Il dibattito europeo su Emission Trading System (ETS) e incenerimento

Entro luglio la Commissione UE dovrà valutare l’inclusione degli inceneritori nell’EU ETS. Vi raccontiamo il dibattito in corso tra gestori di rifiuti, associazioni industriali, ambientalisti

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

Il mercato europeo delle emissioni potrebbe interessare a breve anche gli inceneritori. Entro il luglio di quest’anno infatti, la Commissione dovrà valutare la fattibilità di una loro effettiva inclusione nell’EU ETS (Emission Trading System) a partire dal 2028. Alterando il sistema di gestione dei rifiuti e spignendolo verso un maggior ricorso alle discariche, senza effetti positivi sulle emissioni, secondo i detrattori. Favorendo il principio “chi inquina paga”, garantendo un’applicazione più coerente del mercato del carbonio e incentivando l’economia circolare, secondo i fautori. I portatori d’interesse, insomma, cercano di orientare la scelta dell’esecutivo UE. Di seguito le loro ragioni. Ma un passo alla volta.

ETS e inceneritori

Come EconomiaCircolare.com ha già raccontato, l’EU ETS è il mercato europeo della CO₂: invece di vietare direttamente le emissioni, si mette un prezzo all’inquinamento, attraverso un meccanismo cap-and-trade.

Viene stabilito un limite totale di emissioni (cap, tetto massimo) per ciascuno dei settori coinvolti. Questo limite, e quindi l’anidride carbonica emessa, diminuisce ogni anno.  Il cap viene tradotto quote (EUA – European Union Allowances): 1 quota corrisponde al diritto ad emettere 1 tonnellata di CO₂. Parte delle quote (sempre meno) vengono assegnate gratuitamente ad alcune aziende nei settori più inquinanti (ed esposti a rischio di delocalizzazione). Le altre sono messe all’asta. Un’azienda può emettere solo quanto coperto dalle quote che possiede (acquistate o avute gratuitamente), altrimenti deve comprarne (trade, scambio) sul mercato. Se emette meno può vendere le proprie quote.

l suo scopo, come ha spiegato la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen, non è soltanto fissare un prezzo delle emissioni, secondo il principio chi inquina paga, ma anche di incentivare le aziende a investire in tecnologie a basse emissioni, dato il costo crescente della CO₂.

Attualmente l’ETS copre energia, industria e trasporti marittimo e aerei. Un ampliamento del perimetro l’ETS (cosiddetto ETS2), la cui applicazione è stata posticipata dal gennaio 2027 all’anno successivo, include anche trasporto su strada e riscaldamento.

L’incenerimento dei rifiuti urbani è ad oggi escluso. Ma dal primo gennaio 2024 è stato introdotto l’obbligo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni dei termovalorizzatori (ma solo quelli con potenza termica nominale totale superiore a 20 MW). Ed entro il luglio di quest’anno (lo prevede l’articolo 30 della direttiva EU ETS) la Commissione dovrà valutare la fattibilità di una loro effettiva inclusione a partire dal 2028. Nei negoziati sulla riforma ETS è stato previsto che, anche in caso di inclusione dal 2028, gli Stati membri possano rinviare (opt-out) l’applicazione fino al 2030 al massimo (opzione probabile, stando anche al citato slittamento dell’avvio dell’ETS2 e, non secondariamente, alla crisi legata alla guerra scatenata in Iran).

Come già ricordato, la possibile introduzione dell’incenerimento tra i settori ETS ha dato il là ad un acceso dibattito.

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Foto: Canva

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Contrari i gestori dei rifiuti 

Assoambiente (l’Associazione che rappresenta le imprese che operano nel settore dell’igiene urbana e smaltimento rifiuti) e altre associazioni europee del settore (FNADE/Francia, ASELIP/Spagna, VOEB/Austria) hanno sottoscritto un documento congiunto per ribadire la “non adeguatezza” del sistema ETS a promuovere la riduzione delle emissioni per gli impianti di termovalorizzazione e, più in generale, per il settore dei rifiuti. Secondo le associazioni non è stato tenuto adeguatamente conto del fatto che nei Paesi in cui gli inceneritori sono tenuti ad acquistare crediti di carbonio (in alcuni stati la norma è stata già prevista) “non solo non si sta verificando una effettiva riduzione delle emissioni di CO2 ma neanche un aumento del riciclo”.  L’inclusione dell’incenerimento dei rifiuti urbani nell’ETS, sottolineano i firmatari, “potrebbe portare a dirottare alcuni rifiuti verso trattamenti meno virtuosi”: leggi la discarica o l’export. Secondo Assoambiente e le associazioni europee di gestori dei rifiuti, inoltre, a pagare i costi dell’ETS potrebbe essere, in ultima analisi, i cittadini.

“L’inclusione degli impianti di incenerimento nel sistema ETS dell’UE, senza alcuna misura complementare aggiuntiva, non è adeguata per ottenere riduzioni delle emissioni nel settore della gestione dei rifiuti” anche secondo FEAD, federazione che rappresenta il settore privato della gestione dei rifiuti in Europa, con 20 federazioni nazionali (inclusa ASSOAMBIENTE, ad esempio) e 3.000 aziende operanti nel settore. La termovalorizzazione, afferma l’associazione, “comporta emissioni difficili da abbattere, che gli operatori non possono mitigare in modo proattivo se non attraverso la cattura del carbonio. In assenza di tale misura, l’unico modo per ridurre le emissioni sarebbe chiudere gli impianti o rifiutare determinati rifiuti”.

Per questo motivo, afferma FEAD, “finché non saranno state implementate le infrastrutture, il quadro giuridico e il sostegno necessari, un prezzo del carbonio per l’incenerimento porterà solo a costi di trattamento più elevati, il che significa anche costi più elevati per il trattamento dei residui di riciclaggio”.

Perplessità anche dalla la società italiana di consulenza Althesys, secondo la quale la scelta “potrebbe generare diversi effetti negativi da non sottovalutare”. Althesys stima che la tariffa di conferimento dei rifiuti potrebbe aumentare del +37%, con maggiori costi per cittadini e imprese. Potrebbe rendere più conveniente la discarica o lo smaltimento all’estero, a fronte di “un’efficacia ambientale limitata”: gli impianti di termovalorizzazione “non possono cambiare ‘combustibile’, dato che il loro ruolo è smaltire i rifiuti residui, la cui composizione dipende dai cittadini e dalle modalità di raccolta locali”.

Per questo l’auspicio di Althesys è che “l’eventuale applicazione del sistema EU ETS agli impianti di incenerimento sia esaminata molto attentamente, con una valutazione costi-benefici approfondita, unitamente alle possibili alternative”.

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La lettera a favore firmata da industrie e ambientalisti

Di tutt’altro parere una coalizione europea di 23 associazioni industriali, imprese e organizzazioni ambientaliste. Tra i firmatari soggetti come Business for a Better Tomorrow, che riunisce imprese impegnate nella decarbonizzazione; CEFLEX – Circular Economy for Flexible Packaging, piattaforma industriale per promuovere la circolarità degli imballaggi flessibili; la federazione europea di imprese sostenibili Ecopreneur.eu; l’associazione europea dell’industria degli imballaggi metallici Metal Packaging Europe (MPE). E poi la Ellen MacArthur Foundation e le associazioni ambientaliste ECOS, European Environmental Bureau (EEB), Zero Waste Europe.

Questi 23 soggetti hanno chiesto alla Commissione UE di rispettare il mandato previsto dalla direttiva ETS e presentare entro quest’anno una proposta legislativa per includere nel sistema sia gli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani sia le discariche, con entrata in vigore dal 2028.

Secondo la coalizione, infatti, l’attuale esclusione di questi settori “indebolisce l’efficacia del mercato del carbonio e genera segnali economici distorti”. Gli inceneritori, ricordano i firmatari, producono oltre 95 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente all’anno, mentre le discariche emettono metano. Inoltre, “una quota rilevante delle emissioni deriva dalla distruzione di materiali riciclabili, ostacolando gli obiettivi europei di economia circolare”. L’inclusione nel sistema ETS, sostengono i firmatari, introdurrebbe un prezzo sulle emissioni capace di disincentivare l’incenerimento e lo smaltimento in discarica, favorendo invece riciclo e riuso, rafforzando al contempo la sicurezza delle risorse e la resilienza industriale europea. In sintesi, “l’inclusione degli inceneritori e delle discariche nel sistema ETS dell’UE non solo è fondamentale per salvaguardare l’integrità climatica, ma rappresenta anche una necessità strategica ed economica per garantire la resilienza industriale, la sicurezza delle risorse e la transizione verso l’economia circolare in Europa”.

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Il nuovo studio di Zero Waste Europe

Secondo Janek Vahk, responsabile delle politiche “Zero Pollution” di Zero Waste Europe, “i segnali di prezzo da soli non determinano i flussi di rifiuti in Europa”. I timori relativi al trasferimento dei rifiuti dall’incenerimento alle discariche a causa dell’aumento dei costi “sono in gran parte infondati” una nota dell’associazione. Uno studio redatto da Equanimator per ZWE e pubblicato ieri afferma “che le attuali politiche dell’UE, le normative nazionali e le strutture di mercato continueranno a limitare il ricorso alle discariche e a favorire una migliore gestione dei rifiuti”.

Vediamo i motivi. L’uso delle discariche è già fortemente limitato nei paesi Ue, ricorda ZWE (ad esempio Belgio, Germania e Svezia, dove meno del 5% dei rifiuti urbani viene smaltito in discarica): “Ciò lascia pochissimo margine per un aumento dei conferimenti”. Le tasse sulle discariche e i requisiti obbligatori di pretrattamento rendono poi lo smaltimento in discarica “più costoso dell’incenerimento nella maggior parte dei casi, anche con l’aggiunta dei costi del carbonio”. I rischi additati dai detrattori della misura sarebbero “limitati e localizzati” perché “solo un numero esiguo di paesi con bassi costi di smaltimento in discarica e un’applicazione più debole delle norme potrebbe trovarsi ad affrontare rischi marginali” di passaggio dall’incenerimento alla discarica. Ancora: visto che i tassi di riciclaggio sono destinati ad aumentare, “i costi più elevati per i flussi di rifiuti di origine fossile (in particolare la plastica) creeranno incentivi per una migliore selezione e un miglior riciclaggio piuttosto che per lo smaltimento”.

ETS inceneritori
Fonte: ZWE

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