sabato 14 Marzo 2026

Se pure gli investitori falliscono gli obiettivi climatici

Un report di Reclaim Finance mostra che molti investitori fissano obiettivi climatici poco ambiziosi, frammentari e opachi, spesso scollegati da reali riduzioni delle emissioni. Senza piani di transizione solidi, metriche chiare e allineamento a 1,5 °C, il rischio di greenwashing resta alto

Enrica Muraglie
Enrica Muraglie
Giornalista indipendente, ha scritto per il manifesto, Altreconomia, L'Espresso. Fa parte della rete FADA.

“Il dovere fiduciario è sempre più inteso come comprensivo dell’azione climatica, poiché la gestione dei rischi climatici e l’allineamento agli obiettivi di sostenibilità sono parte integrante della tutela degli interessi di lungo periodo dei beneficiari”. Da questa premessa parte Fallimento degli obiettivi. Perché gli obiettivi climatici degli investitori non garantiscono la decarbonizzazione, report pubblicato a gennaio da Reclaim Finance.

Il rapporto analizza le politiche climatiche di 87 investitori. Considerando che un piano di transizione credibile richiede una pluralità di obiettivi, emerge un quadro critico: solo il 20% del campione ha definito più di cinque obiettivi climatici, mentre oltre un quinto non ne ha fissato alcuno.

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Il rischio di greenwashing

Gli obiettivi dovrebbero coprire decarbonizzazione, allineamento, engagement e investimenti in soluzioni climatiche su orizzonti di breve, medio e lungo periodo, coinvolgendo diversi settori economici, classi di attivi e gas serra. In realtà, secondo il report, gli impegni sono spesso frammentari, le metodologie poco trasparenti e la copertura degli attivi e delle emissioni limitata.

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Un numero rilevante di obiettivi risulta raggiunto molto prima della scadenza prevista. Un segnale che, per Reclaim Finance, indica “una scarsa ambizione iniziale e una debole connessione tra il raggiungimento degli obiettivi e la riduzione effettiva delle emissioni nel mondo reale”, soprattutto a fronte dell’aumento delle emissioni globali negli ultimi anni.

Gli obiettivi di allineamento, di investimento in soluzioni climatiche e di engagement si basano spesso su metriche vaghe, metodologie eterogenee e indicatori aggregati opachi, con un elevato rischio di greenwashing. In particolare, gli impegni di engagement raramente specificano obiettivi concreti, controparti, temi o meccanismi di escalation, risultando di fatto privi di reale efficacia operativa.

Come contribuire alla decarbonizzazione

Secondo Reclaim Finance, gli investitori possono contribuire alla decarbonizzazione dell’economia reale – quella degli investimenti in tecnologie, infrastrutture e capitale umano – attraverso diverse leve. Tra queste, la riallocazione del capitale dalle imprese ad alte emissioni verso aziende e tecnologie a basse emissioni e un engagement mirato per promuovere piani di transizione credibili, obiettivi di riduzione delle emissioni e una governance climatica più solida.

I mercati e le politiche pubbliche possono inoltre essere influenzati partecipando a coalizioni sul clima, sostenendo iniziative di trasparenza, esercitando attività di lobbying favorevoli al clima e promuovendo regolamentazioni che facilitino la finanza per la transizione. Plasmando sia l’offerta sia la domanda di capitale, gli investitori restano attori chiave per l’accelerazione del cambiamento sistemico necessario a raggiungere gli obiettivi climatici globali.

Alleanze indebolite

Negli ultimi sei anni, centinaia di gestori di attivi, fondi pensione e compagnie assicurative hanno fissato obiettivi climatici e aderito ad alleanze settoriali per il net zero, impegnandosi formalmente ad allinearsi a un’economia globale a emissioni nette zero entro il 2050.

L’impatto di queste alleanze sulle pratiche degli investitori, però, è stato limitato e disomogeneo. La Net-Zero Asset Owner Alliance si distingue per linee guida dettagliate sulla definizione degli obiettivi, mentre altre iniziative – come la Net Zero Asset Managers initiative e i Paris Aligned Asset Owners – hanno fatto ampio affidamento su quadri di riferimento di terze parti.

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Negli ultimi due anni, queste alleanze hanno inoltre attraversato una fase di forte instabilità, complice il contraccolpo globale anti-ESG e la rielezione di Donald Trump. Ne sono seguite ondate di abbandoni, lo scioglimento della Net-Zero Insurance Alliance nel 2023 e la sospensione delle attività della NZAM nel gennaio 2025, che dovrebbe ripartire nel 2026 senza l’obbligo di un impegno vincolante al net zero entro il 2050.

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Collegare gli obiettivi alla decarbonizzazione reale

Per Reclaim Finance, gli obiettivi climatici degli investitori devono fornire una direzione chiara e misurabile e inserirsi in un piano di transizione completo e coerente, capace di mobilitare tutte le leve disponibili. Devono inoltre essere allineati a traiettorie compatibili con il limite di 1,5 °C, senza o con un overshoot minimo, ed escludere l’uso dei crediti di carbonio negli obiettivi intermedi.

Ciò richiede obiettivi settoriali che coprano tutti i settori materiali, tutti gli ambiti di emissione e tutti i gas serra rilevanti, incluso il metano, oltre a una rendicontazione trasparente su metodologie e progressi. Le metodologie dovrebbero essere pienamente pubbliche e l’ammissibilità degli investimenti coerente con tassonomie consolidate, escludendo tecnologie che prolungano la vita delle attività legate ai combustibili fossili.

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