Perché la borraccia di alluminio è il simbolo dell’economia circolare

Riciclabili al 100%, riutilizzabili all’infinito e già supportati da infrastrutture efficienti: i contenitori di alluminio si affermano come uno degli imballaggi più sostenibili. Dalle bevande ai prodotti per la casa, nuove soluzioni di packaging mostrano come l'alluminio possa ridurre rifiuti, emissioni e sprechi di risorse

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Redazione EconomiaCircolare.com

Chiunque di noi è quotidianamente a contatto con l’alluminio, specie da quando la sua diffusione si è ulteriormente intensificata attraverso le borracce per l’acqua – che in realtà sono realizzate anche in acciaio (spesso inox) , vetro borosilicato o plastiche durevoli come il tritan o il polipropilene. Più in generale le lattine e i contenitori di alluminio, al netto dell’impronta ambientale, hanno una caratteristica particolare: sono già adesso degli ottimi esempi di economia circolare.

E ci danno una lezione fondamentale: a volte le soluzioni di economia circolare esistono già, basta ampliarle e applicare ad esse un’economia di scala. È la tesi portata avanti dal sito specializzato Corporate Knights, che dal 2002 si occupa di economia sostenibile e che, come si legge sul proprio sito, “si impegna a far progredire un sistema economico in cui sia le persone che il pianeta possano prosperare“.   

Nell’economia circolare, fa notare un recente articolo di Corporate Knights, non basta che un imballaggio sia teoricamente riciclabile: deve essere effettivamente raccolto, riciclato e reimmesso nel sistema senza perdita di qualità. In questo senso i contenitori di alluminio rappresentano uno dei casi di maggior successo a livello globale.

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L’alluminio, viene ricordato, può essere riciclato all’infinito senza degradarsi e, rispetto alla produzione da materia prima vergine, il riciclo consente di risparmiare fino al 95% dell’energia. Inoltre una lattina usata può tornare sul mercato sotto forma di nuova lattina in poche settimane, rendendo il ciclo rapido ed efficiente.

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Dal beverage ai prodotti per la casa

Oggi la lattina non è più solo sinonimo di bibite. Startup e aziende del packaging stanno adattando questo formato a nuovi utilizzi, come shampoo, detergenti e prodotti per la cura della persona. L’idea è semplice: sfruttare un contenitore già riconosciuto dalle consumatrici e dai  consumatori e già inserito nei sistemi di raccolta, evitando di introdurre nuovi materiali difficili da riciclare.

Alcune soluzioni prevedono lattine inserite in dispenser riutilizzabili: una volta terminato il prodotto, il contenitore viene riciclato come una normale lattina, mentre il dispenser resta in uso. Un approccio che riduce la plastica monouso e non richiede grandi cambiamenti nelle abitudini delle consumatrici e dei consumatori. Va detto però, che non rinuncia alla “vecchia logica” dell’usa e getta, da cui pure materiali “virtuosi” come l’alluminio non devono essere considerati esenti: il riciclo hai suoi impatti e non a caso nella gerarchia europea dei rifiuti si piazza in classifica dopo prevenzione e riuso. 

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Infrastrutture e sistemi di raccolta: la chiave del successo

Il successo dell’alluminio è legato, lo dicevamo all’inizio, anche all’esistenza di infrastrutture consolidate. I sistemi di deposito cauzionale (deposit return system, DRS in sigla) hanno dimostrato di aumentare in misura importante i tassi di raccolta, portandoli in alcuni Paesi oltre l’85–90%.

Sempre più analisi, nazionali e internazionali, hanno dimostrato come questi sistemi garantiscono flussi di materiale puliti e di alta qualità, fondamentali per un vero riciclo “lattina a lattina” (il cosiddetto closed loop), invece del downcycling verso prodotti di minor valore. Tuttavia in Italia, come abbiamo raccontato più volte, il deposito su cauzione già adottato da 18 dei 27 Stati membri dell’UE ancora non trova spazio nonostante qualche segnale di iniziativa legislativa sia arrivato recentemente dal Parlamento. 

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Normative europee e futuro del packaging

Le nuove politiche europee sugli imballaggi spingono non solo verso materiali riciclabili ma soprattutto verso un contenuto riciclato obbligatorio e, più in generale, la riduzione dei rifiuti. Obiettivi che saranno ulteriormente disciplinati dal Circular Economy Act, cioè la legge quadro sull’economia circolare, attesa per la fine del 2026. In questo contesto l’alluminio parte avvantaggiato: è già conforme a molti requisiti normativi e supportato da filiere industriali mature.

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La sfida futura, dunque, non è inventare nuovi materiali ma utilizzare meglio quelli che già funzionano e fare in modo che si possano usare (e riusare) a lungo. La lattina e la borraccia di alluminio, da semplici contenitori per bevande, potrebbero diventare simboli più concreti della transizione verso un’economia davvero circolare.

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