lunedì, Febbraio 16, 2026

A Las Vegas i premi per i peggiori prodotti circolari

Dalla corsa all’AI negli oggetti quotidiani ai prodotti progettati per non essere riparati: la lista “Worst in Show” del Consumer Electronics Show 2026 di Las Vegas racconta un’innovazione che aumenta complessità, consumo di risorse e rifiuti elettronici. Un problema non di tecnologia, ma di modello industriale

Alessandro Bernardini
Alessandro Bernardini
Nella redazione del progetto di podcasting Sveja, ha scritto per la rivista di letteratura Arti & Mestieri Laspro e per la cooperativa editoriale Carta. Per il quotidiano online Giornalettismo ha tenuto una rubrica settimanale sul conflitto Palestina-Israele. Ha collaborato con Lettera Internazionale e lavorato in Medio Oriente come videomaker. Si occupa di comunicazione, educazione e formazione in ambito formale e non formale per il Terzo Settore. Fa parte dell’area Formazione di A Sud Ecologia e Cooperazione. Autore dei romanzi “La vodka è finita” (Ensemble) e ’“Nonostante febbraio. Morire di lavoro” (Red Star Press)

Il Consumer Electronics Show di Las Vegas continua a essere presentato come il luogo dove si anticipa il futuro. Ma osservando i prodotti esposti nell’edizione 2026, appena conclusa, la domanda è: futuro per chi, e a quale costo ambientale e sociale?

Ogni anno, puntuale come un bug, arriva anche la lista dei prodotti che quel futuro lo rendono più costoso, più fragile, meno sostenibile e anche un po’ ridicolo. La contro-narrazione del CES arriva da “Worst in Show”, promosso da iFixit e da una rete di organizzazioni per il diritto alla riparazione, la privacy e la sostenibilità tecnologica
e che rappresenta ormai una sorta di contro-rapporto sull’innovazione digitale.

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AI ovunque

Quest’anno il tratto comune dei prodotti più criticati è l’adozione estensiva, eccessiva  – e spesso poco giustificata – dell’intelligenza artificiale. Elettrodomestici, dispositivi per il fitness, oggetti per la casa: tutto diventa “smart”, connesso e dipendente dal cloud. Questa tendenza non solo aumenta i rischi per la privacy, ma ha un impatto diretto sui consumi energetici e sull’impronta ambientale dei prodotti digitali.

L’AI, in questi casi, non sostituisce funzioni inefficienti, ma si aggiunge a oggetti che funzionavano già. Più componenti elettronici, software e infrastrutture necessarie. Un esempio emblematico è quello degli elettrodomestici “intelligenti”, come i frigoriferi dotati di assistenti vocali e sistemi predittivi.

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AP News li cita tra i prodotti simbolo del CES 2026. Il problema non è solo l’utilità discutibile di queste funzioni, ma la dipendenza da software proprietari e servizi remoti. Quando il supporto termina o un aggiornamento non è più disponibile, anche un elettrodomestico perfettamente funzionante rischia di diventare inutilizzabile. Questo significa obsolescenza accelerata, minore riparabilità, maggiore produzione di rifiuti elettronici.

Oggetti usa-e-getta ad alta intensità tecnologica

Tra i prodotti più contestati figurano anche gadget progettati per un utilizzo limitato nel tempo, ma costruiti con materiali complessi: batterie al litio, microchip, sensori e connettività wireless. The Register parla apertamente di “AI fatuous”, tecnologia fine a sé stessa. È un paradosso sempre più evidente: oggetti a ciclo di vita brevissimo che incorporano risorse critiche e difficilmente recuperabili, in totale contraddizione con qualsiasi strategia di riduzione dei rifiuti elettronici.

Riparabilità come linea di confine

Uno degli aspetti centrali evidenziati da iFixit riguarda la progettazione anti-riparazione. Molti dei prodotti segnalati al CES 2026 presentano scocche sigillate, componenti incollati e software che limita l’uso di ricambi non ufficiali. Adafruit sottolinea come questa impostazione renda i guasti minori una causa diretta di smaltimento. In termini di economia circolare, la riparabilità non è un dettaglio tecnico, ma una leva strutturale per ridurre estrazione di risorse, emissioni e produzione di rifiuti.

Innovare meno, innovare meglio 

Il “Worst in Show” non è una lista anti-tecnologica. È, al contrario, una richiesta di responsabilità. Chiede che l’innovazione venga misurata non solo in funzioni aggiunte, ma in:

  • durata dei prodotti
  • possibilità di riparazione
  • riduzione dell’impatto ambientale
  • reale utilità sociale

Come osserva anche Macitynet molti di questi prodotti sembrano progettati più per stupire una fiera che per migliorare la vita reale delle persone.

Ripensare il progresso

Il CES continua a raccontarci che il futuro sarà smart, connesso e predittivo. Il “Worst in Show” ci ricorda invece che il futuro è una scelta politica e industriale, non una conseguenza inevitabile.

E che, forse, la vera innovazione oggi non è aggiungere un microfono a ogni oggetto, ma togliere complessità, restituire controllo agli utenti e progettare prodotti che durino. Anche quando non fanno notizia a Las Vegas.

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And the winner is…Qui la lista dei prodotti che hanno ricevuto il premio nelle diverse categorie.

Environmental impact: Lollipop star, un lecca lecca sonoro in plastica al gusto di mora selvatica, confezionato singolarmente e non ricaricabile. Una volta che il gusto si esaurisce il prodotto diventa rifiuto.

Enshittification (merdificazione/degrado delle piattaforme digitali): Bosch eBike Flow App il “part pairing” delle e-bike. L’abbinamento di motori e batterie a un sistema di autorizzazione può trasformare le riparazioni di routine in eventi autorizzati, con un rischio legale aggiuntivo ai sensi della Sezione 1201 del DMCA, una legge statunitense sul copyright del 1998 che protegge i titolari dei diritti d’autore online. Che vuol dire? Una semplice riparazione meccanica può diventare anche una questione legale, perché per far funzionare il pezzo nuovo potrebbe essere necessario superare una protezione digitale — cosa che la legge può considerare illegale.

Privacy: Amazon Ring AI ha ampliato la portata e della sorveglianza, attraverso nuove funzionalità di intelligenza artificiale introdotte nelle telecamere e campanelli. Riconoscimento facciale, torri di sorveglianza mobili dispiegabili, un ecosistema di app sempre più invasive.

Security: Merach UltraTread Treadmill with AI Fitness Trainer. Linea di tapis roulant con coach AI integrato. Un super raccoglitore di dati sensibili, tra cui anche dati biometrici e comportamentali. La stessa azienda dichiara nelle privacy policy del prodotto: “Non possiamo garantire la sicurezza delle vostre informazioni personali”.

Repairability: Samsung Family Hub Smart Fridge. Design iper sofisticato, uso dell’AI, controllo vocale, touch screen. Rischio altissimo di guasti di difficilissima riparazione, scarsa affidabilità e dipendenza estrema dal software.

Who asked for this?: Bosch 800 Series Personal AI Barista. Assistente vocale, pianificazione attività e abbonamenti per prendere un caffè. C’è da aggiungere altro?

People’s choice: Lepro Ami AI “Soulmate”. Il pubblico non ha avuto dubbi: il peggior prodotto è questo dispositivo di sorveglianza AI che si mette sulla scrivania di una stanza ed è pensato per essere un’anima gemella. “È il tuo amico, il tuo cane, il tuo amante (…)”, dice il video qui allegato.

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