Il costo energetico del vino: come rendere più efficienti le cantine (grazie alla guida ENEA)

Non solo risparmio: l'efficientamento delle cantine apre le porte all'economia circolare. Tra diagnosi energetiche, recupero termico e tecnologie come i Campi Elettrici Pulsati (PEF), la guida ENEA traccia la rotta per un Made in Italy più competitivo, sostenibile e meno dipendente dal gas

Letizia Palmisano
Letizia Palmisanohttps://www.letiziapalmisano.it/
Giornalista ambientale 2.0, spazia dal giornalismo alla consulenza nella comunicazione social. Vincitrice nel 2018 ai Macchianera Internet Awards del Premio Speciale ENEL per l'impegno nella divulgazione dei temi legati all’economia circolare. Co-ideatrice, con Pressplay e Triboo-GreenStyle del premio Top Green Influencer. Co-fondatrice della FIMA, è nel comitato del Green Drop Award, premio collaterale della Mostra del cinema di Venezia. Moderatrice e speaker in molteplici eventi, svolge, inoltre, attività di formazione sulle materie legate al web 2.0 e sulla comunicazione ambientale.

Il vino italiano è un’eccellenza globale, un pilastro del nostro Made in Italy che, nel 2024, ha toccato il record storico di 8 miliardi di euro di export. Dietro il prestigio di ogni bottiglia si nasconde, però, un costo invisibile, spesso sottovalutato: quello energetico. Le cantine, cuore pulsante di un’industria da oltre 14 miliardi di euro, sono aziende energivore, con un fabbisogno annuo stimato in oltre 500 milioni di kWh. Un peso che grava sui bilanci aziendali, soprattutto delle piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura del settore, e sull’ambiente. 

Proprio su questo tema la CIA Agricoltori Italiani ha recentemente sottolineato che l’Europa deve “muoversi con strumenti straordinari, anche superando temporaneamente i vincoli del Patto di stabilità per sostenere il settore”. A tal riguardo, l’associazione ha suggerito la necessità di “acquisti comuni di energia per contenere i prezzi e, soprattutto” che venga “garantita la priorità all’agricoltura: la produzione alimentare deve essere esclusa da qualsiasi ipotesi di razionamento”.

Tra le possibili vie c’è sicuramente quella di un taglio dei costi.

Proprio per trasformare questa sfida in un’opportunità, ENEA ha presentato al Vinitaly 2026 una guida strategica per l’efficientamento energetico delle aziende vitivinicole, un manuale operativo nato dal programma di Ricerca di Sistema Elettrico e destinato a diventare uno strumento chiave per la transizione ecologica del comparto. Un percorso che, come vedremo, non si ferma al solo risparmio, ma apre le porte ad un modello di economia circolare integrato.

Fotografare per capire: perché la diagnosi energetica è il primo passo

Non si può gestire ciò che non si misura: questo è il principio cardine da cui parte la guida ENEA. Prima di ogni investimento, è quindi fondamentale conoscere il proprio profilo energetico. L’analisi condotta da ENEA, in collaborazione con l’enologo Mario Ragusa dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio, rivela un quadro chiaro: circa il 90% dell’energia consumata in cantina è elettrica. Tuttavia il dato più interessante è la sua estrema variabilità. Attraverso l’Indicatore di Prestazione Energetica (IPE) che misura i kWh necessari per produrre un ettolitro di vino (kWh/hl), emergono differenze abissali: si passa dai 4 kWh/hl delle cantine industriali più efficienti ai 16-20 kWh/hl delle realtà medie, fino a picchi di 60 kWh/hl in contesti meno ottimizzati. Una forbice così ampia dimostra l’enorme potenziale di miglioramento ancora inespresso.

La diagnosi energetica e l’installazione di sistemi di monitoraggio possono quindi diventare il primo, indispensabile, investimento. Mappare i flussi, individuare gli “Usi Energetici Significativi” (USE) e creare una baseline di riferimento è essenziale per poter costruire una “roadmap” di efficientamento che privilegi interventi a basso costo e alto rendimento.

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Il cuore freddo della cantina: domare i consumi della refrigerazione

Una volta mappati i consumi, l’attenzione si sposta sul principale centro di costo energetico: la gestione del freddo. I sistemi di refrigerazione, cruciali per controllare la fermentazione e garantire la stabilità del prodotto, possono assorbire da soli fino al 50-60% dell’energia elettrica totale annua. La guida ENEA sottolinea come sia possibile ottenere risparmi significativi anche senza onerosi investimenti, agendo sui parametri operativi.

La semplice regolazione delle temperature del ciclo frigorifero, ad esempio, può portare ad un risparmio del 2-4% per ogni grado di variazione. Altre azioni a costo marginale includono la manutenzione programmata per eliminare le perdite di fluido refrigerante (che possono degradare l’efficienza fino al 10%) e la pulizia degli scambiatori. Per chi vuole fare un passo in più, tecnologie come il Free Cooling permettono, specialmente nelle regioni del Nord Italia o nelle ore notturne, di usare l’aria esterna per raffreddare i fluidi, spegnendo i compressori e abbattendo i consumi elettrici fino al 50% in contesti favorevoli.

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Le pratiche di economia circolare che nascono in cantina

L’approccio proposto da ENEA va oltre il semplice concetto di “risparmiare energia”. La guida, infatti, è un vero e proprio catalogo di soluzioni che incarnano i principi dell’economia circolare, trasformando sprechi in risorse e creando nuovi modelli di business sostenibili.

  • Recupero di calore: trasformare uno scarto in una risorsa preziosa
    I gruppi frigoriferi e i compressori per l’aria compressa, mentre lavorano, producono un’enorme quantità di calore che viene normalmente dispersa nell’ambiente: un vero e proprio tesoro sprecato. La guida evidenzia come, attraverso l’installazione di sistemi di recupero termico (desurriscaldatori o scambiatori di calore), sia possibile intercettare questa energia per produrre acqua calda a 70-90°C. Quest’acqua calda “gratuita” può essere utilizzata per il lavaggio delle botti, la sanificazione degli impianti o il riscaldamento degli ambienti, riducendo drasticamente il ricorso a caldaie a gas. Secondo le stime, con questa strategia è possibile coprire fino all’85% del fabbisogno di acqua calda, con tempi di ritorno dell’investimento che, a seconda della configurazione, possono variare dai 3 ai 6 anni.
  • Comunità Energetiche Rinnovabili (CER): la cantina come hub energetico del territorio
    Un altro paradigma innovativo è quello delle Comunità Energetiche. Le cantine, specialmente quelle sociali, sono candidati ideali per diventare il fulcro di una CER. Spesso dispongono di ampie coperture per installare impianti fotovoltaici di grande potenza e hanno un profilo di consumo stagionale: altissimo durante la vendemmia (quando l’autoconsumo è massimo) e più basso nel resto dell’anno.

L’energia prodotta in eccesso, invece di essere semplicemente venduta in rete, può essere “condivisa virtualmente” con i membri della comunità (soci, dipendenti o altre realtà locali), generando benefici economici per tutti. La guida riporta un caso studio illuminante di una cantina sociale siciliana: con un impianto da 200 kW, non solo copre parte del proprio fabbisogno, ma condivide l’energia con i suoi 140 soci, garantendo loro un ricavo medio annuo di circa 270 € a testa e ammortizzando l’investimento in soli 5 anni grazie agli incentivi.

  • Campi Elettrici Pulsati (PEF): l’innovazione che riduce energia e chimica
    Forse la frontiera tecnologicamente più affascinante presentata è quella dei Campi Elettrici Pulsati (PEF), una tecnologia non termica approvata dall’OIV nel 2020. Tramite impulsi elettrici di microsecondi, si creano dei pori nelle membrane cellulari della buccia dell’uva, facilitando un’estrazione più rapida ed efficace di polifenoli e antociani. I vantaggi sono molteplici: si riducono i tempi di macerazione fino al 50%, liberando capacità produttiva in cantina, si migliora il profilo aromatico e il colore del vino e si ottiene un controllo microbiologico senza l’uso di calore o additivi.

Dal punto di vista della circolarità, l’impatto è degno di nota: il consumo energetico è inferiore del 70-80% rispetto alla termovinificazione e il costo operativo (circa 0,8 €/t) è drasticamente più basso di quello dei coadiuvanti enzimatici (circa 4 €/t). Sebbene l’investimento iniziale sia ancora elevato, si tratta di una tecnologia che promette di rivoluzionare la vinificazione in chiave sostenibile.

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