Acciaio, alluminio e vetro: come valorizzare i materiali permanenti dell’UE

La società civile chiede all’Unione Europea di riconoscere i materiali permanenti sugli imballaggi - acciaio, alluminio e vetro - per incentivare l’economia circolare. E avanza una serie di proposte concrete. “Abbiamo bisogno di una legislazione concreta per passare dagli slogan ai modelli pratici e praticabili”

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Redazione EconomiaCircolare.com

E se l’economia circolare a livello europeo, o UE se volete, passasse da acciaio, alluminio e vetro? Sono materiali coi quali siamo a contatto quotidianamente e che, come ci insegnano le attuali difficoltà dell’ex Ilva di Taranto, sono cruciali per la produzione industriale degli Stati membri dell’UE. Ne è convinta anche la società civile europea che si raccoglie attorno al CESE, il Comitato Economico e Sociale Europeo, cioè un organo consultivo dell’UE, istituito nel 1957, che rappresenta datori di lavoro, lavoratori e organizzazioni della società civile. Lo scopo del CESE è di fare da ponte tra le istituzioni europee e la popolazione, formulando pareri su politiche economiche e sociali per garantire una democrazia partecipativa.

Lo scorso dicembre il Comitato Economico e Sociale Europeo ha adottato un parere d’iniziativa, attualmente sottoposto all’analisi delle istituzioni europee, affinché ci possa essere un riconoscimento formale dei cosiddetti “materiali permanenti”, definiti come “i materiali le cui proprietà intrinseche non cambiano durante il loro ciclo di vita, indipendentemente dal numero di volte in cui vengono sottoposti a un processo di riciclaggio”. Questa prerogativa li distingue da altri materiali che si degradano, ciascuno in misura diversa, man mano che vengono utilizzati e riciclati. In particolare i materiali permanenti attenzionati dal CESE sono, appunto, acciaio, alluminio e vetro.

Nella risoluzione approvata a dicembre, intitolata Sviluppare il potenziale dei materiali permanenti nell’economia circolare dell’UE, l’organo consultivo dell’UE avanza una serie di proposte che in pratica chiedono di far uscire l’economia circolare dalla nicchia delle buone pratiche e di estenderla a un’economia di scala. “Abbiamo bisogno di una legislazione concreta per passare dagli slogan ai modelli pratici e praticabili” ha detto il correlatore del testo Michal Pintér.

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Perché è necessario valorizzare i materiali permanenti nell’UE

“I materiali permanenti consentono il riciclo a circuito chiuso senza perdita di qualità”scrive il CESE nel parere d’iniziativa, concentrandosi come già accennato sugli imballaggi. Il suggerimento avanzato dall’organo consultivo è che la legislazione dell’UE dovrebbe riconoscere i materiali permanenti al fine di garantire che le politiche future tengano conto del loro apporto alla circolarità. Per il CESE è essenziale non solo che la nozione di materiale permanente e le caratteristiche di tali materiali siano chiaramente riconosciute nel quadro dell’UE in materia di rifiuti e risorse, ma anche che si dia atto che questi materiali hanno un ruolo positivo per l’economia circolare dell’UE.

“Il riciclo dell’alluminio – si legge nella relazione – consente di risparmiare il 95% dell’energia necessaria per la produzione primaria e riduce le emissioni di carbonio da 15,1 tonnellate di CO2 equivalente per tonnellata per alluminio primario a 0,52 tonnellate di CO2 equivalente per tonnellata per materiale riciclato. Il riciclo del vetro riduce il consumo di energia del 3% e le emissioni di CO2 del 5% per ogni aumento del 10% del contenuto riciclato, mentre ogni tonnellata di vetro riciclato consente di risparmiare 670 kg di CO2. Gli imballaggi in piastre di latta raggiungono tassi di riciclo superiori all’80% in diversi Stati membri, offrendo risparmi di risorse, energia ed emissioni”.

vetro raccolta differenziata

Se è vero che negli orientamenti politici della Commissione europea 2024-2029 (ne abbiamo scritto qui) la presidente Ursula von der Leyen ha fatto un esplicito riferimento all’economia circolare – e per quest’anno è atteso un regolamento cruciale come il Circular Economy Act -, è altrettanto innegabile che, come scrive lo stesso CESE, “la necessità di prestare maggiore attenzione agli obiettivi dell’economia circolare solleva questioni specifiche, ad esempio quali materiali siano più idonei ad essere utilizzati e mantenuti in produzione nell’ambito dell’economia circolare e come gestire le risorse in modo sostenibile”. Distinguere i materiali permanenti da quelli soggetti al downcycling (cioè che vengono trasformati in qualcosa che ha meno valore del prodotto da cui derivano), attraverso una legislazione ad hoc, diventa cruciale.

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Le richieste del CESE all’UE

Dato tale contesto, il CESE avanza dunque una serie di proposte molto precise:

  • riconosce il ruolo cruciale dei materiali permanenti nel consentire una vera economia circolare, in particolare nel settore degli imballaggi, e ne chiede l’esplicito riconoscimento nella legislazione dell’UE; 
  • sostiene l’ambizione dell’UE di raggiungere un tasso di raccolta differenziata del 90% per i rifiuti di imballaggio entro il 2030, sottolineando che sistemi avanzati e ben finanziati di raccolta, cernita e riciclaggio di alta qualità sono essenziali per massimizzare la ritenzione dei materiali e consentire un riciclaggio a circuito chiuso per i materiali permanenti; 
  • chiede il rafforzamento e l’armonizzazione dei regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR) in tutti gli Stati membri. Ciò include l’applicazione di tariffe eco-modulanti basate su criteri trasparenti e coerenti, strutture tariffarie proporzionali e la vincolo dei ricavi dell’EPR per il reinvestimento nello stesso flusso di materiali; rileva la necessità di investimenti prioritari in infrastrutture moderne per la raccolta differenziata, la cernita e il riciclaggio dei rifiuti di imballaggio
  • sottolinea che un sostegno aggiuntivo dovrebbe concentrarsi sulle regioni con prestazioni inferiori o su quelle con capacità di investimento limitate, garantendo che tutti gli Stati membri possano raggiungere gli obiettivi dell’economia circolare; raccomanda una valutazione completa a livello UE del comportamento dei cittadini in materia di riciclaggio per individuare lacune, ostacoli e migliori pratiche.

Sulla base di questa valutazione, il CESE chiede ancora misure volte a rafforzare la partecipazione delle consumatrici e dei consumatori alla raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio, riconoscendo che la raccolta differenziata a livello domestico è il primo passo essenziale per un riciclaggio efficace; sottolineando allo stesso tempo l’importanza di una transizione socialmente sostenibile verso un’economia circolare, e sollecitando una rapida anticipazione degli impatti sul mercato del lavoro. 

Per fare ciò sarà necessario garantire un accesso privilegiato e immediato a opportunità di aggiornamento e riqualificazione per sostenere transizioni fluide da un lavoro all’altro, in modo che i lavoratori possano partecipare pienamente e trarre vantaggio dall’economia circolare emergente. Inoltre sarà necessario attivare un dialogo sociale e una contrattazione collettiva più forti a tutti i livelli, anche all’interno delle aziende, per garantire che le lavoratrici e i lavoratori siano informate, consultate e coinvolte nella transizione verso modelli aziendali circolari.

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