sabato 14 Marzo 2026

Dal Canada a Dubai: se anche i colossi del consumo dicono addio alla plastica monouso

Le prese di distanza dalla plastica e dall'usa e getta si stanno affermando in diverse parti del mondo: vi raccontiamo l'esperienza canadese e quella della metropoli di Dubai tra sentenze storiche e programmi di messa al bando

Silvia Santucci
Silvia Santucci
Giornalista pubblicista, dal 2011 ha collaborato con diverse testate online della città dell’Aquila, seguendone le vicende post-sisma. Ha frequentato il Corso EuroMediterraneo di Giornalismo ambientale “Laura Conti”. Ha lavorato come ufficio stampa e social media manager di diversi progetti, tra cui il progetto “Foresta Modello” dell’International Model Forest Network. Nel 2019 le viene assegnata una menzione speciale dalla giuria del premio giornalistico “Guido Polidoro”. Dal 2021 lavora all'interno della squadra di EconomiaCircolare.com come redattrice. Da gennaio 2025 è socia della cooperativa Editrice Circolare

Sembrano lontani i tempi in cui la logica plastic-free appariva ai più come una strana scelta degli ambientalisti più motivati: oggi ridurre o trovare alternative alla plastica è un percorso portato avanti da diversi Paesi e città, anche da quelle che non ci aspetteremmo.

Se da una parte, infatti, la cronaca recente mostra come democrazie liberali quali il Canada scelgano la via della classificazione per imporre restrizioni all’uso di questo materiale, dall’altra anche metropoli dedite al profitto come Dubai rispondono con tabelle di marcia serrate per ridurre l’usa e getta e modelli di responsabilità estesa dei rifiuti.

In questo senso, la conversione verso il riutilizzo o verso alternative alla plastica si configura non solo come un requisito fondamentale per la tutela del Pianeta ma anche come segno di modernità e competitività economica. Ma facciamo un passo indietro, e analizziamo le novità citate.

La plastica? In Canada è considerata “tossica”

La Corte d’appello federale canadese ha confermato la decisione del governo federale di classificare la plastica come “sostanza tossica”, ai sensi della legge nazionale sulla protezione dell’ambiente. Ciò è avvenuto ribaltando il verdetto di primo grado del 2023, che aveva accolto le istanze di giganti del settore petrolchimico. La sentenza ha confermato che esistono prove scientifiche sufficienti che gli articoli in plastica hanno causato o potrebbero causare danni.

Al centro della disputa c’era la definizione di “tossico”. Mentre l’industria sosteneva che la plastica fosse un materiale inerte e sicuro, la Corte ha confermato la tesi governativa: la plastica ha il potenziale di causare danni reali agli esseri umani e agli ecosistemi. Il riferimento non è solo alla composizione chimica, ma all’impatto fisico che i rifiuti hanno sulla fauna e sull’ambiente una volta dispersi.

Resta così in vigore il Single-use Plastics Prohibition Regulations, il regolamento federale sul divieto di utilizzo della plastica monouso. Tale regolamento vieta la produzione, l’importazione e la vendita di sei categorie di plastica monouso: sacchetti, cannucce, bastoncini per mescolare, posate, portabottiglie ad anello usati per trasportare insieme le bevande e alcuni contenitori per alimenti da asporto.

Un gruppo industriale che rappresenta i produttori di plastica, la Responsible Plastic Use Coalition, come riportato su cbc.ca, ha dichiarato in un comunicato che sta “riesaminando la decisione e valutando le opzioni legali”, tra queste c’è il ricorso alla Corte suprema del Canada: nonostante questa eventualità la sentenza è stata celebrata nel Paese come una vittoria storica, destinata, aggiungiamo dal canto nostro, a fare scuola.

plastica monouso

Leggi anche: Canada, nuove linee guida anti-greenwashing per le aziende

Dubai accelera verso lo zero plastic: al via la fase finale del piano

Lasciandoci alle spalle il gelido Canada arriviamo a Dubai. Una città costruita nel deserto è già di per sé una contraddizione per clima ed etica, a maggior ragione se fa del lusso sfrenato e dell’agio il suo biglietto da visita. Se da una parte si assiste a grandi esempi di innovazioni tecnologiche ed architettoniche, anche con slanci verso la transizione ecologica − basti pensare a progetti come il Mohammed bin Rashid Al Maktoum Solar Park, a Dubai, che include la torre solare più alta del mondo  − , c’è sempre da chiedersi: a servizio di chi è tutta questa innovazione? La COP28, tenutasi nel 2023 proprio negli Emirati Arabi e raccontata come sempre su EconomiaCircolare.com, ha reso evidente come le mire espansionistiche del Paese siano volte al profitto senza se e senza ma, con uno dei piani di espansione dell’oil&gas maggiori al mondo.

Ciononostante, o forse a maggior ragione, è interessante riportare come anche una potenza del consumo come Dubai abbia scelto di posizionarsi e mirare alla leadership nell’ambito della sostenibilità. L’Emirato ha infatti esteso il divieto di utilizzo a un’ampia gamma di articoli monouso attraverso la piena attuazione, annunciata lo scorso dicembre, della Risoluzione del Consiglio Esecutivo n. (124) del 2023.

Le prime due fasi della risoluzione sono entrate in vigore nel 2024 con il divieto di tutti i sacchetti di plastica monouso. La terza fase è iniziata nel 2025, ampliando l’ambito del divieto per includere altri prodotti monouso, tra cui: bicchieri di polistirolo, cannucce di plastica, cotton fioc di plastica, tovagliette di plastica, contenitori per alimenti in polistirolo e palette di plastica.

La fase finale della normativa partita lo scorso 1° gennaio prevede un divieto che riguarda:

  • Stoviglie e posate: piatti di plastica, forchette, coltelli, cucchiai e persino le bacchette monouso.
  • Bevande: bicchieri di plastica e i relativi coperchi.
  • Prodotti già al bando: il divieto rafforza le restrizioni già attive dal 2025 sui prodotti citati.

Oltre alla pianificazione che ha permesso un adattamento graduale, per accompagnare imprese e cittadini in questa transizione, la Municipalità di Dubai ha affermato di aver diffuso una guida strategica volta a favorire l’adozione di materiali alternativi. L’iniziativa si inserisce in una più vasta cornice nazionale coordinata dal Ministero dei Cambiamenti Climatici (MOCCAE), che include restrizioni sull’importazione e il lancio di un innovativo progetto pilota di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR): un sistema che obbliga le aziende a farsi carico dello smaltimento dei propri imballaggi. 

Come sempre, oltre alla normativa c’è da considerare la risposta della popolazione: vedremo se le norme si concretizzeranno in pratiche diffuse, accettate e perpetuate da parte della cittadinanza. In tale eventualità, al netto di evidenti differenze con il sistema europeo, ci sarebbe da prendere atto del fatto che se una metropoli di circa 4 milioni di abitanti riesce a dire addio al monouso, possiamo farlo anche noi.

Leggi anche: L’architettura circolare in scena a Expo Dubai 2020 

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