lunedì, Febbraio 16, 2026

Regolamento batterie: l’Italia si adegua, e dall’UE nuove semplificazioni

Bruxelles propone semplificazioni per ridurre oneri amministrativi alle aziende, ma ci sono timori sull’efficacia ridotta della rendicontazione di sostenibilità. Mentre è arrivato il decreto legislativo con cui il governo recepisce il Regolamento batterie, con cambiamenti sostanziali nella gestione del fine vita e alcuni aspetti vanno chiariti in fretta

Tiziano Rugi
Tiziano Rugi
Giornalista, collaboratore di EconomiaCircolare.com, si è occupato per anni di cronaca locale per il quotidiano Il Tirreno Ha collaborato con La Repubblica, l’agenzia stampa Adnkronos e la rivista musicale Il Mucchio Selvaggio. Attualmente scrive per il blog minima&moralia, dove si occupa di recensioni di libri. Ha collaborato con la casa editrice il Saggiatore e con Round Robin editrice, per la quale ha scritto il libro "Bergamo anno zero"

Sono settimane ricche di novità per uno dei regolamenti più importanti dell’Unione europea in ottica transizione ecologica ed energetica: il regolamento Batterie, in vigore dal 2024, è infatti stato incluso dalla Commissione Ue tra gli interventi normativi investiti dalle semplificazioni avviate con il pacchetto Omnibus I. In Italia, intanto, è stato approvato il decreto legislativo con cui il governo recepisce il regolamento nell’ordinamento italiano per allineare la produzione, la valutazione della conformità e la gestione del fine vita delle batterie alle nuove regole UE, introducendo obblighi di ecosostenibilità e tracciabilità.

Chi verrà interessato dalla normativa – come il consorzio Erion, che in Italia si occupa di raccolta e gestione delle batterie a fine vita – chiede al governo di “intervenire il prima possibile per mappare gli impatti che le modifiche avranno sugli attori del sistema, dalle isole ecologiche fino agli impianti di trattamento in Italia e in Europa e definire tutte le misure necessarie per non bloccare tutta la filiera”. Alcune modifiche, infatti, avranno effetti marcati sulla raccolta, sulla logistica, sul trattamento e sui flussi internazionali di tale materiale.

Al tempo stesso, la semplificazione degli obblighi di reporting ambientale è un tema che ha già destato molta preoccupazione nei mesi scorsi con l’approvazione del pacchetto Omnibus: diminuire gli obblighi per le imprese significa indebolire l’intero sistema della finanza sostenibile con ripercussioni sulla sostenibilità e l’ambiente, per aziende unanimemente ritenute strategiche per quanto riguarda la transizione ecologica, come quelle della filiera delle batterie.

Il decreto legislativo italiano sul regolamento batterie

A pochi giorni dal termine di esercizio per la delega, fissato al 10 febbraio 2026, il Consiglio dei ministri italiano ha approvato il decreto legislativo per adeguare la normativa nazionale al Regolamento (UE) 2023/1542. Il decreto legislativo – composto da 39 articoli e 1 allegato – introduce una serie di cambiamenti nell’ordinamento italiano e modifica il Codice ambientale del 2006, definendo le norme tecniche per la progettazione, la produzione, l’etichettatura e la gestione dei rifiuti, definendo anche le sanzioni e la vigilanza di mercato.

“Si introducono obblighi per gli operatori economici in materia di conformità, tracciabilità e responsabilità, nonché misure sul dovere di due diligence per garantire approvvigionamenti sostenibili delle materie prime”, ha spiegato in una nota di Palazzo Chigi. “Si adottano criteri ambientali minimi aggiornati per gli appalti pubblici relativi a prodotti contenenti batterie, in attuazione del principio di sostenibilità ambientale, e si disciplinano i punti di raccolta, le garanzie finanziarie, le attività di controllo e gli obiettivi di raccolta e riciclo. Inoltre, si istituiscono il Registro dei produttori di batterie e il Centro di coordinamento batterie e si ridefinisce il sistema della responsabilità estesa del produttore, con modalità di adesione individuale o collettiva”.

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Foto di F. Muhammad da Pixabay

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Batterie come rifiuti pericolosi: le ricadute su spedizioni e import/export

Secondo operatori come Erion “le nuove tecnologie, le nuove chimiche e l’aumento delle quantità immesse sul mercato rendono più delicata la fase di raccolta, stoccaggio e movimentazione a fine vita” e perciò è necessario evitare “che un cambio di classificazione si trasformi in rallentamenti, inefficienze o criticità operative”. Il punto centrale, non è solo “un codice che cambia”, ma il fatto che questa revisione porterà più frequentemente a ricondurre determinati flussi alla categoria dei rifiuti pericolosi, con conseguenze immediate su procedure, autorizzazioni e costi.

La riclassificazione, sostiene il consorzio, renderà “sicuramente meno praticabili alcuni canali di recupero, soprattutto quando si parla di export extra Ue, ma porterà delle complicazioni immediate anche a livello Ue”. È prevedibile, che “l’aggiornamento normativo influirà pesantemente sul tema dell’import/export di tale materiale: cambieranno le regole per i trasferimenti oltre confine anche all’interno dell’Ue, quando una batteria diventerà rifiuto. Quando un rifiuto è classificato come pericoloso, infatti, le spedizioni transfrontaliere richiedono procedure più strutturate, tempi di autorizzazione più lunghi, maggiore complessità burocratica e, di conseguenza, costi più elevati”.

“Questo aggiornamento – commenta Laura Castelli, direttore generale di Erion Energy e presidente del CDCNP – è un’importante presa d’atto dell’UE sulle risorse che esportiamo in paesi esteri, come la Cina, e che dovremo iniziare a riciclare dentro i confini dell’Unione. L’altro lato della medaglia – sostiene Castelli – è che le nuove regole potrebbero complicare la vita degli operatori europei che, presto, saranno chiamati a interrogarsi non solo sulla correttezza dei nuovi codici, ma anche sulle autorizzazioni degli impianti di destinazione dei rifiuti, sulle nuove condizioni di trasporto, sulle tempistiche, sui costi delle spedizioni e quindi su tutta la filiera del fine vita”.

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I dubbi sugli oneri eccessivi per le aziende

Accredia, quale ente unico di accreditamento in Italia segnala, invece, che il decreto richiama certificazioni come ISO 9001 e 14001 o EMAS senza citare l’accreditamento e rischia di far intendere un obbligo cumulativo di certificazioni, con oneri sproporzionati per le imprese, proponendo di valorizzare l’accreditamento e di considerare la ISO 14001 sufficiente sul piano ambientale, lasciando la ISO 9001 come eventuale supporto organizzativo ma non obbligatorio.

Quello dei costi è un tema sui cui è intervenuto in sede di Commissione parlamentare il deputato del Movimento 5 Stelle Antonio Ferrara: “Emerge il rischio concreto di costruire un sistema che favorisce le grandi realtà industriali, penalizzando le piccole e medie imprese. Infatti, gli obblighi di tracciabilità, reporting e due diligence, sommati alla frammentazione delle competenze tra più amministrazioni, rischiano di trasformare la sostenibilità in un percorso ad ostacoli per chi non ha uffici legali interni e strutture dedicate”, ha dichiarato.

Le semplificazioni toccano anche il Regolamento batterie

direttiva due diligence e standard VSME

“Semplificazione” è un termine utilizzato spesso negli ultimi mesi anche da Bruxelles. L’intendo è sempre lo stesso: ridurre gli oneri amministrativi per le imprese e garantire maggiore chiarezza normativa per gli operatori economici. Tuttavia, rafforzare la competitività non deve mettere in discussione gli standard ambientali: un binario su cui l’Unione europea non è riuscita a muoversi in equilibrio, come denunciato da esperti e associazioni del settore.

La bozza con proposta di modifica del Regolamento batterie è stata adottata il 10 dicembre 2025 dalla Commissione europea, dopodiché l’iter proseguirà con l’esame del Consiglio e del Parlamento Ue per la definitiva pubblicazione. Interviene su alcuni nodi interpretativi e operativi, con l’obiettivo di rendere le regole più chiare e applicabili in modo uniforme nei diversi Stati membri.

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In primo luogo, viene ampliata e precisata la definizione di “produttore”: non più limitata, per gli operatori non stabiliti nello Stato in cui vendono, ai soli casi di contratti a distanza, ma estesa a tutti gli operatori che immettono batterie sul mercato di uno Stato membro, includendo quindi anche i venditori transfrontalieri. Sul fronte dell’etichettatura, la proposta chiarisce che rientrano tra queste le “sostanze estremamente preoccupanti” identificate secondo i regolamenti europei REACH e CLP, comprese quelle nella Candidate List e quelle armonizzate ai sensi del CLP, assicurando uniformità e precisione nell’applicazione delle regole.

Viene poi rivisto il requisito di rimovibilità e sostituibilità per le batterie destinate ai mezzi di trasporto leggeri (LMT), prevedendo che sia richiesta a livello di modulo e non di cella, per bilanciare sicurezza e riparabilità. Infine, si interviene sugli obblighi di reporting: viene eliminato il vincolo che imponeva alla Commissione europea di pubblicare ogni quattro anni un rapporto di revisione dei dati forniti dagli Stati membri, introducendo un approccio più flessibile e proporzionato, che consenta analisi e pubblicazioni quando ritenuto opportuno.

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