. Ma la vera sfida resta culturale.

Il mozzicone continua a essere uno dei pochi rifiuti che molti cittadini non percepiscono come tale. Modificare questa abitudine significa ridurre una fonte importante di inquinamento da plastica, diminuire i costi della pulizia urbana e rendere più efficaci le filiere del recupero.

Le evidenze raccolte da Legambiente e ISDE indicano una direzione precisa: il problema non può essere affrontato soltanto con campagne di pulizia periodiche. Servono prevenzione, infrastrutture per la raccolta, controlli, educazione ambientale e una piena applicazione della responsabilità estesa del produttore.

Solo mettendo insieme questi strumenti sarà possibile trasformare uno dei rifiuti più dispersi al mondo in una filiera capace di ridurre l’impatto ambientale e generare valore attraverso i principi dell’economia circolare.

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