In ogni crisi, soprattutto quelle economiche, ci sono diverse fasi. La prima fase è quella della negazione, e di solito si preferisce aggrapparsi ai “bei vecchi tempi”, quando si era in forza. Poi c’è la preoccupazione, che si fa via via crescente, fino a giungere alla stagnazione. Solo a questo punto si ammetterà che c’è una crisi: si paventeranno diverse ipotesi per superarla, fino a quando (è l’auspicio) si troverà una soluzione, o preferibilmente più soluzioni, per superarla. Con il riciclo, e soprattutto con il riciclo della plstica, siamo alla fase dell’ammissione.
Operatori, consorzi e governi non negano più le difficoltà di un settore che, soprattutto in Italia, è stato raccontato negli anni come il fiore all’occhiello dell’economia circolare – pur se è al penultimo gradino della gerarchia dei rifiuti. Ma la crisi del riciclo – ribadiamo, soprattutto della plastica ma non solo, anche il settore della carta e cartone è in difficoltà – è ormai realtà. Ha attraversato tutto il 2025, è esplosa nella seconda metà dell’anno e in questo 2026 promette di peggiorare, a meno di interventi radicali.
I motivi della crisi sono noti, e si devono soprattutto all’aumento dei costi energetici, ai bassi prezzi della plastica vergine e alla concorrenza (non sempre leale) dei produttori cinesi. Una crisi che nel nostro Paese ha portato, almeno parzialmente, allo stop degli impianti di riciclo a fine 2025, fino a mandare in tilt la filiera a monte, quella della raccolta differenziata dei rifiuti in plastica. E in particolare i centri di stoccaggio che sono a metà strada tra i cassonetti da svuotare giorno dopo giorno e gli impianti di trattamento, che invece hanno chiuso i battenti o hanno rallentato le attività.
Un ingorgo che, appunto, potrebbe persino ingrossarsi se non si agisce in tempo. Ma serve una visione che vada oltre l’urgenza, e che arrivi ad esempio ad interrogarsi sulla necessità primaria di combattere la sovrapproduzione di plastica. Questi e altri temi sono al centro di questo nuovo Speciale, in cui troverete la cronaca, l’analisi, le voci dei portatori d’interesse e delle istituzioni, e molto altro. Come sempre ne approfittiamo per rilanciare l’invito a inoltrarci contributi, spunti, riflessioni e critiche. Un invito alla partecipazione che reputiamo ancor più necessario per una crisi che appare non solo quella di uno o più settori ma una nuova crisi sistemica.
Andrea Turco
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