La battaglia contro i falsi miti che circondano il fotovoltaico e le rinnovabili è tutt’altro che vinta. Anzi, in un contesto geopolitico ed energetico sempre più complesso, diventa cruciale armarsi di dati e analisi rigorose per contrastare una narrazione distorta che rischia di rallentare la transizione ecologica. Un quadro di luci e ombre è emerso con chiarezza durante l’evento “Good news, bad news, fake news” organizzato da Italy for Climate al Key-The Energy Transition Expo di Rimini nel marzo 2026. Da un lato, le buone notizie: il 2025 ha visto le fonti rinnovabili coprire circa il 48% della produzione elettrica nazionale, con il fotovoltaico protagonista di una performance da record, capace di generare quasi 9 TWh di elettricità in più in soli dodici mesi.
Dall’altro, però, le cattive notizie: la corsa all’installazione di nuova potenza ha subito una battuta d’arresto, con 7,2 GW di nuovi impianti contro i 7,5 dell’anno precedente. Un rallentamento preoccupante, che ci allontana dal passo necessario per raggiungere gli obiettivi del PNIEC. Per centrare il target al 2030, infatti, dovremmo installare nei prossimi 5 anni ben 55 GW di nuove rinnovabili, più del doppio di quanto fatto negli ultimi cinque. Ma cosa frena questa corsa? Non solo le lentezze burocratiche o l’incertezza dei sistemi di incentivazione, ma anche e soprattutto un’informazione poco accurata che alimenta pregiudizi e opposizioni locali.

Cosa dicono i dati
Il grande falso mito da smontare, oggi più attuale che mai, è quello che vede le rinnovabili come causa del caro bollette. I dati, come sottolineato durante l’evento, dicono esattamente il contrario. Le recenti crisi internazionali, dalla guerra in Ucraina a quella in Iran, hanno dimostrato come la nostra dipendenza dai combustibili fossili sia la vera causa della volatilità dei prezzi.
Al contrario, eolico e fotovoltaico si confermano la leva strategica per ridurre i costi e la dipendenza energetica. Secondo la IEA, nel 2024 il loro costo medio si attestava tra i 50 e i 75 dollari per MWh, contro gli oltre 200 dollari di gas e carbone. Come ha evidenziato Chiara Montanini, Senior Analyst di Italy for Climate, anche la percezione delle rinnovabili come “minaccia per il paesaggio” è un pregiudizio diffuso che va affrontato con dati scientifici e processi di coinvolgimento attivo dei territori. La transizione, come ogni grande cambiamento tecnologico, porterà a un nuovo paesaggio energetico, la cui pianificazione responsabile è la vera sfida.
La strada, come ha ricordato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, è tracciata: accelerare su PPA, aste, Comunità Energetiche e, soprattutto, investire in reti e accumuli. Un percorso che, come ribadito da Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA, non si può basare su slogan, ma richiede trasparenza, dati verificabili e una comunicazione chiara per costruire un consenso informato. La lotta alle fake news è una condizione necessaria per liberare il potenziale del sole e accelerare verso un futuro energetico davvero sostenibile.
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