Palloncini, lanterne e avanzi di cibo: come evitare che l’estate diventi la stagione dei rifiuti

Con le sue feste all’aperto, i matrimoni in spiaggia, i falò con gli amici e le sagre di paese, l'estate è la stagione in cui si producono più rifiuti. Dire addio ad alcune abitudini dannose non significa rinunciare alla magia di una festa. Le alternative sostenibili non solo esistono, ma sono spesso più creative e suggestive

Valeria Morelli
Valeria Morelli
Content Manager e storyteller 2.0. Fa parte del network di Eco Connection Media. Si occupa di strategie di comunicazione web, gestione social, consulenza 2.0 e redazione news e testi SEO. Per Green Factor, all’interno dell’ufficio stampa, si occupa delle relazioni istituzionali.

L’estate è la stagione regina dei party e della voglia di convivialità, ma, troppo spesso, in vacanza si spegne anche il livello di attenzione verso l’ambiente quando, invece, il nostro impegno non dovrebbe mai calare. 

Prendiamo, ad esempio, alcuni simboli di festa, di gioia, a volte persino di commemorazione. Quelli che vengono liberati in cielo per celebrare un momento speciale, affidando loro un desiderio o un ricordo, senza pensare a che tutto ciò che sale, prima o poi,… torna giù. Quando poi a scendere dal cielo sono palloncini colorati, lanterne luminose e altri oggetti effimeri, il simbolo di una festa, in alcuni contesti, si può trasformare in una seria minaccia per l’ambiente e per i suoi abitanti. 

L’estate, con le sue feste all’aperto, matrimoni in spiaggia, falò con gli amici e sagre di paese, è la stagione in cui questo fenomeno raggiunge il suo apice. Dietro l’apparente innocenza di un palloncino che vola o di una lanterna che si innalza nel buio, si nasconde, però, il potenziale di un impatto ambientale devastante, un’eredità di plastica e rifiuti che inquina mari, soffoca animali e, in alcuni casi, provoca anche incendi. È ora di aprire gli occhi su questi “oggetti inutili e pericolosi”, come definiti da alcune associazioni ambientaliste, e di chiederci se la gioia di un attimo possa mai valere un danno i cui effetti si protrarranno per sempre.

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Palloncini: una trappola colorata per tartarughe e uccelli marini

Un frammento di lattice colorato che galleggia in mare può sembrare innocuo, ma per una tartaruga marina o un uccello è una trappola mortale: scambiati per meduse o calamari, i resti dei palloncini vengono ingeriti, causando blocchi intestinali ed una morte lenta e dolorosa. Plastic Free onlus denuncia che i pezzi di palloncino costituiscono l’80% dei rifiuti trovati nello stomaco delle tartarughe marine analizzate.

residui palloncini estate
foto di Valeria Morelli

Non a caso, – ricorda Mare Vivo – l’associazione Ocean Conservancy li classifica al terzo posto tra i rifiuti più pericolosi per foche, tartarughe e uccelli marini, subito dopo reti da pesca e sacchetti di plastica. Anche la dicitura “biodegradabile” rischia di essere fuorviante: un palloncino in lattice può impiegare mesi, se non anni, per decomporsi in ambiente marino e questo lasso di tempo è più che sufficiente per uccidere. A questo si aggiungono i nastri e i fili che diventano strumenti di intrappolamento per delfini, uccelli e altri animali. Consapevoli di questo disastro, associazioni ambientaliste hanno lanciato campagne di sensibilizzazione e petizioni, chiedendo una legge nazionale che vieti il rilascio di palloncini e spingendo i comuni ad agire. Ad oggi, oltre 70 amministrazioni in Italia (dato 2023) hanno risposto all’appello, emanando ordinanze di divieto. Un segnale importante che dimostra una crescente consapevolezza del problema.

Gavettoni: una battaglia d’acqua che lascia detriti di plastica. Le alternative

Un classico intramontabile dei giochi estivi, la battaglia dei gavettoni, è sinonimo di risate e refrigerio nelle giornate più calde. Tuttavia, questo divertimento ha un pesante lato oscuro: una volta scoppiati, i palloncini si trasformano in innumerevoli frammenti di lattice o plastica che vengono abbandonati su prati, spiagge e strade. Questi residui, difficilissimi da recuperare completamente, diventano un pericolo per gli animali selvatici che possono ingerirli e si trasformano in microplastiche che inquinano il suolo e le acque. L’impatto ambientale è identico a quello dei palloncini liberati in cielo: un divertimento di pochi istanti lascia una scia di inquinamento duratura.

Fortunatamente, rinfrescarsi con giochi d’acqua non significa dover rinunciare al rispetto per l’ambiente: esistono numerose alternative creative. Si possono rispolverare vecchie pistole ad acqua o fucili a pompa, riutilizzabili all’infinito. Anche semplici secchielli o spugne imbevute d’acqua possono diventare protagonisti di divertentissime battaglie e giochi a squadre, come il “volo di spugna”. Per chi non vuole rinunciare a giocare con i gavettoni, oggi – audite audite – sono disponibili in commercio gavettoni riutilizzabili in silicone: si tratta di piccole sfere che si riempiono d’acqua, si chiudono magneticamente e si aprono all’impatto, pronte per essere raccolte e riutilizzate senza produrre alcun rifiuto.

Lanterne cinesi: un rischio d’incendio che vola via

Romantiche, suggestive, quasi magiche: le lanterne volanti, o “lanterne cinesi”, sono diventate un must di molte celebrazioni estive. Quella piccola fiamma che le fa librare in aria è una scintilla di pericolo incontrollato. Una volta lanciate, diventano proiettili incendiari senza meta, spinti dal vento verso boschi secchi, tetti di case o depositi infiammabili. In Italia non esiste una legge nazionale che le vieti espressamente, ma – sottolineano alcuni esperti – il loro utilizzo, se non si segue un iter specifico, è, di fatto, proibito perché rientrano nelle “accensioni pericolose” normate dall’articolo 57 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS).

Per lanciarle servirebbe una licenza della Questura, un permesso quasi mai concesso, soprattutto d’estate. Diversi comuni in ogni caso hanno emesso ordinanze di divieto specifiche per prevenire il rischio incendi, altissimo durante la stagione calda. Oltre al pericolo di roghi, c’è l’impatto del rifiuto: la struttura metallica e la carta cerata che compongono la lanterna ricadono al suolo o in mare, aggiungendosi all’inquinamento e rappresentando un ulteriore pericolo per gli animali che possono ingerirle o rimanervi impigliati.

Non solo plastica: perché nutrire i pesci è un’abitudine da abbandonare

È un gesto che a molti sembra innocuo, quasi un atto d’amore verso la natura: lanciare briciole di pane, pezzi di frutta o avanzi del pranzo ai pesci dal molo, dalla spiaggia o dalla barca. In realtà, questa pratica è estremamente dannosa per l’equilibrio dell’ecosistema marino. Gli alimenti processati per il consumo umano non sono adatti all’apparato digerente della fauna selvatica, e possono causare gravi problemi di salute e persino la morte. Inoltre, fornire cibo agli animali selvatici ne altera il comportamento naturale: perdono la loro capacità di procacciarsi il cibo autonomamente, diventano dipendenti dall’uomo e possono sviluppare comportamenti aggressivi per ottenere altro cibo.

Questo li espone anche a maggiori rischi, come ferite causate dalle eliche delle barche dalle quali si aspettano di ricevere altro cibo. Il danno, però, non si ferma qui: l’accumulo sul fondale di materia organica non autoctona, come il pane, può alterare la chimica dell’acqua, favorire la proliferazione di batteri e alghe nocive e danneggiare gli habitat naturali di specie stanziali come coralli e spugne. Aree marine protette e parchi nazionali vietano esplicitamente questa pratica per proteggere la biodiversità locale.

Creme solari, glitter e giocattoli low-cost: i nemici invisibili delle nostre spiagge

L’inquinamento estivo non è fatto solo di oggetti visibili: esistono nemici più subdoli e invisibili che ogni giorno riversiamo in mare. Tra i principali accusati ci sono le creme solari con filtri chimici come l’ossibenzone (oxybenzone) e l’ottinoxato (octinoxate). Una volta in acqua, queste sostanze causano gravi effetti negativi all’ecosistema marino. Anche in concentrazioni molto basse si sono dimostrate letali per le barriere coralline, causando lo sbiancamento (bleaching) dei coralli e il danneggiamento del loro DNA. 

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Infographic: Sunscreen Chemicals and Marine Life

Un altro micro-killer è il glitter, sempre più usato in feste e cosmetici estivi. Quei minuscoli frammenti brillanti non sono altro che microplastiche che finiscono direttamente negli scarichi e, da lì, in fiumi e mari, dove vengono ingeriti dalla fauna marina, entrando nella catena alimentare. A questi si aggiungono gli oggetti tipici delle vacanze low-cost: secchielli, palette e retini di plastica scadente. Spesso acquistati per pochi euro, si rompono facilmente e vengono abbandonati sulla sabbia a fine giornata dall’incivile di turno, trasformandosi in rifiuti che impiegheranno secoli a degradarsi, frammentandosi in microplastiche sempre più piccole.

L’invasione estiva del monouso prosegue

L’estate è la stagione regina della plastica monouso. Aperitivi in spiaggia, picnic al parco, sagre di paese: occasioni nelle quali la comodità dell’usa e getta prende spesso il sopravvento sulla sostenibilità. Bicchieri, posate, cannucce, bottigliette, contenitori per il cibo da asporto diventano i protagonisti indiscussi delle tavole di molti e, troppo spesso, dei nostri mari. Secondo uno studio pubblicato su Nature Sustainability e riportato da Focus, quasi la metà dei rifiuti umani che inquinano gli oceani è costituita proprio da oggetti legati al cibo da asporto. Come evidenziato dal Parlamento Europeo, questi rifiuti, insieme agli attrezzi da pesca persi in mare, rappresentano il 70% dei rifiuti marini totali

L’Italia, purtroppo, detiene un triste primato, risultando tra i maggiori produttori di rifiuti galleggianti in Europa, insieme a Turchia e Regno Unito. La direttiva europea sulla plastica monouso (SUP) ha segnato un passo importante, vietando alcuni degli oggetti più problematici, ma la strada è ancora lunga. 

La vera rivoluzione deve partire dalle nostre abitudini quotidiane, scegliendo alternative riutilizzabili e supportando le attività commerciali che promuovono soluzioni a zero rifiuti.

Festeggiare senza inquinare: le alternative esistono e sono bellissime

Dire addio a palloncini, lanterne e altre abitudini dannose non significa rinunciare alla magia di una festa. Le alternative sostenibili non solo esistono, ma sono spesso più creative, personali e suggestive. Per i più piccoli (e non solo), si può optare per le bolle di sapone (magari fatte in casa) che regalano un’atmosfera incantata senza lasciare traccia. Le girandole colorate, gli aquiloni o le bandierine di stoffa o carta possono decorare gli spazi in modo allegro e riutilizzabile. Per celebrare un momento importante, perché non piantare un albero (o ricordarsi di farlo quando arriva la stagione giusta), per lasciare un’eredità positiva e duratura per il Pianeta? O ancora, si possono creare centrotavola con fiori di carta, utilizzare luminarie riutilizzabili per creare atmosfera o dipingere pietre con messaggi e desideri. Plastic Free Onlus suggerisce anche l’adozione (virtuale) di una tartaruga marina come regalo simbolico e concreto. 

Tutto ciò è fattibile con pochi e semplici gesti. Si tratta di cambiare prospettiva: passare da una celebrazione effimera ed inquinante ad un festeggiamento in armonia con l’ambiente, un atto di gioia che non lasci dietro di sé un’impronta di tristezza per il nostro Pianeta.

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