In Europa i rifiuti urbani sono aumentati dell’8% in 10 anni: ne gettiamo in media 1,5 chili al giorno

Eurostat ha pubblicato i dati ufficiali sui rifiuti urbani prodotti dai paesi UE: quelli pro capite sono aumentati in media dell’8% tra il 2014 e il 2024. Ma ci sono paesi in controtendenza. Aumentano anche riciclo e incenerimento. Attenzione però ai metodi di calcolo

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

Quanti rifiuti urbani produciamo in Europa? Tanti. Eurostat, l’ufficio statistico europeo, ha diffuso le ultime statistiche ufficiali che, pur con differenze non irrilevanti nelle metodologie impiegate, raccontano di un continente dove ciascun cittadino e cittadina dalla nascita in poi getta nella pattumiera (o gettava, i dati fanno riferimento al 2024) 517 chilogrammi di rifiuti in un anno: poco meno di un chilo e mezzo al giorno. Le rilevazioni dell’anno prima indicavano 511 kg: un anno che ha visto la produzione aumentare dell’8%, che vuol dire 6 kilogrammi a testa in più. Ogni mese del 2024 ci ha visto produrre mezzo chilo di rifiuti in più rispetto allo stesso mese dell’anno prima.

In totale, nei paesi UE sono stati prodotti 234,4 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani (questa volta i dati riguardano il 2023: dati meno freschi ma più solidi, come vedremo poi).

rifiuti urbani Eurostat

Le grandi differenze tra i paesi UE

Ovviamente non tutti i paesi mostrano le stesse performance. E le differenze sono significative: dai 782 kg pro capite dell’Austria (più di due chili a testa al giorno, dati 2023) e dai 755 della Danimarca (due chili esatti al giorno) ai 305 della Romania (8 etti al giorno, dati 2023) ai 375 dell’Estonia (praticamente un chilo al giorno) o ai 387 della Polonia.

Queste variazioni, evidenzia Eurostat, “riflettono le differenze nei modelli di consumo e nel benessere economico, ma dipendono anche dalle modalità di raccolta e gestione dei rifiuti urbani”. Esistono infatti differenze tra i vari paesi per quanto riguarda la misura in cui i rifiuti provenienti dal commercio, dall’industria e dall’amministrazione vengono raccolti e gestiti insieme ai rifiuti domestici. Quindi le differenze citate sono in parte reali, in parte frutto di uno strabismo indotto dalla misurazione.

Anche le tendenze sono difformi tra i paesi UE. Se dal 2014 la quantità di rifiuti urbani pro capite è aumentata in 20 paesi dell’UE, con i tassi peggiori in Belgio (+274 kg, 27 chilogrammi un più ogni anno), Cechia (+228 kg) e Austria (+217 kg) ci sono anche paesi dove la produzione è calata: “Le maggiori diminuzioni – spiega Eurostat – sono state riscontrate nei Paesi Bassi (-54 kg, un chilo in meno a settimana), in Danimarca (-53 kg) e in Finlandia (-25 kg).

rifiuti urbani Eurostat

Per l’Italia si osserva una fase di calo tra il 2004 (539 kg pro capite) e il 2013 (490) e poi uno stallo (nel 2021, ultimo dato disponibile per l’Italia, 495 chili).

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La composizione

L’analisi della composizione dei rifiuti, calcolata come media a livello dell’UE (dati 2023), indica che la quota maggiore è costituita dai rifiuti organici, pari a 67,4 milioni di tonnellate (28,8% del totale). La seconda frazione più consistente era costituita dai rifiuti misti, pari a 47,5 milioni di tonnellate (20,3%).

Ma qui arrivano i problemi. Va notato infatti che 8 dei 27 paesi dell’UE (Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Germania, Ungheria, Lussemburgo, Paesi Bassi e Portogallo) non applicano un’analisi compositiva completa sui propri rifiuti misti: il che significa, sottolinea l’istituto di statistica “che i singoli materiali presenti nei rifiuti residui non vengono sempre disaggregati in flussi di rifiuti distinti. Di conseguenza, i rifiuti misti sono sovrarappresentati nei dati dell’UE, mentre gli altri materiali specifici sono sottorappresentati”.

Tanto che sette paesi – dal 33,4% in Danimarca al 79,2% in Portogallo – hanno registrato i “rifiuti misti” come flusso principale: sono appunti paesi che non hanno effettuato un’analisi sulla composizione dei propri “rifiuti misti”.

I dati indicano comunque quantità significative – 33,9 milioni di tonnellate, il 14,5% del totale – classificati come “altri”: etichetta che nel linguaggio delle statistiche UE include “tessili, batterie, RAEE, rifiuti ingombranti e “altri”).

I restanti flussi, in ordine decrescente per tonnellaggio, erano carta e cartone (32,6 milioni di tonnellate, il 13,9%), plastica (17,5 milioni di tonnellate, il 7,5%), vetro (14,8 milioni di tonnellate, 6,3%), legno (7,9 milioni di tonnellate, 3,4%) e metalli (6,9 milioni di tonnellate, 2,9%).

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Meno discarica più incenerimento

All’aumento dei rifiuti prodotti ha corrisposto il miglioramento complessivo della gestione. Il totale dei rifiuti urbani conferiti in discarica nell’UE è diminuito dal 61% del totale nel 1995 (121 milioni di tonnellate, 286 kg pro capite) al 24% nel 2024 (50 milioni di tonnellate, 110 kg pro capite).

Sono cresciuti invece riciclo e incenerimento. Mettiamo da parte un attimo il primo e stiamo sul secondo. Dal 1995, la quantità di rifiuti urbani inceneriti nell’UE è raddoppiata: +31 milioni di tonnellate, un aumento del 105%, raggiungendo i 61 milioni di tonnellate nel 2024. Passando da 70 kg pro capite a 135.

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Data set e riciclo

Prima di toccare il tema riciclo, dobbiamo fare una pausa metodologica e parlare di data set.

Leggendo i dati Eurostat si scopre che esistono due distinti set di dati relativi alla raccolta dei rifiuti urbani in Europa: il Questionario congiunto sulle statistiche dei rifiuti urbani (Municipal Waste Statistics Joint Questionnaire – MWS JQ) e gli Obblighi di rendicontazione sui rifiuti urbani (Municipal Waste Reporting Obligations – MWRO).

L’MWS JQ è “un set di dati statistici volontario con una lunga tradizione, sviluppato congiuntamente da Eurostat e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE)”: viene utilizzato per raccogliere e pubblicare dati dal 1995, “si concentra sulla produzione e sul trattamento dei rifiuti urbani ed è utilizzato principalmente per comprendere le tendenze nel tempo e supportare analisi e ricerche”. Ma non è collegato a obiettivi di conformità con le norme UE.

Al contrario, l’MWRO è “un requisito di rendicontazione dell’UE giuridicamente vincolante ai sensi della direttiva quadro sui rifiuti”. I dati che raccoglie vengono cioè utilizzati per verificare il rispetto degli obiettivi dell’UE in materia di riciclaggio dei rifiuti urbani (le norme UE prevedono che venga riciclato il 55% dei rifiuti urbani entro il 2025, il 60% entro il 2030 e il 65% entro il 2035). L’MWRO applica regole di calcolo più rigorose rispetto a quelle impiegate nell’altro data set, e “serve anche ad armonizzare i metodi di calcolo del riciclaggio tra i paesi dell’UE”.

Queste differenze fanno sì che i due set di dati “spesso non producono risultati identici”, evidenzia Eurostat.

Diverse anche le tempistiche di raccolta e pubblicazione. I dati volontari del MWS JQ vengono raccolti ogni novembre successivo all’anno solare in questione ed elaborati nel febbraio dell’”anno+2” (ad esempio i dati del 2025 vengono raccolti nel novembre 2026 e pubblicati nel febbraio 2027). I dati obbligatori del MWRO vengono trasmessi “nel giugno dell’anno+2 (ovvero 18 mesi dopo l’anno di riferimento) e pubblicati nel febbraio dell’anno+3”. Di conseguenza, il set di dati MWS JQ è in anticipo di un anno rispetto ai dati MWRO più recenti.

Quando descrive lo stato dell’arte del riciclo Eurostat impiega entrambi i data set. I dati relativi al 2024 sono dunque tratti dal Municipal Waste Statistics Joint Questionnaire (MWS JQ), mentre quelli sul 2023 fanno riferimento al Municipal Waste Reporting Obligations (MWRO).

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Il tasso di riciclo dei rifiuti urbani

E allora: quanto si ricicla? Spiega Eurostat che la quantità di rifiuti urbani riciclati (riciclaggio dei materiali e compostaggio) “è passata dal 19% del totale nel 1995 (37 milioni di tonnellate, 87 kg pro capite) al 48% nel 2024 (111 milioni di tonnellate, 248 kg pro capite)”.  Ciò significa “che il 48,1% della quantità totale di tali rifiuti urbani generati pro capite è stato riciclato, rispetto al 48,0% del 2023 (246 kg a persona) e un miglioramento più significativo rispetto al 43,0 % del 2014 (208 kg a persona)”. Si tratta di una crescita del tasso di riciclo dei rifiuti pro capite del 19% in 10 anni.

Quando leggiamo “2024” capiamo che abbiamo a cha fare coi dati più recenti ma per certi versi meno solidi, quelli del MWS JQ.

Se guardiamo invece tra i dati MWRO le cose si complicano. Non solo perché siamo un anno in ritardo rispetto a quelli del MWS JQ, ma anche per il metodo di calcolo.

Nel tempo, il legislatore europeo ha aggiornato e perfezionato il metodo di calcolo dei rifiuti riciclati: a partire dal 2025, infatti, tutti i paesi dovranno calcolare il proprio volume nazionale di rifiuti urbani riciclati seguendo “nuove norme” più rigorose e basate ad esempio sull’identificazione di uno specifico punto di calcolo che “garantiscono dati più accurati e comparabili tra i vari paesi”. Eurostat spiega che “la maggior parte dei paesi sta già utilizzando questo metodo per dimostrare la conformità nel 2023”, mentre “nove paesi continuano a comunicare i dati relativi alle ‘vecchie norme’ […] ammesse per la misurazione rispetto all’obiettivo del 50% fino ai dati relativi all’anno 2024”: si tratta di Croazia, Danimarca, Estonia, Francia, Finlandia, Ungheria, Irlanda, Italia e Polonia. Le vecchie norme consentivano agli stati membri di calcolare i tassi di riciclaggio utilizzando metodi diversi e utilizzando solo flussi di rifiuti selezionati (ad esempio carta, metallo, plastica e vetro), “con requisiti di rendicontazione meno rigorosi

E allora, secondo i dati del MWRO, “il tasso medio di preparazione dei rifiuti urbani al riutilizzo e al riciclaggio nell’UE-27 era pari al 43,3%” nel 2023 (a fronte del 48% di MWS JQ nel 2024).

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Obiettivi raggiunti?

Per restituire il panorama delle conformità nazionali agli obiettivi europei di riciclo, l’istituto di statistica europeo considera esclusivamente i paesi che per i dati del 2023 hanno utilizzato le nuove regole di calcolo. Sono 8 i paesi dell’UE che nel 2023 hanno raggiunto l’obiettivo del 50% (fissato per il 2020), tre dei quali hanno già raggiunto anche il 55% stabilito per il 2025. Si trattava di Austria (62,8%), Lussemburgo (56,5%), Belgio (55,8%), Paesi Bassi (54,6%), Slovenia (52,2%), Lettonia (50,6%) e Slovacchia (50,3%). Una nota è dedicata al nostro paese: “Anche l’Italia ha raggiunto l’obiettivo del 2020 secondo il metodo di calcolo delle ‘nuove regole’ (50,8%), sebbene abbia ufficialmente optato per il metodo delle ‘vecchie regole’ per dimostrare la conformità nel 2023”. Cinque paesi hanno invece riportato un tasso di riciclaggio totale dei rifiuti urbani inferiore al 20%: Romania (12,4%), Cipro (15,9%), Bulgaria (16,7%), Malta (17,3%) e Grecia (17,4%).

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