La Corte dei conti promuove il credito d’imposta per gli acquisti di prodotti riciclati o compostabili, e ne incoraggia il rinnovo e l’ampliamento. Lo fa con la Deliberazione 29 gennaio 2026, n. 1/2026/G che fa seguito all’indagine per verificare l’efficacia della misura.
La deliberazione su “Credito d’imposta per l’acquisto di prodotti e imballaggi provenienti da materiali di recupero”, 76 pagine approvate il 29 gennaio scorso, riconosce il valore e gli ottimi risultati della filiera nazionale del riciclo. E quello del credito d’imposta. Tanto da ritenere “utile il costante finanziamento annuale della misura osservata”. Secondo la viceministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Vannia Gava, “il giudizio positivo della Corte dei conti conferma che i crediti d’imposta per l’acquisto di prodotti e imballaggi realizzati con materiali di recupero funzionano e che l’Italia è sulla strada giusta”.
Il credito d’imposta
Il credito d’imposta è una misura incentivante che fa leva sulla riduzione delle tasse. Le pratiche incentivate fruttano a chi le pone in essere un credito sull’ammontare delle imposte che dovrà pagare al fisco: meno tasse insomma in cambio di comportamenti virtuosi come – è il caso della norma messa sotto la lente dalla Corte dei conti – gli acquisti di “prodotti finiti, realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica”; “imballaggi primari e secondari biodegradabili e compostabili” o riciclati da carta o alluminio post consumo. Destinatarie della misura sono state tutte le impese italiane cui è stato riconosciuto un credito d’imposta nei limiti del 36% delle spese sostenute nel 2019 e 2020, per un massimo annuo di 20.000 euro per singola impresa. Questo prima misura, prevista dalla legge di bilancio 2019, ha goduto di una dotazione finanziaria complessiva di un milione di euro per ciascuna delle due annualità 2020 (per le spese del 2019) e 2021. Successivamente, con la legge di bilancio per il 2023, la misura è stata confermata anche per gli anni 2023 e 2024, con le stesse dinamiche ma portando a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025.
Leggi anche: Reware, oltre i computer ricondizionati un modello di economia circolare e lavoro etico
La fortuna della misura per il credito d’imposta
Un dato evidente nella relazione della Corte è che a misura ha ottenuto un’attenzione e un successo crescente. Se per il bando relativo alle spese effettuate nel 2019-2020 sono arrivate 567 domande, per quello relativo alle spese del solo 2023 le domande arrivare al MASE sono state 998: poco meno del doppio.
Le candidature relativa al primo bando valevano complessivamente 10 milioni di euro, a fronte di due milioni stanziati; quella del secondo, per il solo 2023, 12,7 milioni a fronte di 5 stanziati.
Gli imballaggi biodegradabili la fanno da padrone
La Corte dei conti, analizzando i dati forniti dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, ci dice che la gran parte delle spese rimborsate “si riferisce alla categoria che accoglie la maggiore varietà di prodotti, gli imballaggi biodegradabili e compostabili (imballaggi in plastica, carta e legno), cui seguono le spese per prodotti in plastica riciclata”.
Nel dettaglio:
– il 56% delle spese rendicontate fa riferimento alla categoria “imballaggi primari e secondari biodegradabili e compostabili secondo la normativa UNI EN 13432:2002”, e, nello specifico, comprende gli imballaggi biodegradabili in plastica, in carta e in legno;
– il 34% delle spese rendicontate riguarda la categoria “prodotti finiti realizzati con almeno il 30% di materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica”;
– il restante 10% riguarda imballaggi primari e secondari in carta riciclata.
Non ci sono state richieste per acquisti di imballaggi di alluminio riciclato.
Leggi anche: Nuove regole UE per la distruzione degli invenduti tessili. Come funzionano, a chi si applicano e da quando
Piccole imprese
La imprese che hanno beneficiato del credito sono, in prevalenza, piccole e microimprese, “ossia un segmento di mercato solitamente meno incentivato a compiere scelte sostenibili, a causa delle limitate risorse finanziarie a disposizione”, sottolinea la Corte.
Una manciata di fornitori
Dall’analisi dei dati forniti dal ministero “si evince che i fornitori dei prodotti acquistati dai beneficiari del credito di imposta risultano essere ricorrenti per più domande di agevolazione, denotando il fatto che, a oggi, i soggetti in grado di fornire sul territorio prodotti sostenibili, essendo abbastanza strutturati in termini di organizzazione e capacità produttive, risultano essere circoscritti in termini numerici”. I fornitori dei beni il cui impiego viene incentivato dal credito d’imposta sono, di fatto, una manciata.
“La maggiore concentrazione di fornitori di prodotti finiti in plastica riciclata si rileva in Veneto (14 fornitori), in Lombardia (9 fornitori) e in Emilia Romagna e Campania (8 fornitori per entrambe)”, si legge nella relazione.
Per quanto riguarda i fornitori di imballaggi biodegradabili e compostabili, quelli dai quali si sono approvvigionate le imprese vincitrici del bando sono concentrati in Veneto e Lombardia (39 fornitori), in Emilia Romagna (28) e in Campania (21).
Venendo agli imballaggi con una quota di carta riciclata pari o maggiore del 70%, le domande cui è stato riconosciuto il credito (solo 12) fanno riferimento a soli 4 fornitori in Lombardia, 3 in Veneto e un fornitore in Campania, Emilia-Romagna, Marche, Puglia e Umbria.
Riflette la Corte che “una maggiore capillarità della diffusione di questi operatori consentirebbe di ampliare l’offerta sul mercato, contribuendo ad abbattere i costi di trasporto”. Ecco perché, affermano i giudici, è “auspicabile l’introduzione di incentivi anche per questi operatori, allo scopo di migliorare le performance di riciclo”.
Leggi anche: lo Speciale sulla crisi del Riciclo
“Utile rifinanziare la misura”
Secondo la Corte, “in termini generali e considerata la dotazione finanziaria della misura adottata, non vi sono evidenze che la misura di aiuto determini un impatto sistemico sulla produzione di plastica o carta a livello nazionale”. Tuttavia, aggiunge, “la misura ha una funzione di sensibilizzazione ed armonizzazione delle iniziative di riciclo dei materiali in Italia rispetto alle normative europee”. Per questo, secondo i giudici “risulta utile il costante finanziamento annuale della misura osservata”.
Si raccomandano poi “misure dirette ad incentivare una maggiore capillarità della diffusione di fornitori di materiali provenienti da riciclo, poiché ciò consentirebbe di diversificare l’offerta, abbattendo i costi di trasporto, allo scopo di migliorare la performance di riciclo”.
Si ricorda l’auspicio della Direzione generale Economia circolare e bonifiche del MASE di “una dotazione finanziaria più cospicua”.
E si raccomanda di “attivare un sistema di monitoraggio diretto a fornire indicazioni sugli effetti incrementativi della misura medesima in ordine all’utilizzo di materiali riciclati”. Un tale monitoraggio, infatti, permetterebbe di “fondare le evidenze dirette a estendere l’ampiezza finanziaria della misura in esame e prevederne il finanziamento annuale, nell’ottica di un’auspicabile espansione della stessa”.
Leggi anche: RAEE, D’Aprile (MASE): “Solo metà dei comuni italiani ha almeno un centro di raccolta attivo”
© Riproduzione riservata








