Se vogliamo che l’economia circolare sia realmente efficace e non aggravi i problemi sociali prodotti dal sistema economico lineare e dal turbocapitalismo, sarà necessario approfondire l’analisi del rapporto tra il paradigma della circolarità e le potenzialità dell’innovazione sociale. Queste sono le conclusioni, e l’auspicio, della ricerca “Theoretical relationship between circular economy and social innovation from a sustainable development perspective” (“Relazione teorica tra economia circolare e innovazione sociale in una prospettiva di sviluppo sostenibile”) pubblicata su Humanities and Social Sciences Communications da Javier Carreño-Ortiz, Manuela Escobar-Sierra e Fredy Lopez-Perez.
La ricerca “ha individuato una significativa lacuna scientifica nell’integrazione tra economia circolare (CE) e innovazione sociale (SI) dal punto di vista dello sviluppo sostenibile”. Lacuna che “rende necessario ampliare gli sforzi accademici transdisciplinari su questo nesso – scrivono – al fine di garantire che l’economia circolare assuma un carattere trasformativo e offra una comprensione teorica di come le pratiche circolari possano favorire lo sviluppo sostenibile”.
Leggi anche: RREUSE, il ruolo centrale delle imprese sociali nella transizione ecologica
L’importanza della relazione e i limiti delle analisi
La transizione ecologica verso modelli di produzione e consumo più sostenibili che permettano di gestire e mitigare la triplice crisi ambientale (inquinamento, biodiversità, clima) “richiede un cambiamento socio-tecnico nel modello di produzione e consumo, che comprenda aspetti economici quali la creazione di nuovi modelli di business; aspetti ambientali, legati alla gestione del ciclo delle risorse; e aspetti sociali, come la riduzione dell’impatto sulle persone”, scrivono gli autori. Sono infatti necessarie strategie che bilancino le esigenze economiche e sociali senza mettere a rischio le risorse naturali; che considerino “non solo i cambiamenti tecnologici, ma anche le strutture sociali e istituzionali come componenti essenziali del processo di trasformazione”.
Le pratiche di innovazione sociale (vengono citati ad esempio il movimento dei maker, le imprese sociali) rispondono a esigenze come povertà, esclusione, disuguaglianza, “favorendo cambiamenti nei modelli di produzione e consumo che, a loro volta, apportano benefici all’ambiente”. Dagli studi emerge come l’integrazione tra economia circolare e innovazione sociale “può generare benefici economici, ambientali e sociali”, eppure “permangono alcune lacune teoriche che devono essere colmate”.

La letteratura accademica infatti guarda all’economia circolare con sguardo riduttivo: “Continua a inquadrarla prevalentemente attraverso logiche tecnocratiche e imprenditoriali, senza tentare di integrare le profonde dimensioni sociali”. In molti paesi, spiegano gli autori, non esistono quadri di politica pubblica che colleghino i programmi circolari a strategie partecipative o basate sulla comunità, il che “rappresenta un vuoto normativo che limita la scalabilità e la legittimità delle strategie circolari”. Viene sottolineata poi l’assenza di indicatori sociali nelle politiche di transizione ecologica.
Leggi anche: Resilienza idrica, al via la selezione di 60 esperti per la nuova strategia UE
Coevoluzione per un modello sostenibile ed equo
“La comprensione interdisciplinare e l’integrazione di CE e SI emergono come strategia fondamentale per avanzare verso uno sviluppo sostenibile più equo” concludono Javier Carreño-Ortiz, Manuela Escobar-Sierra e Fredy Lopez-Perez. Secondo i quali serve una visione che non limiti l’interazione tra EC e IS a soluzioni strumentali, ma che la consideri come un processo co-evolutivo che richiede un cambiamento sistemico: “La sinergia non si limita alla risoluzione di questioni radicate esclusivamente nel modello economico lineare, ma promuove piuttosto un cambiamento sistemico verso un futuro sostenibile ed equo”.

© Riproduzione riservata



