Insieme, a Vicenza: dove lo scarto diventa risorsa

La lezione di una cooperativa che da 47 anni rigenera persone e oggetti, che non si limita a riciclare, ma che, fin da subito, ha puntato a dare una nuova vita agli oggetti, trasformando lo scarto in risorsa e il lavoro in dignità

Letizia Palmisano
Letizia Palmisanohttps://www.letiziapalmisano.it/
Giornalista ambientale 2.0, spazia dal giornalismo alla consulenza nella comunicazione social. Vincitrice nel 2018 ai Macchianera Internet Awards del Premio Speciale ENEL per l'impegno nella divulgazione dei temi legati all’economia circolare. Co-ideatrice, con Pressplay e Triboo-GreenStyle del premio Top Green Influencer. Co-fondatrice della FIMA, è nel comitato del Green Drop Award, premio collaterale della Mostra del cinema di Venezia. Moderatrice e speaker in molteplici eventi, svolge, inoltre, attività di formazione sulle materie legate al web 2.0 e sulla comunicazione ambientale.

Ci sono storie che, oltre a essere raccontate, dovrebbero essere studiate come manuali per il futuro. Quella di Insieme cooperativa sociale di Vicenza è una di queste.

In questa realtà, da quasi 50 anni, è stato creato un sistema nel quale nulla e nessuno è un rifiuto, ma una risorsa in attesa di essere valorizzata da un nuovo contesto. Un’applicazione concreta dei principi dell’economia circolare e sociale da parte di una cooperativa che oggi conta 112 soci e ha attivato, solamente nel 2025, 160 progetti di accoglienza per un turnover totale di 272 persone provenienti da 33 paesi del mondo.

La cooperativa ha l’obiettivo di dare una seconda vita alle persone attraverso le cose e alle cose attraverso le persone. A raccontarcelo è Marina Fornasier, attuale presidente della cooperativa. Questo concetto racchiude una filosofia nata nel 1979, quando un piccolo gruppo di cittadini visionari decise di affrontare due facce della stessa medaglia: lo spreco di beni e la marginalizzazione delle persone. Un’intuizione che oggi chiameremmo economia circolare e sociale, ma che allora era semplicemente una risposta concreta ai problemi di un territorio, il ricco Nord-Est del boom economico, che iniziava a produrre scarti e a lasciare indietro i più fragili.

Cooperativa Insieme Vicenza
Photo courtesy of Andrea Rosset – INSIEME

Le origini: un’idea di economia circolare prima dell’economia circolare

Mentre l’industria veneta cresceva a ritmo serrato, si sviluppava anche la cultura dell’usa e getta. “Dove c’è ricchezza, c’è marginalità e scarto”, questa è stata per anni (e, purtroppo, continua in molti casi ad essere) una legge di mercato. Il principio era spietato: se non sei produttivo non servi e, dopo che ti ho usato, ti butto via. Ciò valeva per gli oggetti e, tragicamente, anche per le persone. In questo contesto, quasi 50 anni fa, Insieme ha fatto una scelta rivoluzionaria: usare il lavoro come strumento educativo e di reinserimento nel mondo esterno alla cooperativa e non come mero ruolo occupazionale fine a se stesso, ma legandolo ad un’attività coerente con il “recupero” delle persone ovverosia la valorizzazione di ciò che la società scartava. Si partì dagli scarti tessili, abbondanti nel distretto, per poi passare ai mobili e a tutto ciò che le case e le aziende eliminavano. Nasceva così un sistema che non si limitava a riciclare, ma che, fin da subito, puntava a dare una nuova vita agli oggetti, trasformando lo scarto in risorsa e il lavoro in dignità.

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La visione

Insieme non ha mai voluto giocare la carta del “risparmio” per attrarre clienti o quella dell’assistenzialismo sottolineando il numero delle persone fragili che vi trovano impiego. “Non facciamo beneficenza, ma economia sociale e ambientale”, ci spiegano, e questo è sempre rimasto un punto fermo mentre, per il resto, si lavorava per innovare e anche anticipare i tempi.

“Il nostro compito è creare un contesto valorizzante, sia per gli oggetti che per le persone” e, con quasi 2000 persone inserite nel mondo del lavoro dalla sua fondazione, Insieme non sta solo vendendo oggetti usati: sta costruendo un ecosistema che genera un valore incalcolabile.

La visione, però, va oltre il proprio operato: “vorremmo che i negozi dell’usato sostituissero quelli dei prodotti nuovi”. Una battaglia culturale ed economica che potrebbe essere combattuta, ad esempio, con sistemi premianti negli appalti pubblici, dove la performance ambientale viene riconosciuta, ma che spesso resta in salita.

Il ‘Modello Vicenza’: come nasce la preparazione per il riutilizzo

Quella di Insieme è anche una storia di un’innovazione normativa nata dal basso. Molto prima del Decreto Ronchi e delle direttive europee, la cooperativa, in dialogo con l’ente pubblico, sviluppò un sistema integrato di gestione dei rifiuti finalizzato al riuso. Il concetto, oggi al vertice della gerarchia europea dei rifiuti teorizzata da Ad lansink, era semplice: prima di distruggere un oggetto per riciclare il materiale del quale è composto, bisogna fare di tutto per mantenerlo in vita così com’è.

Fare tutto secondo le regole quando queste non sono state ancora nemmeno pensate, però, non è stato semplice, ma, se una norma manca, qualcuno può pensare di “crearla” anche se non esiste un modello di riferimento al quale ispirarsi. Così, nel 2001, la Provincia di Vicenza ha rilasciato a Insieme la prima autorizzazione in Italia per la “preparazione per il riutilizzo”. All’epoca la normativa nazionale non esisteva, ci spiegano dalla cooperativa. Allora, da dove partire? Essenziale è stata la storia di decenni di collaborazione. “I tecnici della provincia sono cresciuti in una città dove l’azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti e la nostra cooperativa già lavoravano per il riuso”, spiega Fornasier. Oltre al contesto, furono, però, essenziali anche competenza (e una certa dose di coraggio) per creare una procedura che facesse da ponte tra il mondo dei rifiuti e quello dei beni.

Questa procedura, prevista successivamente dal decreto nazionale solo nel 2019, permette ad un operatore autorizzato di prelevare un oggetto dal flusso dei rifiuti (ad esempio in un ecocentro), esaminarlo, pulirlo, ripararlo se necessario e, dopo averlo certificato come sicuro, rimetterlo in commercio come bene a tutti gli effetti. Un anello fondamentale per una vera economia circolare.

Cooperativa Insieme Vicenza
Photo courtesy of Andrea Rosset – INSIEME

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Le sfide di oggi: tra fast fashion e sostenibilità economica

Se l’idea era già vincente quaranta anni fa (ed è peraltro fondamentale per raggiungere gli obiettivi europei sulla circular economy e sulle emissioni nette zero), la sua applicazione oggi è una sfida costante, in alcuni casi addirittura in salita.

“Dagli scarti capisci il mondo”, dice un vecchio detto e il mondo, nel nuovo secolo, è ulteriormente cambiato. Se è aumentata la sostenibilità, il quadro normativo è mutato, le tecnologie per ridurre i rifiuti e riutilizzare i beni avanzano, a modificarsi sono anche usi e costumi e non sempre ciò è in meglio.

Fino ai primi anni 2000, i prodotti scartati – ci racconta la presidente di Insieme – avevano una qualità ed un valore che rendevano sostenibile il processo di recupero e vendita. In seguito, purtroppo, è stata registrata un’inversione di tendenza: “aumenta la quantità dei prodotti, diminuisce la qualità e crolla il prezzo del nuovo che ha cominciato a costare meno del nostro usato”.

La concorrenza della fast fashion,del fast furniture e in generale dei prodotti di massa, i cui prezzi non internalizzano i costi ambientali e sociali, ha messo a dura prova i bilanci della cooperativa che, negli ultimi due anni, sono stati negativi anche a fronte di ulteriori investimenti per l’innovazione nei processi, in particolare per la tracciabilità digitale della filiera tessile.

L’innovazione come risposta: dal passaporto digitale ai progetti europei

La risposta di Insieme alle difficoltà non è stata la resa, ma un’ulteriore spinta verso l’innovazione. Grazie ai primi bandi europei sull’economia circolare, la cooperativa ha potuto colmare i gap economici e sviluppare progetti all’avanguardia. Già nel 2013, con il progetto LIFE + PRISCA, Insieme ha di fatto inventato quello che potremmo definire un passaporto digitale del prodotto. “Abbiamo iniziato a tracciare digitalmente i rifiuti – ad esempio un televisore – con un codice a barre che raccoglieva informazioni dalla raccolta fino alla rivendita”. Questo sistema, ancora attivo per i RAEE, permette di sapere quante volte un oggetto è stato riutilizzato (e quante volte è passato per l’ecocentro per poi essere rimesso in circolo) e quanti acquisti di nuovo sono stati evitati. Una rivoluzione che ha reso la cooperativa un caso di studio da Roma a Bruxelles.

Tuttavia nemmeno questa popolarità, ad oggi, ha risolto i problemi di bilancio e, quindi, si continua a lottare. La sostenibilità sarà infatti possibile –  ci spiegano – solo quando i soggetti pubblici armonizzeranno le proprie azioni con quelli del privato sociale e redistribuiranno le risorse economiche in maniera equa a favore della transizione ambientale e sociale.

Cooperativa Insieme Vicenza
Photo courtesy of Andrea Rosset – INSIEME

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Una ricetta per il futuro: come replicare il modello Insieme

La storia di Insieme dimostra che rifiuto e risorsa sono le due facce della stessa medaglia: dipende solo dalle opportunità che si creano.

Nonostante le fatiche, il messaggio di Marina Fornasier è di speranza e proattività anche perché sono in tanti coloro che si recano a conoscere personalmente l’operato della cooperativa per comprendere come replicarne il modello. L’obiettivo non è creare un franchising di “Insieme”, ma rendere la ricetta adattabile alle proprie realtà. “Paradossalmente, oggi sarebbe più facile per chi inizia da zero: ci sono le normative, c’è la spinta europea, c’è una consapevolezza maggiore e strumenti come il partenariato pubblico-privato sociale”. Gli ingredienti necessari sono chiari: un soggetto del privato sociale con una forte identità e missione e un ente pubblico coraggioso disposto a co-progettare.

Purtroppo, fra le tantissime realtà che hanno studiato Insieme, solo pochissime sono riuscite a portare a casa un risultato proficuo e, spesso, hanno dovuto ridimensionare i loro progetti rispetto alle idee iniziali.

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