Anche Firenze, prima città italiana, entra a far parte del club di municipalità che ascoltando l’appello della scienza e, tra gli altri, del segretario generale dell’ONU, si muovono per dire no alle pubblicità di prodotti fossili o con grande impatto sul clima. L’assemblea legislativa cittadina ha infatti approvato ieri sera, a larghissima maggioranza, una mozione che chiede alla sindaca Sara Funaro e alla giunta di “introdurre restrizioni o divieti riguardo le pubblicità […] relative a prodotti e servizi a base di combustibili fossili con un’elevata impronta di carbonio, quali prodotti petroliferi, auto con motore a combustione interna, in particolare SUV o di grande dimensione, compagnie aeree, navi da crociera, e qualsiasi servizio possa essere direttamente correlato ai combustibili fossili”.
Proposta da tre consiglieri comunali di AVS Ecolò (Giovanni Graziani, Caterina Arciprete, Vincenzo Maria Pizzolo) e un consigliere comunale del Partito Democratico (Enrico Ricci), la mozione è un documento dal valore politico e di indirizzo. Ma con questa mozione – al pari di oltre 50 di città in tutto il mondo, come Amsterdam, Syndney, Edimburgo – Firenze porta alla ribalta anche in Italia la questione delle pubblicità di prodotti o imprese che sono i primi responsabili della crisi climatica.
“Quando si parla di cambiamento climatico e di impatti ambientali si dice sempre che si deve procedere anche attraverso un vero e proprio cambio culturale – sottolinea Graziani – questa richiesta va proprio in questa direzione: evitare che tutte e tutti noi, in particolare bambine e bambini, siano quotidianamente bersagliati da pubblicità di fonti inquinanti e dannose. Non ce ne rendiamo più conto, ma è la stessa cosa successa negli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso con le pubblicità del tabacco”.
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Cosa chiede la mozione
Nella Sala de’ Dugento di Palazzo Vecchio i voti a favore della mozione sono stati 18, 3 quelli contrari (Fratelli d’Italia, Lista Schmidt) con l’astensione di Italia Viva (assenti Lega, Forza Italia, Movimento 5 stelle). La mozione (025/00610), già approvata con emendamenti nel giugno 2025 dalla Commissione per lo sviluppo economico del comune, ha come oggetto l’“Adozione di restrizioni / divieti circa le pubblicità relative alle fonti fossili”.
I firmatari (Giovanni Graziani, Caterina Arciprete, Vincenzo Maria Pizzolo, Enrico Ricci) nel testo ricordano un’iniziativa analoga a Genova, dove l’anno scorso è stata presentata una mozione – “la prima richiesta ufficiale presentata nell’assemblea elettiva di un Comune italiano” – proprio “per limitare o mettere al bando le pubblicità ‘fossili’ in città”.
Con l‘approvazione di ieri, il Consiglio chiede alla sindaca e alla giunta comunale di “adottare tutte le misure necessarie al fine di introdurre restrizioni o divieti riguardo le pubblicità finanziate con fondi pubblici e privati, in luoghi particolarmente sensibili quali fermate del bus, della tramvia metro e altri spazi pubblicitari legati al trasporto pubblico urbano, relative a prodotti e servizi a base di combustibili fossili con un’elevata impronta di carbonio, quali prodotti petroliferi, auto con motore a combustione interna, in particolare SUV o di grande dimensione, compagnie aeree, navi da crociera, e qualsiasi servizio possa essere direttamente correlato ai combustibili fossili.

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Le reazioni
La relatrice speciale ONU su clima a diritti umani Elisa Morgera commenta la notizia e dice a EconomiaCircolare.com che “questa è una decisione molto importante per la salute di tutti, soprattutto durante l’infanzia, e per la protezione di altri diritti umani nel contesto della crisi climatica e le altre crisi ambientali e economiche che sono profondamente collegate ai combustibili fossili”.
Dall’estero arriva il plauso di Rémi ter Haar, Legal Campaigner dell’associazione olandese Reclame Fossielvrij (“Pubblicità libere dalle Fonti Fossili”), organizzazione internazionale coinvolta nella campagna globale per il bando alle pubblicità fossili e molto attiva soprattutto in Olanda: “Firenze sta dando un esempio forte in un contesto globale in cui sempre più comuni stanno assumendo la responsabilità di non consentire più che i propri spazi pubblici vengano utilizzati per promuovere danni climatici. Questa vittoria rafforza l’effetto domino che stiamo osservando in tutta Europa, dimostrando che la leadership locale è essenziale per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili”.
“Quello di Firenze è un risultato storico: è la prima città in Italia in assoluto ad approvare una mozione su questo tema”, mi dice Andrea Sbarbaro, presidente di Cittadini Sostenibili APS, che lavora proprio per limitare la diffusione delle ‘pubblicità fossili’: “Da psicologo so bene gli effetti devastanti che la normalizzazione di servizi o prodotti può causare nelle persone. Fino a pochi decenni fa ricordo che avevamo pubblicità perfettamente legali di medici in camice che pubblicizzavano una marca di sigarette o l’altra. Soltanto dopo che è stato introdotto un divieto la percezione pubblica è iniziata a cambiare”. Quindi, prosegue, “si tratta certamente di un atto simbolico, di un atto culturale, ma di un atto importantissimo perché finché non cambiamo la percezione di ciò che è normale e ciò che non lo è, la cultura pubblica non potrà cambiare”.
Anche chi sta nella “filiera produttiva” delle pubblicità prende posizione. “La decisione dell’amministrazione di Firenze è un passaggio importantissimo perché porta l’azione climatica anche sul terreno culturale. La pubblicità non si limita a vendere: legittima, normalizza, conferisce licenza sociale a modelli di consumo insostenibili. Ridurre la presenza nello spazio pubblico di messaggi che spingono comportamenti ad alte emissioni significa abbassare il rumore di fondo che li rende normali e socialmente accettabili” dice a EconomiaCircolare.com Andrea Mancuso, Community Manager presso Creatives for Climate, un’alleanza di creativi e agenzie pubblicitarie etiche che unisce oltre 7.000 professionisti in più di 90 paesi. “Non è una stretta sulle libertà individuali: è un riequilibrio dello spazio pubblico, un bene comune, rispetto a interessi commerciali che oggi alimentano la crisi climatica. Con questa decisione storica, Firenze sta portando l’azione climatica ad un livello successivo e necessario”.
E ora cosa succede a Firenze? “Ora chiediamo all’amministrazione di definire insieme dei criteri per procedere – spiega Graziani –. Ci rendiamo conto che non è semplice, ma si può arrivare a qualcosa di positivo. E noi ci mettiamo a disposizione per arrivarci”.

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AGGIORNAMENTO DEL 4/3/2026
L’esempio di Amsterdam
Tra le città più attive per la messa al bando delle pubblicità fossili, come EconomiaCircolare.com ha raccontato, la capitale dei Paesi Bassi, che con un regolamento comunale approvato a gennaio 2026 vieta (dal primo maggio) di usare gli spazi pubblici per prodotti climalteranti come combustibili fossili, carne, crociere, auto diesel e benzina
Interessante leggere come il consiglio comunale della città abbia spiegato la nuova politica pubblicitaria e le ragioni del bando agli adv sulle fonti fossili. .
“La pubblicità – si legge – serve a informare i consumatori, ma promuove e incoraggia anche il consumo. I governi locali e nazionali consentono ampiamente questa libertà, poiché è in linea con i principi della libertà d’impresa e della libertà di espressione. Tuttavia, le sfide contemporanee possono anche richiedere restrizioni su alcune pubblicità che, attraverso il consumo, possono danneggiare il clima, l’ambiente o la salute pubblica. Il dibattito sociale è in corso e molti grandi comuni stanno affrontando attivamente la questione”.
La pubblicità dei combustibili fossili (auto a benzina, viaggi aerei, fornitori di gas e petrolio) “normalizza un consumo che è in diretto contrasto con l’Accordo di Parigi sul clima […]. Nei Paesi Bassi si registra una tendenza crescente verso il divieto della pubblicità dei combustibili fossili. Oltre alla volontà politica di Amsterdam, anche città come Parigi e Haarlem hanno vietato la pubblicità dei combustibili fossili. Si tratta di una misura paragonabile al divieto della pubblicità del tabacco: politiche di dissuasione visibili negli spazi pubblici. Eliminando attivamente l’incentivo commerciale al consumo di combustibili fossili, la transizione verso alternative pulite ottiene un più ampio sostegno da parte della società”.
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