“Diffidate dalle etichette vaghe: contro il greenwashing servono dati verificabili”. Intervista a Pietro Agrello

In una video-intervista il dirigente del Ministero dell'Ambiente illustra le novità del prossimo Piano d'Azione Nazionale per il consumo sostenibile, il ruolo dei CAM e la rivoluzione del passaporto digitale di prodotto

Silvia Santucci
Silvia Santucci
Giornalista pubblicista, dal 2011 ha collaborato con diverse testate online della città dell'Aquila, seguendone le vicende post-sisma. Ha frequentato il Corso EuroMediteraneo di Gioralismo ambientale "Laura Conti". Ha lavorato come ufficio stampa e social media manager di diversi progetti, tra cui il progetto "Foresta Modello" dell'International Model Forest Network. Nel 2019 le viene assegnata una menzione speciale dalla giuria del premio giornalistico "Guido Polidoro". Dal 2021 lavora all'interno della squadra di EconomiaCircolare.com come redattrice. Da gennaio 2025 è socia della cooperativa Editrice Circolare

Di fronte a uno scaffale, tra loghi verdi e claim ecologici, la domanda sorge spontanea: come fa un consumatore a orientarsi davvero verso prodotti a ridotto impatto ambientale?

“Il primo consiglio è diffidare delle dichiarazioni eccessivamente vaghe e generiche”, risponde Pietro Agrello, dirigente della divisione seconda della Direzione Generale Sostenibilità dei prodotti e dei consumi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Ogni etichetta o marchio dovrebbe sempre offrire un modo agevole, chiaro e immediato per verificare i dati scientifici che giustificano quella promessa verde.

Ed è proprio per fare ordine in questo scenario complesso che il Ministero sta stringendo i tempi per l’adozione – prevista tramite decreto entro la fine dell’anno – del nuovo Piano d’Azione Nazionale per la Produzione e il Consumo Sostenibile (PAN CPS).

Si tratta di un documento strategico che, come spiega il dirigente ai nostri microfoni, “mette a sistema diversi strumenti e leve strategiche volti a promuovere la sostenibilità della produzione e del consumo”.

Nella video-intervista — realizzata nell’ambito dell’evento PNRR “Systemic Design e Made in Italy. Le nuove rotte internazionali della progettazione, tra heritage e innovazione” organizzato da ISIA Roma Design — Agrello spiega come si muove la normativa per agevolare l’offerta delle imprese e la domanda dei cittadini.

Economia comportamentale per cambiare la domanda

Secondo Agrello la peculiarità del nuovo Piano d’Azione Nazionale risiede nella sua capacità di mettere a sistema leve molto diverse tra loro per agire simultaneamente su più fronti: certificazioni ambientali, Criteri Ambientali Minimi, ecodesign e simbiosi industriale. Il Piano, tuttavia, non si limita a dettare regole per le aziende, ma introduce strumenti propri dell’economia comportamentale per orientare gli stili di vita e le scelte d’acquisto quotidiane dei cittadini.

Per evitare il rischio di una cornice puramente teorica, il testo include misure attuative e schede d’azione con target concreti e misurabili, legati a tempistiche precise. 

“Prevediamo di adottare il Piano entro la fine dell’anno“, annuncia Agrello. “Sarà adottato, in particolare, attraverso un decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di concerto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste”.

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I CAM come leva di politica industriale

Sul fronte della produzione, uno dei motori più potenti per la transizione ecologica rimane quello degli acquisti pubblici verdi, regolati dai Criteri Ambientali Minimi (CAM). Si tratta dei requisiti tecnici che i beni e i servizi acquistati dalla Pubblica Amministrazione devono obbligatoriamente rispettare. “Ad oggi abbiamo definito i CAM in 22 settori molto diversi tra loro, dall’edilizia alle infrastrutture stradali, fino ai prodotti tessili e ai servizi di pulizia”, spiega Agrello.

Se l’obiettivo primario è incrementare la domanda pubblica di prodotti a minor impatto e circolari, l’effetto indiretto è una profonda trasformazione del tessuto produttivo: per vincere gli appalti pubblici, le imprese sono spinte a innovare i propri processi, rivedere le catene di fornitura e riorganizzarsi, trasformando i CAM in una vera e propria leva di politica industriale italiana.

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