Agenzia UE per la chimica: norme sui PFAS non sono adeguate, ok a restrizioni

I pareri scientifici di due comitati dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) sostengono la proposta di bando per un gran numero di PFAS proposta da Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

Con una nota l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (European Chemicals Agency, ECHA) ha annunciato ieri che i due comitati scientifici incaricati di valutare la richiesta di messa al bando di un ampio numero di PFAS “sostengono un’azione a livello dell’Unione europea, con adeguate deroghe e misure di controllo, per affrontare i rischi crescenti e di lunga durata che le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) comportano per le persone e l’ambiente”.

Si tratta del parere del RAC (Risk Assessment Committee) e della bozza di parere del SEAC (Socio-Economic Analysis Committee). Entrambi, fa sapere l’ECHA, “sostengono una restrizione a livello dell’UE, fatta salva l’applicazione di deroghe specifiche”. Restrizione che dovrebbe riguardare produzione, immissione sul mercato e uso dei PFAS, ed essere accompagnata, in caso di deroghe, “da misure efficaci volte a ridurre al minimo le emissioni”.

La proposta di limitazione è arrivata nel 2023 da GermaniaDanimarcaPaesi BassiNorvegia e Svezia e riguarda circa 10 000 sostanze. Alla pubblicazione, come previsto dalla normativa UE, ha fatto seguito una consultazione di 6 mesi durante la quale le parti interessate hanno fornito più di 5 600 commenti.

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RAC: servono nuovi interventi normativi UE per gestire il rischio PFAS

“I PFAS comportano rischi crescenti per le persone e l’ambiente” afferma il Risk Assessment Committee nel suo parere definitivo, approvato il 2 marzo scorso. In cui si ricorda che abbiamo a che fare con “sostanze altamente persistenti, che permangono nell’ambiente per lunghi periodi, si spostano su lunghe distanze e contaminano le acque sotterranee e il suolo, mentre alcune causano gravi problemi di salute, quali tumori e danni alla riproduzione”. Alla luce di queste evidenze, il RAC ritiene che “le misure normative attualmente in vigore non siano sufficienti a controllarne le emissioni e che, pertanto, siano necessari ulteriori interventi normativi a livello dell’UE per gestire i rischi”.

“Il parere finale del RAC e le prove scientifiche dimostrano chiaramente che i PFAS possono comportare rischi per le persone e l’ambiente se non adeguatamente controllati” ha detto Roberto Scazzola, presidente del RAC: “Una restrizione a livello dell’UE – sottolinea – è una misura efficace per ridurre tali rischi. Qualora fossero concesse deroghe, il RAC raccomanda misure volte a ridurre al minimo le emissioni di PFAS.”

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SEAC: serve ampia restrizione con deroghe mirate

“Il progetto di parere del SEAC – spiega María Ottati, presidente del SEAC – sostiene un’ampia restrizione sui PFAS, pur riconoscendo la necessità di deroghe mirate per mantenere la misura proporzionata e attuabile. Questo approccio equilibrato ridurrà le emissioni di PFAS, consentendo al contempo il proseguimento di determinati usi laddove un divieto immediato comporterebbe, tutto sommato, impatti più negativi che positivi”.

La bozza di pare del Comitato per l’analisi socioeconomica, licenziata il 10 marzo, indica la necessità di deroghe “per determinati usi dei PFAS, qualora ciò sia giustificato dalle prove disponibili che dimostrano l’inesistenza di alternative, nonché dalla valutazione dei costi e dei benefici, per garantire che la restrizione rimanga proporzionata”. E anche nel caso di deroghe, il progetto di parere del SEAC sostiene l’introduzione di misure di gestione del rischio “per ridurre al minimo le emissioni di PFAS”.

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I prossimi passi verso un bando europeo dei PFAS

La pubblicazione della bozza del Comitato per l’analisi socioeconomica dà l’avvio alla consultazione di 60 giorni, fino al 25 maggio, sul documento: “Le parti interessate — tra cui l’industria, le organizzazioni non governative, i ricercatori e i cittadini — sono invitate a fornire osservazioni fondate su dati concreti tramite il questionario strutturato di consultazione”. L’ECHA ha pubblicato delle linee guida per la consultazione e una mappatura degli usi dei PFAS per aiutare i partecipanti a preparare e inviare pareri pertinenti che potranno contribuire a definire il parere finale del SEAC.

Ricevuti e analizzati i commenti, il SEAC adotterà il proprio parere definitivo, presumibilmente entro fine anno. A quel punto, conclusa la valutazione scientifica, i documenti saranno formalmente trasmessi alla Commissione europea che “proporrà una restrizione che sarà discussa e votata in seno al comitato REACH, composto dagli Stati membri dell’UE”.

Il Comitato REACH è un organismo tecnico dell’Unione europea collegato legato al regolamento REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals), che disciplina la gestione delle sostanze chimiche in Europa.  Lavora insieme alla Commissione europea per prendere decisioni sull’applicazione pratica del regolamento: la Commissione propone misure che gli Stati membri (nel Comitato) votano (a maggioranza qualificata) e che, se approvate, diventano applicabili in tutta l’UE. Una procedura, denominata comitology, che in questo specifico caso sta destando preoccupazioni.

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