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“La raccolta differenziata della plastica in Sicilia – al di là dell’aspetto percentuale, positivo come il resto della differenziata – ha vissuto e vive un momento di stallo”. Raggiungo al telefono Paolo Amenta – sindaco di Canicattini Bagni, 6500 abitanti in provincia di Siracusa, e presidente Anci Sicilia – per sapere degli effetti della crisi del riciclo della plastica nell’isola.
“Sono in stallo le 30 piattaforme cosiddette di secondo livello che esistono in Sicilia e che conferiscono all’unica piattaforma, quella di a Termini Imerese, che si relaziona direttamente con COREPLA”.
Dopo essere stati raccolti dai cassonetti stradali ed essere stati pressati presso i cosiddetti centri comprensoriali, i rifiuti in plastica arrivano nei Centri di selezione e stoccaggio (CSS), una trentina di impianti sparsi su tutto il territorio nazionale, dove, spiega il sito di COREPLA, consorzio che presiede alla gestione dei rifiuti da imballaggio in plastica, “gli imballaggi vengono suddivisi per polimero e colore e indirizzati verso i rispettivi flussi di recupero”. È qui che i riciclatori, dopo le aste gestite dai consorzi, vengono a prendere i rifiuti da riciclare.
Cosa intende quando dice “stallo”?
Intendo rallentamenti nell’uscita della plastica verso la piattaforma che fornisce poi la plastica a COREPLA. Significa che se le piattaforme non vengono svuotate, rallenta l’ingresso della plastica raccolta in città, e i comuni hanno delle difficoltà a conferire alle piattaforme. Questa difficoltà si traduce in un rallentamento della raccolta differenziata.
Per non fermare la raccolta, le piattaforme siciliane stanno cercando di allargare i depositi per la plastica.
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Questo stallo ha effetti sui cittadini e le cittadine?
Al momento questi effetti non ci sono. Ricordo anche che oggi la plastica della raccolta differenziata non può andare in discarica.
Stando alla stampa locale, alcuni comuni sono stati costretti a fermare la raccolta differenziata.
Queste eccezioni ci sono. Ma nei fatti, complessivamente, si sta cercando di ovviare. Ribadisco: qualcuno magari sta infilando la plastica nell’indifferenziato, ma non è più possibile farlo.
Nel suo comune, Canicattini Bagni, come vanno le cose?
Nel mio comune c’è una piattaforma periferica che sta ancora raccogliendo, e lentamente sta cercando di far arrivare la plastica alla piattaforma collegata con Corepla.
Le piattaforme dove confluiscono i rifiuti plastici raccolti in città, diceva, stanno cercando di ampliare le possibilità di stoccaggio.
Certo. Le piattaforme devono rispettare dei limiti legali per lo stoccaggio, ma hanno chiesto alla regione di poter ampliare questi limiti per consentire l’ingresso di altra plastica, e non fermare la raccolta. Ma entro certi limiti.
Le due cose devono procedere insieme, con COREPLA che ritorna a ritirare la plastica raccolta e a immetterla nel mercato del riciclo. Ma qui c’è bisogno di un intervento deciso del Ministero dell’Ambiente, e quindi del Governo nazionale: solo il Governo nazionale può sbloccare questa situazione.
Che tipo di intervento sarebbe necessario, secondo lei?
Secondo me è necessario aprire una discussione sul prezzo. Sarà necessario, credo, calmierare il prezzo attraverso un contributo nazionale. Non credo ci sia alternativa.
Sta al ministero trovare la quadra, quindi.
Certamente. E COREPLA sta discutendo col Ministero su come provare a non fermare la raccolta differenziata. C’è in atto una trattativa, un confronto serrato. Di sicuro i comuni e i cittadini sarebbero fortemente penalizzati se la raccolta si fermasse.
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