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giovedì, Febbraio 22, 2024

Le tante vite dell’alluminio

Come si ricicla? Quali vantaggi ha il riciclo? Quali prodotti si realizzano con l’alluminio riciclato? EconomiaCircolare.com torna su uno dei materiali più impiegati e versatili

Valeria Morelli
Valeria Morelli
Content Manager e storyteller 2.0. Fa parte del network di Eco Connection Media. Si occupa di strategie di comunicazione web, gestione social, consulenza 2.0 e redazione news e testi SEO. Per Green Factor, all’interno dell’ufficio stampa, si occupa delle relazioni istituzionali.

Oggi tanti degli oggetti realizzati in alluminio sono figli dell’economia circolare: sono infatti prodotti attraverso l’impiego di materiale proveniente dal riciclo, una grande risorsa per l’ambiente, l’economia e l’industria italiana e mondiale. Il fatto che l’alluminio sia un materiale protagonista di un’economia che fonda le proprie radici nella sostenibilità e nel basso impatto ambientale dipende dalle caratteristiche della sua materia prima seconda che sono equivalenti al metallo primario ottenuto dal minerale, in altre parole anche dopo numerosi cicli di vita questo non perde le sue proprietà originarie.

In Italia, come già abbiamo evidenziato nell’articolo  “L’economia circolare dell’alluminio: un materiale permanente e riciclabile al 100%”, oggi tutto l’alluminio prodotto proviene dal riciclo il che ha consentito non solo di sopperire alla mancanza di materia prima, storicamente tipica del nostro Paese, e di contenere i costi (economici e ambientali) della sua importazione, ma come sottolineato dal Cial (Consorzio Nazionale Imballaggi alluminio) ha anche permesso di evitare emissioni di gas serra pari a 371 mila tonnellate di CO2 e risparmiare energia per oltre 159 mila tonnellate equivalenti di petrolio.

Il processo di riciclaggio dell’alluminio ha in particolare raggiunto, a livello mondiale, ottimi risultati per quanto riguarda il recupero delle lattine che ha fatto registrare performance da guinness dei primati circolari. Secondo lo studio “Aluminium Beverage Can Study” realizzato dall’Eunomia Research and Consulting e commissionato  dall’International Aluminium Institute (IAI): oggi più del 70% del materiale utilizzato nelle lattine di alluminio viene riciclato in nuovi prodotti, quasi il doppio di quello del vetro (34%) e della plastica (40%). Lo studio, frutto del confronto dei dati sul riciclaggio dei contenitori per bevande in alluminio, vetro e plastica (PET) in cinque regioni – Brasile, Cina, Europa, Giappone e Stati Uniti-, ha sottolineato come rispetto alle lattine di alluminio, molte più bottiglie di vetro e plastica finiscano nelle discariche perché non vengono raccolte. Inoltre, le perdite nel sistema di riciclaggio sono tre volte superiori per le bottiglie in PET e vetro rispetto alle lattine in alluminio.

Quando parliamo del recupero di questa importante risorsa non ci riferiamo però solo a questi contenitori, tanti sono infatti gli imballaggi (e non solo) che possono essere conferiti nell’apposita raccolta differenziata, dalla quale prende il via tutto il processo che darà origine alla materia prima seconda che verrà utilizzata per creare nuovi beni, ma come farla in modo corretto?

Leggi anche: Conai: “L’anno scorso l’Italia ha avviato a riciclo il 73,3% degli imballaggi”

La raccolta differenziata dell’alluminio

Prima cosa da tener presente è che nella raccolta differenziata dell’alluminio, come riportato nel sito del Cial, oltre alle famigerate lattine per bevande vanno inseriti anche: vaschette e scatolette per il cibo (comprese quelle del cibo per animali), bombolette spray, tubetti, ma anche il noto foglio sottile che avvolge gli alimenti, tappi, capsule e chiusure varie. Tutti questi oggetti sono riciclabili al 100% e all’infinito. Se però si ha qualche dubbio, per essere sicuri che un imballaggio possa essere conferito nella raccolta dell’alluminio basterà fare affidamento ai simboli riportati sulla confezione che dovrà avere la dicitura ALU 41, obbligatoria e che fa riferimento alla Direttiva 97/129/CE, alla quale si può accompagnare su base volontaria – anche se è prassi ormai consolidata nel settore – il simbolo ALU. Non vanno raccolti insieme all’alluminio i contenitori etichettati “T” e “F”, che ricadono nella categoria “pericolosi” in quanto contenenti prodotti chimici quali colle, diserbanti, battericidi, solventi, acidi.

Ai fini del riciclo non è necessario sciacquare o lavare i contenitori di alluminio, sarà sufficiente rimuovere bene i residui di cibo o del prodotto in esso contenuto, ma dove gettare questi imballaggi?

In Italia l’alluminio non si raccoglie quasi mai da solo ma sempre con la plastica e/o con il vetro come spiega il Cial nelle 5 regole per la raccolta dell’alluminio: è quindi fondamentale fare riferimento alle disposizioni di ciascun Comune per procedere ad un corretto conferimento.

Una volta “recuperato” il materiale questo verrà avviato al riciclaggio.

Leggi anche: Decarbonizzazione e materie prime: riciclare può annullare la dipendenza dalla Russia?

Il procedimento di riciclaggio

Il procedimento ha inizio con l’arrivo degli imballaggi e degli altri oggetti di alluminio all’impianto di separazione e primo trattamento. Qui il nostro prezioso materiale verrà separato dagli altri metalli o da altri diversi materiali come vetro e plastica.  A questo punto l’alluminio sarà pressato in balle e trasferito in fonderia dove, in una prima fase, verrà pretrattato a circa 500° per eliminare eventuali altre sostanze estranee – come, ad esempio, residui di vernici – e poi fuso ad una temperatura di 800 gradi fino ad avere alluminio liquido che sarà poi trasformato in lingotti utilizzati per realizzare nuovi prodotti.

Quello dell’alluminio è quindi un circolo virtuoso che può tendenzialmente protrarsi all’infinito non perdendo il materiale le sue proprietà nonostante i tanti e diversi usi che se ne possono fare.

Ma come viene impiegato il materiale recuperato?

La nuova vita dell’alluminio riciclato

Il 74% dell’alluminio riciclato (dati Cial) viene impiegato nell’industria dei trasporti: da quella automobilistica a quella navale e aerea passando per il trasporto su rotaie. Pensate che oggi sono sempre più numerose le case automobilistiche che adottano l’alluminio riciclato per realizzare componentistica dei veicoli con l’obiettivo di traghettare anche il settore automotive verso una maggiore sostenibilità ambientale. L’alluminio secondario viene quindi impiegato per produrre i telai delle auto ma anche cerchioni ed elementi del motore e del sistema idraulico.

Il 13% del materiale riciclato viene invece impiegato nell’industria come, ad esempio, in quella meccanica per la produzione di macchinari, accessori per costruzioni, impianti di riscaldamento oppure nell’industria elettrica per realizzare batterie, corde isolati, generatori elettrici e tanto altro.

Il restante 13% è invece suddiviso nell’impiego nel settore edile per un 6% (industria del cemento, ceramica, mattoni e tegole, segnaletica etc) e per un 7% in tante altre applicazioni che vi stupiranno.

Ad esempio, sapevate che anche i monopattini possono essere costruiti partendo dall’alluminio riciclato? Bastano 130 lattine di alluminio per realizzarne un modello (Conai). Mentre sono servite 300.000 capsule usate di caffè per produrre 1000 biciclette da città in edizione limitata opera dell’azienda svedese Vélosophy, un progetto in collaborazione con Nespresso.

E se vi dicessimo che anche i nostri inseparabili smartphone contengono alluminio riciclato? È il caso del noto iPhone per il quale la Apple lo utilizza da tempo. Pensate che il primo prodotto dell’azienda di Cupertino che aveva la scocca in alluminio riciclato è stato il MacBook Pro 16, lanciato nel 2018.

Partendo sempre dall’alluminio riciclato vengono creati nuovi giocattoli, attrezzature per sport subacquei, fino a scii e ombrelloni, tutto questo a riprova dell’immensa ricchezza rappresentata dal materiale già in circolazione.

© Riproduzione riservata

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