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Il Digital Product Passport (DPP), o passaporto digitale di prodotto, rappresenta una delle principali innovazioni del Regolamento sull’Ecodesign per Prodotti Sostenibili (ESPR), concepito – come ben sanno lettrici e lettori di Economiacircolare.com – per promuovere una economia circolare più trasparente e sostenibile in Europa.
Il rapporto “Methodology for defining data requirements for the Digital Product Passport under the ESPR framework”, realizzato dal Joint Research Centre (JRC), il Centro comune di ricerca della Commissione Europea, definisce la metodologia per determinare le informazioni che dovranno essere incluse nei passaporti digitali del prodotto. Il documento ha l’obiettivo di fornire un approccio unificato e praticabile per l’implementazione del DPP, evidenziando la necessità di standard comuni e un’infrastruttura di dati che possa supportare la transizione verso un futuro sostenibile e circolare.
Come chiariscono ricercatori e ricercatrici del JRC, l’importanza del DPP, in quanto “fascicolo” della storia di un bene, non risiede soltanto nella sua digitalizzazione, ma anche nella sua capacità di facilitare la tracciabilità dei prodotti e migliorare la loro gestione lungo il ciclo di vita. E la metodologia proposta, come recita il documento, “è progettata per supportare gli studi preparatori dell’ESPR e lo sviluppo di atti delegati, traducendo obiettivi politici, requisiti legali e casi d’uso in requisiti informativi per i DPP adeguati allo scopo”.
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La metodologia proposta dal JRC
La metodologia di specifica dei dati del DPP è organizzata in quattro fasi principali.
Fase A – Ambito e contesto: definisce l’ambito del prodotto e il contesto normativo, identifica le parti interessate, esamina i requisiti legali applicabili e analizza le pratiche di dati esistenti nel settore per valutarne la fattibilità e la proporzionalità.
Fase B – Casi d’uso e necessità di dati: identifica e convalida i casi d’uso del DPP rilevanti per le politiche e operativi e li traduce in esigenze di dati concettuali. Queste esigenze di dati vengono organizzate in base alla rilevanza, alla fattibilità e al valore per gli utenti.
Fase C – Progettazione e sviluppo: allinea le esigenze di dati identificate con i vocabolari e le ontologie esistenti, specifica la granularità dei dati, i diritti di accesso e le modalità di governance e garantisce la coerenza semantica e l’interoperabilità.
Fase D – Validazione e consultazione: convalida e perfeziona la specifica dei dati del DPP proposta attraverso verifiche di coerenza interna e consultazione con le parti interessate.
Pur non entrando nel merito della valutazione d’impatto e del processo legale per la definizione delle specifiche dei dati del DPP, lo studio del JRC raccoglie dati sulle pratiche industriali esistenti, sui vincoli di fattibilità e sulle lacune nei processi normativi. E specifica che “qualora in fasi successive si verificassero modifiche, aggiunte o rimozioni alle specifiche dei dati del DPP, una revisione e un allineamento tecnico saranno essenziali per garantirne la coerenza e la funzionalità nel tempo”.
La sfida della transizione verso l’economia circolare
Com’è noto, l’adozione del DPP è prevista come una transizione graduale da produrre su scala europea in parallelo con la progressiva attuazione dell’ESPR. I produttori, i distributori e gli altri attori economici saranno chiamati ad adattarsi a nuove modalità di gestione e condivisione delle informazioni relative ai prodotti, compresa la loro durata, le caratteristiche ambientali e la composizione dei materiali.

Le imprese dovranno prepararsi a raccogliere e comunicare informazioni dettagliate sui propri prodotti per conformarsi agli standard previsti dalla legislazione. La tempistica dell’adozione per ciascun settore industriale dipenderà dal livello di complessità dei prodotti coinvolti, ma il percorso di transizione si dovrebbe realizzare entro 5-10 anni a partire dal 2026.
Gruppi di prodotti per i quali è previsto un DPP ai sensi dell’ESPR
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Gruppo di prodotti |
Base legale |
Stato dell’obbligo di DPP |
Tempistica indicativa |
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Ferro e acciaio |
Atto delegato ESPR su Ferro e acciaio |
Studi preparatori in corso |
2026 |
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Tessili |
Atto delegato ESPR sui tessili |
Studi preparatori in corso |
2027 |
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Pneumatici |
Atto delegato ESPR sugli pneumatici |
Studi preparatori in corso |
2027 |
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Alluminio |
Atto delegato ESPR sull’alluminio |
Lavori non ancora iniziati |
2027 |
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Prodotti correlati all’energia (ErP) |
Atto delegato ESPR sui prodotti correlati all’energia |
Lavori non ancora iniziati |
2027 |
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Mobili |
Atto delegato ESPR sui mobili |
Lavori non ancora iniziati |
2028 |
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Materassi |
Atto delegato ESPR sui materassi |
Lavori non ancora iniziati |
2029 |
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ICT |
Atto delegato ESPR sull’ICT |
Lavori non ancora iniziati |
2029 |
NB: le tempistiche e la portata potrebbero evolversi attraverso futuri atti delegati, misure attuative e piani di lavoro.
Una rete di attori interconnessi
Una delle caratteristiche centrali della metodologia proposta nel rapporto JRC è la definizione chiara delle responsabilità degli operatori economici. Il DPP non è solo una questione di responsabilità per i produttori, ma coinvolge una rete di attori: distributori, riciclatori, consumatori e autorità pubbliche. Ogni attore avrà il compito di aggiornare e consultare i dati relativi al prodotto, ma con diverse modalità e livelli di accesso, a seconda della fase del ciclo di vita in cui il prodotto si trova.
I produttori sono incaricati di creare e aggiornare le informazioni iniziali nel DPP, fornendo dettagli su materiali, design, prestazioni e durata. I distributori e i rivenditori, a loro volta, sono chiamati a garantire che i dati siano facilmente accessibili ai consumatori, che potranno fare affidamento su di essi per scegliere prodotti più sostenibili e durevoli. Infine, i riciclatori e le autorità pubbliche dovranno avere accesso alle informazioni relative alla riciclabilità e alla gestione del fine vita dei prodotti, con l’obiettivo di ottimizzare il recupero dei materiali e ridurre i rifiuti.
L’esempio del battery passport
Il Joint Research Centre utilizza il Digital Product Passport delle batterie come esempio concreto per definire i requisiti generali del DPP in un contesto di regolamentazione settoriale. In particolare, il DPP per le batterie è considerato un modello di riferimento per l’implementazione di sistemi di tracciabilità e gestione dei dati che possono essere adattati ad altri settori industriali. Il rapporto evidenzia come il Digital Battery Passport già preveda una struttura di accesso ai dati basata sui ruoli degli attori coinvolti lungo la catena del valore, dal produttore al consumatore, passando per i riciclatori e le autorità di vigilanza.
Questo approccio, che differenzia i livelli di accesso alle informazioni in base alla funzione svolta da ciascun soggetto, viene proposto come una soluzione scalabile per altre categorie di prodotti, con l’obiettivo di garantire che le informazioni siano disponibili, sicure e accessibili solo da chi ne ha effettivamente bisogno, senza compromettere la protezione dei dati sensibili. Il caso delle batterie, con la sua regolamentazione avanzata nell’ambito dell’UE, diventa così un punto di partenza cruciale per la creazione di un framework normativo che possa essere applicato uniformemente a diversi tipi di prodotti, mantenendo al contempo flessibilità per le specificità settoriali. Il JRC quindi adotta e adatta la disciplina delle batterie come un esempio pragmatico di come un DPP possa evolvere da un caso specifico a uno strumento normativo più ampio, che risponda alle esigenze di sostenibilità e tracciabilità nel contesto dell’economia circolare.

Cosa deve contenere il passaporto digitale di prodotto
Il rapporto JRC definisce con precisione le informazioni che il DPP dovrà includere. Queste riguardano diversi aspetti del ciclo di vita del prodotto, dalla sua progettazione alla gestione post-consumo. In particolare, le informazioni essenziali dovranno coprire la composizione del prodotto (materiali utilizzati, sostanze pericolose, ecc.), la durata prevista e la riparabilità, insieme a indicazioni su come il prodotto può essere smaltito o riciclato.
Altre informazioni che possono essere incluse, ma non obbligatorie, riguardano i servizi di assistenza e riparazione, le istruzioni di utilizzo per minimizzare l’impatto ambientale durante l’uso, e dettagli sui processi di produzione sostenibile. L’obiettivo è garantire che tutte le informazioni siano accessibili in modo uniforme, permettendo ai consumatori e agli altri attori del ciclo di vita di prendere decisioni informate.
Requisiti non funzionali del DPP
Oltre ai dati concreti sul prodotto, il rapporto dedica una sezione importante ai requisiti non funzionali del sistema DPP. Questi requisiti riguardano la sicurezza, la privacy e la scalabilità delle informazioni, garantendo che i dati siano protetti da accessi non autorizzati e che il sistema possa adattarsi alla crescente quantità di informazioni e alla varietà di prodotti. La sicurezza informatica è un aspetto cruciale, dato che la condivisione delle informazioni coinvolgerà molti attori, tra cui utenti finali e aziende. Inoltre i DPP devono essere facili da usare e accessibili, sia per i consumatori che per i professionisti del settore, senza richiedere competenze tecniche avanzate.
Strutturare i dati in modo coerente
Il cuore della metodologia proposta dal JRC è la Data Specification Methodology (DSM), un approccio dettagliato per definire quali dati raccogliere e come organizzarli in modo coerente e standardizzato. La metodologia si basa su una serie di linee guida per la classificazione dei dati, l’adozione di terminologie comuni e l’implementazione di vocabolari condivisi tra i vari settori industriali. La DSM stabilisce anche i criteri di granularità per i dati, determinando in che misura i dettagli relativi a ciascun prodotto devono essere resi pubblici e a chi.
Questa parte della metodologia è essenziale per garantire che le informazioni siano utilizzabili in modo efficace da parte degli utenti finali, ma anche che possano essere scambiabili tra i vari attori della catena del valore, senza creare confusione o sovrapposizioni tra le informazioni.
L’esempio dei prodotti tessili
Il documento riporta un esempio specifico relativo ai prodotti tessili, che sono uno dei settori di maggiore impatto per la sostenibilità. Il caso di studio mostra come la metodologia possa essere applicata a un tipo di prodotto particolarmente complesso, in cui la composizione dei materiali, la durabilità, le pratiche di produzione e la riciclabilità sono tutte informazioni chiave per i consumatori e gli altri attori. Nel caso dei tessili, il DPP dovrà includere dettagli su fibra utilizzata, processi chimici impiegati (ad esempio per il trattamento del colore) e la possibilità di smaltimento (ad esempio, se il prodotto può essere riciclato o riutilizzato in altre forme). Inoltre dovranno essere indicate le certificazioni ambientali che garantiscono che il prodotto rispetti determinati standard di sostenibilità.
Come il DPP funziona in pratica
Il rapporto fornisce diversi use cases illustrativi, che mostrano come il DPP potrà essere utilizzato in scenari concreti. Questi casi d’uso riguardano vari settori industriali e diversi stadi del ciclo di vita del prodotto, dal momento della produzione fino alla fine del ciclo di vita. Ogni caso dimostra come il DPP possa facilitare il monitoraggio e la gestione delle risorse e come possa migliorare l’efficienza nelle pratiche di riciclo e riutilizzo. Gli use cases evidenziano anche come i dati sul prodotto possano essere utilizzati per risolvere problematiche pratiche, come l’identificazione di materiali riciclabili o la gestione di sostanze chimiche pericolose.
Granularità dei dati e analisi degli stakeholder
Il rapporto dedica una sezione importante alla granularità dei dati, cioè a quanto dettagliate debbano essere le informazioni contenute nel DPP. L’approccio proposto suggerisce che il livello di dettaglio dei dati dipenderà dal tipo di prodotto e dalla fase del ciclo di vita. Ad esempio, la granularità dei dati sarà maggiore nella fase di produzione, mentre si ridurrà nel caso dei prodotti alla fine della loro vita utile.
Parallelamente, viene proposta un’analisi degli stakeholder, con un’attenzione particolare alle differenti modalità di accesso ai dati. Alcuni attori, come i produttori e i riciclatori, avranno accesso completo a tutte le informazioni, mentre altri, come i consumatori, avranno accesso solo a informazioni selezionate, in base alla loro rilevanza per il ciclo di vita del prodotto.
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Condivisione e gestione dei dati lungo il ciclo di vita del prodotto
Infine il rapporto offre una guida su come introdurre, modificare e condividere i dati del DPP durante l’intero ciclo di vita del prodotto. La gestione dei dati non si limita alla fase iniziale del prodotto, ma implica una comunicazione continua tra i vari attori. Ciò include l’aggiornamento delle informazioni relative alla riparabilità, al mantenimento delle prestazioni e alla disponibilità di parti di ricambio. Il DPP dovrà essere aggiornato in tempo reale per garantire che tutti i dati siano corretti e facilmente accessibili in ogni fase del ciclo di vita del prodotto.
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