Procedura d’infrazione contro l’Italia per le norme sulle discariche

La Commissione europea ha invitato l'Italia a recepire correttamente la direttiva relativa alle discariche di rifiuti

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

Le norme italiane sulle discariche non sono in linea con le direttive europee: Lo sostiene la Commissione europea, che per questo ha deciso di avviare una procedura di infrazione inviando una lettera di messa in mora all’Italia (INFR(2024)2268) per il “non corretto recepimento della direttiva relativa alle discariche di rifiuti (direttiva 1999/31/CE  modificata dalla direttiva (UE) 2018/850)”. Contestualmente una lettera di costituzione in mora è stata inviata, per lo stesso motivo, anche alla Francia.

Cosa prevede la direttiva

La direttiva sulle discariche di rifiuti stabilisce requisiti per “prevenire ripercussioni negative per la salute umana, l’acqua, il suolo e l’atmosfera”.

La direttiva:

  • stabilisce che Stati membri sono tenuti ad adottare misure per garantire che solo i rifiuti trattati vengano collocati in discarica;
  • fissa l’obiettivo di ridurre la quantità di rifiuti urbani collocati in discarica al 10 % entro il 2035;
  • vieta, a partire dal 2030, il collocamento in discarica di rifiuti idonei al riciclaggio o al recupero di altro tipo;
  • stabilisce regole per calcolare il conseguimento degli obiettivi di riduzione del collocamento in discarica.

rifiuti

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In cosa l’Italia non è in linea con la direttiva

Quali sono, secondo la Commissione, i punti della direttiva che il nostro Paese non ha recepito o ha recepito in modo non corretto? Stando alla procedura di messa in mora avviata dalla Commissione, l’Italia non avrebbe “definito correttamente”:

  • che i rifiuti sottoposti a incenerimento devono essere dichiarati come collocati in discarica;
  • il tipo di rifiuti che possono essere inviati a una discarica di rifiuti pericolosi;
  • le specifiche per lo stoccaggio temporaneo di mercurio metallico.

Inoltre il nostro Paese non avrebbe recepito correttamente:

  • alcune delle prescrizioni relative al monitoraggio del gas che si produce in discarica a causa della decomposizione dei rifiuti organici;
  • alcune prescrizioni relative al campionamento delle acque sotterranee nelle discariche.
Foto: Canva

Cosa succede ora

Come già indicato, la Commissione procede all’invio di lettere di costituzione in mora all’Italia. Questa è la prima fase di una procedura l’infrazione. E ora? Ecco cosa può succedere:

  • dal momento in cui il governo riceve la missiva, ha due mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione.
  • se lo stato membro non risponde, o risponde in maniera non soddisfacente, la Commissione può decidere di mandare un parere motivatoin cui chiede di adempiere alle mancanze normative entro un dato giorno (è, ad esempio, quello che sta succedendo sempre all’Italia per il mancato recepimento della Direttiva RED III sulle fonti energetiche rinnovabili);
  • se lo stato membro continua a non adempiere, la Commissione può decidere di aprire un contenzioso facendo ricorso alla Corte europea di giustizia; se quest’ultima ritiene che il Paese in questione abbia effettivamente violato il diritto dell’unione, può emettere una sentenza richiedendo alle autorità nazionali di adottare le giuste misure per adeguarsi;
  • se, nonostante la sentenza della Corte di giustizia, il Paese continua a non correggere la situazione, la Commissione può deferirlo nuovamente alla Corte proponendo che questa imponga sanzioni pecuniarie (somma forfettaria e/o pagamenti giornalieri).

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Aggiornamento del 27 febbraio 2025

Ad oggi (27 febbraio 2025), secondo il Dipartimento per gli affari europei della presidenza del Consiglio dei ministri, le procedure di infrazione a carico del nostro Paese sono 63 di cui 49 per violazione del diritto dell’Unione e 14 per mancato recepimento di direttive. Sempre secondo il Dipartimento, se dividiamo i procedimenti per temi, quelli di natura ambientale (23) sono la larghissima maggioranza.

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Fonte: Dipartimento per gli affari europei

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