Avrete sicuramente sentito parlare di (ultra) fast fashion ovverosia dell’acquisto di capi di moda di scarsa qualità, praticamente usa e getta. Purtroppo questa tendenza non è limitata solo all’abbigliamento: a crescere, negli ultimi anni, è anche la fast furniture, espressione che indica che, anche nel settore dell’arredo, sono disponibili mobili che vengono prodotti, acquistati e gettati via con una rapidità allarmante. Anche se questo nuovo fenomeno non investe tutto il settore, sono aumentate a dismisura le proposte di oggetti a basso costo e di breve durata che, anche a causa di campagne di comunicazione che celebrano arredi “alla moda”, alimentano le discariche e ci fanno dimenticare il valore di un mobile fatto per durare.
Eppure, nelle cantine, nelle soffitte e nei garage spesso si nascondono tesori: mobili di un tempo, ricchi di storia e realizzati con materiali e con una qualità che oggi costerebbe una fortuna. Il difetto di tali prodotti è uno stile che non si adatta alle nostre case moderne e il loro destino − guardando anche le tante offerte di dono nei gruppi “te lo regalo se vieni a prenderlo” − sembra in molti casi segnato: la discarica.
C’è chi, però, si ribella a tutto questo. Come sapete, da sempre, raccontiamo esempi che dimostrano come l’economia circolare non sia solo un modello teorico per grandi aziende, ma una pratica quotidiana e un’arte che può germogliare e diventare una professione. La storia di Serena Spadafina (nota sui social come La Maga dei Mobili, nome attribuito anni fa da una follower e divenuto il nick di Serena sul web), classe 1989, mostra un trend ecosostenibile che si sta affermando negli ultimi anni: il restyling dei mobili di una volta.
Serena ha trasformato una passione in un lavoro che è un inno al recupero, un antidoto alla cultura dell’usa e getta. Il suo mestiere? Salvare mobili ben fatti di un tempo, donando loro non solo un rinnovato colore, ma soprattutto un nuovo capitolo di vita, intrecciando manualità, estetica ed un profondo rispetto per il valore delle cose.
Artigiana del recupero: le radici della passione
Nata e cresciuta a Bari, Serena ha dedicato i primi dieci anni della sua carriera al mondo dell’estetica. Dentro di lei, però, fin da bambina, pulsava anche un’altra passione, un’eredità familiare fatta di creatività e saper fare, grazie al padre che le ha trasmesso l’amore per il fai da te e alla madre che l’ha introdotta al mondo della decorazione.
La scintilla del cambiamento: come un mobile da buttare ha acceso la passione per il restyling
La miccia si accende quando, nella sua prima casa appena acquistata, si trova di fronte a dei vecchi mobili. Una persona comune, d’istinto, avrebbe deciso di disfarsene. Lei, invece, ha scovato un’opportunità. “Iniziavo a vedere dei video di restyler americane che salvavano mobili e quindi ho detto dai, ci provo“, ricorda sorridendo. Armata solo della sua manualità innata e di tanta curiosità, inizia a sperimentare. I primi risultati, seppur imperfetti, sono incoraggianti. “Il restyling dei mobili è stata la mia terapia in un momento difficile − ci svela − perché era l’unica cosa che riusciva a farmi staccare da un pensiero fisso che mi faceva stare male. Molto spesso ci rifugiamo nella manualità e nell’arte in un periodo difficile e per me è stato così”.
Da hobby a professione: la nascita di un’impresa di economia circolare
La passione esplode. Finiti i mobili di casa sua, il desiderio di continuare a creare la spinge a cercare nuove “tele” sulle quali esprimersi. Inizia, così, a comprare mobili a basso costo sui marketplace online, li trasforma nel suo garage e li rivende a Rimini, la sua nuova città. Un primo, timido, passo verso un modello di business circolare. Presto, però, si rende conto che la rivendita non è la sua strada. “I mobili si svalutavano tantissimo, perché magari qualcuno giocava sul fatto che il colore non fosse adatto al proprio arredamento. Non ne valeva la pena”. Il passaparola, motore inarrestabile di ogni artigiano di talento, aveva però già iniziato a girare. Arrivano le prime richieste su commissione: è il segnale che aspettava. Con coraggio, apre la Partita IVA e trasforma ufficialmente il suo hobby in una professione.
Restauratrice artistica: la missione di salvare i mobili dall’abbandono
Oggi Serena Spadafina è un’artigiana del restyling, o meglio, una “restauratrice artistica”, come precisa lei stessa per distinguere il suo lavoro da quello del restauro conservativo. La sua missione non è recuperare pezzi d’antiquariato, ma intercettare quei mobili che possiedono comunque un’anima e, soprattutto, una qualità costruttiva ormai rara. “Io salvo dei mobili che molto spesso finirebbero in discarica, ma, conoscendo il valore che avevano i mobili fatti tanti anni fa, li recupero, li trasformo e li riadatto“. La costanza, la determinazione e la capacità di creare lavori eccellenti hanno fatto il resto, alimentando un passaparola che oggi è la sua più grande forza.
Perché recuperare? Tra valore affettivo e la qualità del legno massello

Il suo lavoro è un perfetto esempio di economia circolare applicata: invece di alimentare il ciclo di produzione e smaltimento, Serena interviene per estendere la vita di un prodotto esistente, valorizzandolo. Le motivazioni che spingono i suoi clienti sono duplici e si allineano perfettamente a questa filosofia. Da un lato, c’è il valore affettivo: “la maggior parte delle persone lo fa perché quel mobile era di famiglia. Ci tengono tantissimo a salvarlo, però a condizione di inserirlo in un ambiente moderno”.
Dall’altro, c’è la consapevolezza della qualità: “l’eccellenza dei materiali di una volta non è quella che, purtroppo, in molti casi abbiamo oggi, quindi vale la pena salvare quei mobili vintage perché hanno una qualità strutturale diversa da quelli attuali“. In un periodo storico dominato da mobili in truciolare a basso costo e bassa durabilità, recuperare un pezzo in legno massello diviene una scelta intelligente e sostenibile. Ѐ poi importante anche la motivazione economica, soprattutto se si pensa in grande: “se una persona dovesse comprare una cucina nuova di pregio − ci spiega Serena − spenderebbe anche 20.000 o 30.000 euro. Se la cucina è in ottime condizioni ma non piace più il colore, facendola riverniciare da un professionista, non spenderebbe mai quella cifra. A quel punto conviene“.
La tecnica del restyling sostenibile: come verniciare i mobili senza polvere

Il processo di Serena è meticoloso e frutto di anni di autoformazione e sperimentazione. Niente corsi ufficiali, ma un’infinità di video, prove ed errori. Il suo approccio è pragmatico e attento alla salute e all’ambiente. “Prima di tutto valuto il materiale e riparo i danni: stuccature, rifacimento di pezzi mancanti, sostituzione della ferramenta”. Se ci sono tarli, il trattamento è un fondamentale passo, un lavoro complesso sconsigliato ai neofiti. Poi si passa alla preparazione, un passaggio chiave che Serena ha ottimizzato per essere efficace e a basso impatto. “Se non ci sono vecchie vernici scrostate da rimuovere e la finitura esistente é in buone condizioni evito di portare il legno a grezzo. È un passaggio ormai superato che genera polvere di carteggiatura che è anche cancerogena. Le vernici moderne, se il supporto è preparato correttamente, contengono aggrappanti e durano negli anni”. Il suo metodo prevede un lavaggio profondo con sgrassatori specifici, una carteggiatura leggera e poi la verniciatura, spesso senza bisogno di primer grazie a prodotti all-in-one. Infine, si realizza la decorazione, studiata col cliente, e si effettua la protezione con vernici trasparenti o cere per garantire la durabilità.
Lavoro a domicilio e l’arte di essere content creator
Lavora quasi esclusivamente a domicilio: “questo fa risparmiare al cliente il costo e la fatica del trasporto del mobile, rendendo il recupero ancora più conveniente”.
La sua giornata, è bene chiarirlo, non è dedicata interamente ai mobili. Il lavoro le consente di gestire il suo tempo in modo flessibile, un aspetto cruciale da quando è diventata mamma di due bambine. “Lavoro circa 3 ore al giorno sul posto, anche perché devo rispettare i tempi di asciugatura dei prodotti. Non posso forzarli”. Il suo lavoro non finisce lì: come ogni artigiano moderno, Serena è anche una content creator. La gestione dei social, la creazione di contenuti, la comunicazione con clienti e aziende per collaborazioni sono diventati un secondo lavoro a tempo pieno.
Consigli per iniziare: il fai da te come primo passo nel mondo del recupero
A chi vuole intraprendere un percorso simile, Serena consiglia di iniziare senza paura, ma con umiltà. “Iniziate da un progetto piccolo, come un comodino, non da una cucina intera. Sperimentate tanto, perché sbagliando si impara” e, soprattutto, bisogna credere nel valore del recupero. “Meglio salvare mobili vecchi che comprarne di nuovi. Molto spesso si trovano pezzi in ottime condizioni dove c’è poco da fare a livello strutturale. Facendolo in fai da te, i costi sono davvero bassi“.
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