giovedì 26 Marzo 2026

La nuova regolamentazione UE e l’appello della società civile

Scadono oggi i termini per la consultazione sulla “nuova regolamentazione” voluta dalla Commissione, tesa a inseguire le instabilità geopolitiche. Per la Commissione il coinvolgimento degli stakeholders deve avvenire “una tantum”. In una lettera la protesta della rete europea Democracy for Transition Coalition

Andrea Turco
Andrea Turco
Giornalista glocal, ha collaborato per anni con diverse testate giornalistiche siciliane per poi specializzarsi su ambiente, energia ed economia circolare. Redattore di EconomiaCircolare.com. Per l'associazione A Sud cura l'Osservatorio Eni

Se è vero che “le parole sono importanti” la dimostrazione più evidente, negli ultimi anni, risiede nell’Unione Europea (UE). Basti citare il piano di riarmo da 800 miliardi di euro, lanciato a marzo 2025 e a cui poi è stata cambiata denominazione: da ReArm Europe a un più blando e generico Readiness 2030. Così, allo stesso modo, la nuova Commissione guidata da Ursula von der Leyen si è contraddistinta negli ultimi due anni per una pervicace operazione di semplificazione, ma dovremmo meglio dire deregolamentazione, delle normative europee. Ai vari pacchetti Omnibus – ben 8, almeno finora – abbiamo dedicato parecchi approfondimenti, soprattutto perché, a nostro avviso, cambiare in corso le regole del gioco sta significando più difficoltà che aiuti per quelle imprese che, appunto, in teoria si vorrebbero salvaguardare.

Dopo i numerosi appelli a una riflessione più seria e a una programmazione che non insegua le emergenze geopolitiche, la Commissione ha provato, almeno in parte, a correggere il tiro. Lo ha fatto, ad esempio, con una consultazione per una “migliore regolamentazione”. Lanciata lo scorso 7 gennaio, la data di scadenza per presentare le osservazioni è oggi, 4 febbraio. Dalla mole di osservazioni arrivate – ben 139, nel momento in cui scriviamo – si può già intuire come la questione sia particolarmente sentita. Proviamo a capirne i motivi.

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Cosa chiede la Commissione UE sulla regolamentazione

La consultazione avviata dalla Commissione, e rivolta alle parti portatrici d’interesse, si concentra su tre questioni fondamentali:

1) come conciliare meglio l’elaborazione di politiche basate sull’evidenza con la necessità di un’azione urgente;
2) come garantire un approccio più olistico ed efficiente alle consultazioni con le parti interessate, anche attraverso i settori politici;
3) quali misure pratiche potrebbero rendere la legislazione dell’UE più semplice e più facile da attuare nella pratica («Semplicità per progettazione»).

L’iniziativa, spiega ancora la Commissione, sostiene le priorità comunitarie in materia di competitività, semplificazione normativa e attuazione efficace nel mercato unico. Tuttavia resta in filigrana “l’ansia da prestazione”, con la volontà di rincorrere ed intercettare ogni mutamento a livello globale. Ciò si evince dalla relazione affiancata alla consultazione. Dove si legge che “il ritmo sempre più rapido dell’elaborazione delle politiche in un contesto geopolitico in continua evoluzione e instabilità richiede che la Commissione sia in grado di agire in modo rapido e deciso. Il quadro per una migliore regolamentazione, che attualmente comporta complesse valutazioni, controlli di idoneità e valutazioni d’impatto, deve pertanto essere rivisto per garantire che le iniziative della Commissione siano tempestive ed efficacemente adattate alle esigenze dei cittadini, delle imprese e della società dell’UE nel suo complesso”.

Pacchetto Omnibus Ue - Ursula von der Leyen
Ursula von der Leyen

Non esattamente la migliore delle premesse, soprattutto per un processo normativo che sia poi partecipato. E infatti, poco dopo, la stessa Commissione scrive che “con le norme attuali, le parti interessate vengono contattate ripetutamente attraverso diversi canali: consultazioni pubbliche, sondaggi mirati, gruppi di esperti, dialoghi sull’attuazione. Ciò tende a generare affaticamento degli stakeholder e a ridurre l’utilità complessiva degli input, come evidenziato dal rapporto Letta che suggerisce un approccio una tantum per raccogliere informazioni essenziali”. 

Allo stesso modo, infine, la Commissione promette di voler “garantire un quadro normativo chiaro, semplice, intelligente, favorevole all’innovazione e alle PMI, senza compromettere la prevedibilità, gli obiettivi politici e gli standard elevati”. Per poi chiarire che  “tuttavia molte normative dell’UE sono estremamente dettagliate e complesse, il che può renderne difficile l’attuazione o il recepimento tempestivo e ritardare il conseguimento dei benefici attesi”.

Con queste premesse la consultazione dell’UE sembra fondarsi su un’evidente contraddizione: diteci come escludervi meglio dalla stesura delle nuove norme. Non sorprende quindi l’opposizione di una vasta rete di ong e portatrici d’interesse.

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Le critiche delle ong sulla nuova regolamentazione UE

“Accogliamo con favore l’intenzione della Commissione europea di rendere l’elaborazione delle politiche dell’UE più intelligente, efficace e reattiva alle sfide odierne. Tuttavia, siamo preoccupati per la direzione che potrebbe prendere una revisione del quadro normativo per una migliore regolamentazione”. Comincia così la lettera aperta delle oltre 50 ong europee che fanno parte della rete Democracy for Transition Coalition. Si tratta di un testo che, con tono pacato e fermo allo stesso tempo, ribadisce l’importanza della partecipazione per norme che siano adeguate alle esigenze delle persone (e non solo delle imprese). 

“La Commissione dovrebbe pertanto ribadire il suo impegno a preparare valutazioni d’impatto per tutte le decisioni che riguardano in modo significativo i diritti economici, ambientali, sociali e fondamentali – si legge in un passaggio della lettera – Le eccezioni dovute a urgenza politica dovrebbero essere applicate solo in casi chiaramente definiti e del tutto eccezionali, in modo prevedibile e non arbitrario, e in base a necessità e proporzionalità, in linea con gli standard internazionali in materia di diritti umani. Pressioni politiche o tempistiche ristrette non possono, di per sé, giustificare deroghe alle norme per una migliore regolamentazione”.

Inoltre, come sottolineato anche dalla mediatrice europea Teresa Anjinho nella sua raccomandazione del 25 novembre 2025, “la Commissione dovrebbe garantire un’applicazione prevedibile, coerente e non arbitraria delle norme per una migliore regolamentazione. Ciò include la registrazione sistematica delle decisioni di esentare le proposte legislative dalle valutazioni d’impatto o dagli obblighi di consultazione, l’identificazione chiara di chi ha richiesto e concesso tali esenzioni e per quali motivi, e la spiegazione di tali scelte nella relazione che accompagna ciascuna proposta. Laddove le deroghe siano giustificate, la Commissione dovrebbe stabilire procedure chiare per garantire che anche le proposte legislative urgenti rispettino i principi fondati sul Trattato in materia di trasparenza, processo decisionale basato su prove e partecipazione inclusiva, come costantemente richiesto dalla giurisprudenza delle corti dell’UE”.

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Nella lettera della coalizione democratica europea, rivolta alla Commissione, viene poi richiamato il principio all’equità intergenerazionale e viene ribadito un assioma semplice, cioè che il coinvolgimento delle parti interessate non deve e non può sostituire la necessità di consultare generalmente ogni singola persona all’interno del perimetro europeo. “Qualsiasi revisione delle Linee Guida dovrebbe riflettere un progresso, non un regresso, nell’attuazione dei valori dell’UE (art. 2 TUE) – si legge ancora – Qualsiasi regresso sarebbe in contrasto con la nuova strategia dell’UE per la società civile, che sottolinea l’importanza delle organizzazioni della società civile nel processo decisionale e invita a responsabilizzare, sostenere e proteggere la società civile. L’obbligo di consultare la società civile deriva dai Trattati UE e dalle disposizioni del diritto internazionale (articoli 10 e 11 TUE, articolo 8 Convenzione di Aarhus, ecc.). Le attuali linee guida per una migliore regolamentazione stabiliscono solo le procedure per soddisfare tali requisiti. L’abbandono di alcune di queste norme dettagliate esporrebbe la Commissione a potenziali responsabilità dinanzi ai tribunali dell’UE”.

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La regolamentazione UE a Le Parole Giuste

Il tema della regolamentazione UE e del nuovo corso che sta imprimendo la Commissione resta cruciale. Eppure in Italia, almeno è la nostra impressione, a ciò non viene data adeguata importanza. Anche per sopperire a tale mancanza, di Omnibus e regolamentazione (la definizione preferita dalla Commissione) o deregolamentazione (la nostra posizione), parleremo alla terza edizione del festival di giornalismo ambientale Le Parole Giuste, il festival co-organizzato da A Sud e da EconomiaCircolare.com che si terrà dal 27 al 29 marzo a Roma.

In attesa del programma completo, che diffonderemo a breve, segnate già in agenda questo appuntamento di riflessione e festa che, è il nostro auspicio, potrà dare il proprio contributo in un momento storico complesso e spaventoso. 

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