L’importanza dell’economia circolare per rispondere alla mancanza di alluminio nell’UE

Tra i materiali strategici del futuro a breve termine c’è l’alluminio, sulle cui forniture l’Unione Europea è in difficoltà. Preoccupano i prezzi elevati dei rottami e gli alti volumi di esportazione, col rischio che l'intera industria diventi insostenibile. Ecco perché la Commissione lancia una consultazione pubblica

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Redazione EconomiaCircolare.com

Con la crescente domanda di tecnologie per le energie rinnovabili, i veicoli elettrici e il settore aerospaziale, si prevede un aumento significativo della domanda di alluminio nell’UE al 2050. Eppure questo metallo prezioso sta affrontando in questo periodo una crisi di approvvigionamento nei 27 Stati membri dell’Unione Europea, nonostante sia uno dei metalli più diffusi sulla terra. Per questo motivo la Commissione ha lanciato una consultazione pubblica, che scade il 31 gennaio 2025, che “mira ad affrontare il problema dell’insufficiente disponibilità e dell’accessibilità delle materie prime secondarie per il settore dell’alluminio”.

Rivolta ai portatori di interesse e più in generale alla cittadinanza europea, la consultazione mira contempla diverse possibili misure da adottare – dai dazi all’esportazione sui rottami di alluminio ai contingenti tariffari. Anche se va considerato che sull’alluminio la Commissione ha già in parte legiferato. Lo ha fatto ad esempio più recentemente nel piano RESource UE e, più indietro nel tempo, nel Piano d’azione per la siderurgia e la metallurgia (adottato a marzo 2025).

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Foto: Commissione Europea

Nel momento in cui scriviamo i feedback giunti sono più di trenta. “Il mercato dell’alluminio è molto dinamico – scrive la Commissione nella sua proposta di consultazione – Pertanto un aspetto fondamentale dell’azione dell’UE sarà che la Commissione riesamini periodicamente la misura. L’iniziativa comprenderà un meccanismo di riesame che permetta alla Commissione di monitorare l’impatto della misura e adattarla velocemente agli sviluppi del mercato”.

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Il tesoro nascosto dei rottami di alluminio

Per ridurre le dipendenze dall’estero è noto che una soluzione è un massiccio ricorso all’economia circolare. Lo sostiene la stessa Commissione nella proposta di consultazione, attraverso l’ampio spazio concesso ai rottami di alluminio. Rottami che tuttavia, nonostante la loro importanza, continuano a essere dirottati fuori dal perimetro europeo.  “Tale incremento nei volumi delle esportazioni di rottami di alluminio dell’UE è dovuto in gran parte all’aumento dei prezzi globali e della domanda di rottami – scrive la Commissione – Alcuni Paesi applicano sovvenzioni sleali per sostenere le loro industrie di riciclaggio e produzione di metalli, consentendo ai produttori locali di pagare prezzi più elevati per i rottami”.

rottami alluminio

Torna, dunque, il problema delle politiche nazionali degli Stati membri che, invece di cooperare, preferiscono incentivare la concorrenza interna. Sul fronte dei rottami di alluminio ciò si traduce in uno spropositato aumento dei prezzi, quasi l’80% dal 2019. Con prezzi così alti, ovviamente, si riducono anche i margini di profitto dei produttori di alluminio – tipicamente fonderie e raffinerie. Ne consegue che attualmente la produzione di alluminio dell’UE riesce a soddisfare appena il 52% della domanda interna dell’UE. 

“Tuttavia una quota che può arrivare al 43% di tale domanda è garantita grazie al riciclaggio dei rottami – sottolinea ancora la Commissione – Vista la carenza di fattori di produzione a prezzi accessibili, l’industria dell’alluminio ha iniziato ad affrontare gravi difficoltà, che hanno già portato alla chiusura di alcuni impianti nell’UE durante quest’anno. Gli investimenti nel riciclaggio sono stati rinviati e la capacità di riciclaggio è stata ridotta. Secondo l’industria dell’alluminio, circa 30 imprese – che insieme arrivano circa al 65% della capacità di riciclaggio dell’alluminio – stanno attraversando condizioni economiche difficili”.

Da una parte, dunque, gli elevati prezzi dei rottami di alluminio e dall’altra gli elevati volumi di esportazione degli stessi. Un incrocio che rappresenta un serio rischio non solo per la sostenibilità economica del settore dell’alluminio dell’UE ma anche per gli obiettivi ambientali. Ecco perché la Commissione ha lanciato una consultazione pubblica. Per evitare che l’industria dell’alluminio diventi insostenibile a medio e lungo termine. Uno scenario assolutamente da evitare, in questo complesso momento storico.

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