Un paio di settimane dopo la rielezione di Donald Trump, un gruppo di osservatori federali dei dati si è riunito nella sala da pranzo di Denice Ross. U.S. chief data scientist sotto l’amministrazione Biden, Ross aveva una visione chiarissima della quantità di informazioni raccolte dal governo federale e della loro importanza: dal monitoraggio delle boe oceaniche che guidano le rotte di navigazione sicura, alla valutazione della vulnerabilità delle comunità esposte a disastri climatici.
Quella sera, lei e i suoi ospiti hanno tolto le fotografie dalle pareti e le hanno sostituite con decine di post-it. Su ciascuno, uno scenario possibile: dati cancellati, oscurati, resi inaccessibili. Era già successo nel 2017, quando la prima amministrazione Trump aveva preso di mira la scienza del clima, la sanità e altri settori chiave. Poteva succedere di nuovo, e così è stato.
A un anno dall’inizio della nuova presidenza “praticamente tutto si è avverato” racconta al Time Ross, ora consulente senior presso la Federation of American Scientists.
Come sono stati salvati i dati
Il giorno dopo l’insediamento, il Climate and Economic Justice Screening Tool, lanciato sotto la presidenza Biden, è stato messo offline. È rimasto irraggiungibile solo 48 ore, poi è tornato disponibile grazie al lavoro del Public Environmental Data Partners (PEDP), una coalizione nata nel novembre 2024 con l’obiettivo di salvare i dati federali ambientali e climatici.
Da oltre un anno, più di una dozzina di gruppi collaborano a questo sforzo e molti sono guidati da donne. Dietro le quinte, una rete ampia di volontari, biblioteche, università e organizzazioni no profit lavora senza sosta, spesso nell’anonimato.
I numeri raccontano la portata dell’operazione: almeno 360 set di dati ambientali archiviati preventivamente, con altri 67 in fase di elaborazione. Salvati quasi 710 terabyte di dati dello Smithsonian, importante organizzazione di istruzione e ricerca, di cui 690 relativi a informazioni ambientali storiche. Oltre 311 mila set di dati di data.gov copiati e resi consultabili grazie all’Harvard Library Innovation Lab, inclusi quelli dell’Environmental Protection Agency e del Bureau of Land Management.
Alcuni strumenti sono stati ricostruiti da zero, come quello dello screening per la giustizia ambientale dell’EPA, climatr.gov e altri database fondamentali.

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Rendere i dati fruibili
Per motivi storici e di riferimento, è fondamentale creare copie delle informazioni che potrebbero andare perse. Ma salvare i dati non significa “solo” copiarli. I dati passati permettono di comprendere il mondo in un determinato momento storico e di analizzare le tendenze nel tempo. Il rischio, però, è che questa enorme biblioteca digitale resti inutilizzata. La domanda ora è come evitare che i dati rimangano archiviati su qualche server senza che nessuno li usi, ossia garantire che restino accessibili e utilizzabili.
La giustizia ambientale
Già prima dell’insediamento di Trump, a dicembre, Gretchen Gehrke, responsabile del programma di monitoraggio dei siti web dell’Environmental Data & Governance Initiative (EDGI), parte della coalizione PEDP, aveva fatto estrarre da un database dell’EPA oltre 21.500 piani di gestione dei rischi per impianti che utilizzano sostanze chimiche tossiche o pericolose. Informazioni cruciali, ad esempio, se uno di questi siti fosse colpito da un incendio o da una tempesta e iniziasse a contaminare una comunità.
Non era la prima volta. Gehrke aveva cofondato EDGI nel novembre 2016, dopo la prima elezione di Trump. Allora, i piani d’azione sul clima vennero rapidamente eliminati e, nell’aprile 2017, il sito dell’EPA sul cambiamento climatico fu reindirizzato a una pagina alternativa, per poi restituire solo un errore 404. Tutto ciò che riguardava il Clean Power Plan dell’amministrazione Obama fu cancellato.
Questa esperienza aveva preparato molti osservatori a una nuova offensiva, ma nessuno era pronto per la velocità e l’ampiezza degli eventi. Nei primi tre mesi della seconda amministrazione Trump, le modifiche ai siti web ambientali sono state il 70% in più rispetto allo stesso periodo del primo mandato. Nei primi sei mesi, EDGI ha documentato almeno 847 modifiche sostanziali, il 67% delle quali ha ridotto l’accesso del pubblico.
In cima alla lista dei dati da salvare c’erano quelli sulla giustizia ambientale. Kameron Kerger, che aveva lavorato su questi temi dal 2021 all’interno dell’U.S. Digital Service e del Council on Environmental Quality, temeva che il lavoro di un’intera carriera federale potesse scomparire. Uno dei primi grandi sforzi coordinati è stato infatti il recupero del Climate and Economic Justice Screening Tool, che consente di valutare il rischio ambientale ed economico di una comunità, dall’inquinamento atmosferico alla prevalenza dell’asma, fino ai livelli di reddito.
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I dati governativi sono insostituibili
È difficile quantificare quante decisioni dipendano dai dati ambientali federali. Servono a garantire la sicurezza dell’acqua potabile, a valutare nuovi progetti edilizi, a monitorare le emissioni, a supportare cause legali e a proteggere la salute pubblica. Sono utilizzati dal governo federale, dalle amministrazioni locali, dai ricercatori negli Stati Uniti e all’estero, dalle imprese e dai cittadini.
Esiste un database nordamericano per il monitoraggio dei pipistrelli, fondamentale per proteggerli e per preservare il loro valore economico per l’agricoltura. L’indice di salute della vegetazione è una risorsa chiave per monitorare la siccità e concedere sgravi fiscali agli agricoltori. L’American Community Survey del Census Bureau è essenziale per pianificare evacuazioni durante uragani, indicando quante famiglie non hanno accesso a un veicolo. Ma sono soltanto alcuni esempi
“Che si tratti di prendere decisioni aziendali o di decidere se comprare una casa in una zona soggetta a inondazioni”, dice Ross, “i dati governativi sono insostituibili”.
Come se il Paese fosse sotto attacco dall’esterno
Alla fine di maggio è stato licenziato l’intero team editoriale di climate.gov, l’archivio scientifico sul clima della National Oceanic and Atmospheric Administration. A luglio, il sito è stato reindirizzato a una pagina statica della NOAA, non più aggiornata. Rebecca Lindsey, ex responsabile del sito, ha iniziato a temere che climate.gov potesse essere cancellato del tutto o, peggio, usato per diffondere disinformazione. Da qui la decisione di creare un successore indipendente e apartitico: Climate.us (sotto il video di presentazione del progetto).
Il lavoro è instabile, poco visibile e spesso lento. Molti hanno dovuto imparare da zero come costruire siti web, raccogliere fondi, sostenere economicamente progetti complessi. Per chi lavora come volontario o con finanziamenti minimi, le pressioni personali sono enormi: la perdita dell’assicurazione sanitaria, l’incertezza sul reddito, la possibilità di dover abbandonare i progetti per sopravvivere.
Replicare e mantenere aggiornate banche dati nazionali è un compito enorme, che in condizioni normali spetterebbe solo allo Stato. “Questo livello di archiviazione di solito avviene quando un Paese è sotto attacco dall’esterno. Qui l’attacco è interno”, dichiara Jessie Mahr dell’Environmental Policy Innovation Center.
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