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mercoledì, Giugno 19, 2024

Riciclo meccanico della plastica, “settore in stagnazione”

Pesano le materie prime low cost asiatiche e la poca chiarezza e garanzia sull’import di riciclato. Presentato il Report ASSORIMAP (Associazione riciclatori materie plastiche) sul riciclo meccanico

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, un passato nell’associazionismo e nella ricerca non profit, collabora con diverse testate

Il fatturato settoriale sviluppato nel corso del 2022 dall’industria nazionale del riciclo meccanico ha ampiamente superato il miliardo di Euro (1.134,48 milioni). Un dato in crescita del 17,8% rispetto all’anno precedente, a fonte di una lieve contrazione (-1,5%,) nella produzione di materie prime seconde (785mila tonnellate) provenienti dal riciclo meccanico dei rifiuti post-consumo. Lo ha certificato il Report ASSORIMAP sul riciclo meccanico delle materie plastiche, elaborato da Plastic Consult e presentato la scorsa settimana a Roma. “La forte crescita del valore dei riciclati prodotti deriva unicamente dal forte incremento dei prezzi di vendita in un contesto di stagnazione / contrazione dei volumi complessivi”, leggiamo nel report: un aumento “resosi necessario per mantenere la continuità aziendale nel corso di un esercizio caratterizzato da una crescita spropositata delle principali componenti di costo (feedstock per il riciclo, costi energetici, costi di trasporto)”.

Nell’attività di riciclo delle materie plastiche sono attive, nel complesso, oltre 350 aziende, inclusi raccoglitori e selezionatori di rifiuti e scarti industriali (escluse le società di raccolta rifiuti urbani). I produttori di materie prime seconde sono circa 200, comprendendo la lavorazione degli scarti industriali e le aziende che producono macinati, così come i trasformatori di plastiche integrati a monte nel processo del riciclo.

Walter Regis, presidente di ASSORIMAP – che associa riciclatori e rigeneratori di materie plastiche – per la filiera del riciclo meccanico parlate di un contesto di stagnazione.

Infatti. Pur essendo leader mondiali nella tecnologia e nella qualità del riciclato, non abbiamo un mercato interno che riesca ad assorbire tutti i problemi congiunturali e strutturali in Europa e nel mondo.  Attraversiamo una fase molto delicata, per questo alla politica chiediamo misure coordinate e strutturate che possano finalmente dare una svolta ad un comparto che rappresenta il made in Italy e che non va svalutato.

riciclo plastica
Foto ASSORIMAP: Walter Regis
Se il green public procurement (GPP) fosse realmente applicato potrebbe fare la differenza?

Potrebbe. Abbiamo norme importanti fin dal 2001, purtroppo mancano i controlli. E si lascia così spazio al solo aspetto economico dell’offerta. Questo chiaramente non permette di far decollare il settore.

Tra le criticità del settore indicate una competizione internazionale non sempre trasparente “(Paesi ‘low cost’, in particolare extra UE)” e invocate la “necessità di una catena di tracciabilità delle materie prime (MPS) attraverso sistemi e schemi di certificazione qualificati e accreditati a livello europeo: una necessità per tutelare il mercato da vere e proprie frodi”. Durante l’incontro a Roma, Antonello Ciotti, presidente Petcore Europe (PET COntainer REcycling, l’associazione che rappresenta l’intera catena del valore del PET in Europa) ha affermato che quello delle importazioni è un “grosso problema”, e che la quota di riciclato nei prodotti fissata dalle norme UE “dovrebbe essere basata su raccolte europee” e non extra Ue.

Infatti. Per questo chiediamo interventi strutturati e agevolazioni per la materia prima seconda post consumo tracciata, certificata e possibilmente da raccolta differenziata: non perché l’altro riciclato non sia importante, ma perché il riciclo da raccolta differenziata è più complicato, e le nostre imprese sono ad alta dinamicità industriale, con investimenti continui. Per questo vanno supportate.

Leggi anche lo SPECIALE | REGOLAMENTO IMBALLAGGI

Scorrendo il rapporto sul riclo meccanico che avete presentato, sembra che ad ASSORIMAP i confini dei soli imballaggi stiano un po’ stretti. 

Limitarci ai soli imballaggi è riduttivo. Ad esempio per le disposizioni sul contenuto minimo di prodotti riciclato, che sono importantissime. Visto che gli imballaggi immessi al consumo sono circa 2,2 milioni di tonnellate su un totale di 8 milioni di produzione complessiva di beni in plastica, perché dimenticare i 6 milioni di tonnellate di altri beni? Solo perché l’Ue indica obiettivi per i soli imballaggi e perché per gli imballaggi è più facile? Ci sembra riduttivo.

E poi anche e soprattutto le altre filiere (auto, elettrodomestici, articoli casalinghi, giocattoli, edilizia e costruzioni) dovranno contribuire, attraverso sistemi di EPR in essere o in fase di costituzione, ad una maggiore disponibilità di feedstock per l’industria del riciclo meccanico.

Dottor Regis, in questa fase di stagnazione, con l’Agenzia europea per l’ambiente che riconosce che l’Italia è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di riciclo degli imballaggi al 2025 fatta eccezione per la sola plastica, i fondi del PNRR cambieranno le cose?

ASSORIMAP rappresenta principalmente l’industria privata, e l’industria privata nel PNRR non ha avuto risposte sufficienti. Sia per le risorse limitate: 150 milioni di euro rispetto a esigenze per lo meno 10 volte superiori. E anche perché nello stesso capitolo troviamo anche il riciclo chimico, che chiederà importanti investimenti e assorbirà le poche risorse disponibili.

Cosa mi dice della proposta di regolamento sugli imballaggi?

La proposta contiene misure molto importanti, come il contenuto minimo di riciclato, o come l’ecodesign, che consentirebbe a tutti gli imballaggi di essere progettati e prodotti per essere riciclati: questo sicuramente aiuterebbe molto nel raggiungere gli obiettivi europei.

Però?

Però c’è un problema, se si vuole cambiare un sistema che funziona, quello del riciclo, e immettere elementi nuovi, come il riutilizzo. Questo a nostro avviso potrebbe in qualche modo danneggiare il nostro sistema virtuoso e performante, andando a ledere imprese che hanno investito moltissimo.

Leggi anche: Regolamento Ue sugli imballaggi, la Commissione alleggerisce qualche target ma tira dritto sui principi

La quota obbligatoria di materia prima da riciclo prevista per i nuovi imballaggi dalla proposta di regolamento (articolo 7) e dalla direttiva sulla plastica monouso (SUP) non potrebbe compensare la riduzione della produzione legata al maggior riutilizzo degli imballaggi?

Sulla questione del riutilizzo siamo molto preoccupati perché potrebbe alterare un sistema che oggi funziona. Per questo l’Italia deve far sentire la propria voce e arrivare ad un risultato che riconosca il lavoro fatto dal Paese e le performance raggiunte.

C’è un dibattito nel nostro Paese sul deposito cauzionale (DRS – Deposit Return System o Scheme), la cui introduzione in Italia è prevista dal decreto Semplificazioni del luglio 2021. ASSORIMAP che idea se ne è fatta? Sarà importante per arrivare agli obiettivi di riciclo bottle-to-bottle sottesi alla direttiva SUP oppure no?

Il deposito su cauzione è un sistema che nel nord Europa ha garantito ritorni importanti. Ma la soglia del 90% di riciclo prevista per evitare l’obbligo di implementare questo sistema è forse troppo alta. Secondo noi un sistema di riciclo che potesse arrivare a obiettivi del 75-80% sarebbe uno strumento importante da conservare e non da abbandonare a fronte del deposito cauzionale.

Leggi anche: lo Speciale sul Deposito su cauzione

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