domenica, Febbraio 8, 2026

Quattro cose da sapere sulle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026

Con la cerimonia di inaugurazione allo stadio San Siro il 6 febbraio, prendono il via le olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Discusse e contestate, restano alcuni nodi irrisolti: dagli sponsor all’assenza di neve fino ai costi e all’uso delle infrastrutture. E c’è pochissimo spazio per l’economia circolare

EconomiaCircolare.com
EconomiaCircolare.com
Redazione EconomiaCircolare.com

Dopo le polemiche sui costi, sull’insostenibilità dell’intera manifestazione, sulle indagini per corruzione, sui ritardi delle infrastrutture e sul loro uso “one shot”, sui tedofori VIP, sulla censura preventiva del rapper Ghali, sulla partecipazione della forza armata statunitense ICE, finalmente il 6 febbraio cominciano le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, con la cerimonia di inaugurazione allo stadio San Siro di Milano alla quale seguiranno oltre due settimane di gare, fino al 22 febbraio. Successivamente, dal 6 al 15 marzo, negli stessi luoghi si terranno le Paralimpiadi.

Si tratta dell’appuntamento sportivo più atteso da alcuni anni a questa parte. Innanzitutto perché, banalmente, si svolge in Italia – le ultime, cioè l’edizione invernale delle Olimpiadi, si erano svolte a Torino nel 2006 mentre per quelle estive, più note, bisogna risalire addirittura a Roma 1960. In più è un evento sul quale il governo Meloni si è speso molto (soprattutto il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, insieme alla Lega) in termini di visibilità. E, soprattutto, si tratta delle prime olimpiadi, almeno nel nostro Paese, che devono fare i conti con il collasso climatico in corso.

Soprattutto questa cornice interpretativa è ciò che bisogna tenere ben a mente nelle cinque cose da sapere sulle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. E dove, prima ancora che siano cominciate le gare, si sa già, purtroppo, chi ha perso: l’economia circolare.

Leggi anche: Olimpiadi Parigi, atleti in pista contro l’usa e getta e il greenwashing

Le polemiche sugli sponsor delle olimpiadi

Pattinaggio sul ghiaccio, sci, bob: tre delle tre discipline invernali più note vengono interrotte da un’onda nera di petrolio, che arriva a colare perfino sui cinque cerchi, il simbolo dei giochi olimpici. L’idea alla base del video di denuncia, diffuso dalla ong Greenpeace e realizzato da Studio Birthplace, denuncia la presenza di Eni, il colosso italiano del petrolio e del gas, fra i principali sponsor delle olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.

“Nonostante Eni si finga attenta al clima e allo sport – scrive Greenpeace in una nota – si stima infatti che nel lungo termine le sue emissioni per il solo 2024 (pari a 395 Mt CO₂eq) a livello globale potrebbero fondere 6,2 miliardi di tonnellate di ghiaccio glaciale, che corrisponderebbero a oltre la metà (58%) del volume dei ghiacciai alpini italiani. Per questo Greenpeace ha inviato oggi una lettera aperta al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) per chiedere di rinunciare alle sponsorizzazioni delle aziende del petrolio e del gas, tenendo fede ai valori olimpici del rispetto per le persone e l’ambiente”.

Come ricorda Federico Spadini, che fa parte della campagna Clima di Greenpeace Italia, fino a pochi giorni fa a Cortina non c’era neanche la neve (ci torneremo). Si tratta di un evidente segnale di come, nonostante un inverno che almeno in teoria è tornato su temperature più consone, la crisi climatica appare irreversibile. E, anzi, è destinata ad accrescere i propri effetti. “Secondo uno studio commissionato dallo stesso CIO – ricorda ancora Greenpeace – entro il 2080 oltre la metà delle località idonee a ospitare i Giochi Olimpici Invernali non potrà più farlo a causa del riscaldamento globale, alimentato dalle aziende dei combustibili fossili come Eni. Già sponsor della nazionale di calcio italiana, Eni investe grandi risorse economiche in sponsorizzazioni e cause legali per difendere la propria immagine, ma investe molto meno nella transizione energetica di cui abbiamo urgente bisogno”.

In realtà la lista degli sponsor problematici delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 è lunga. Molto spesso, allo stesso modo di Eni, simbolo dell’economia lineare che ha prodotto – e continua ad alimentare – il collasso climatico: da Leonardo a Intesa San Paolo, da Coca Cola a Deloitte.

Leggi anche: Tra un mese Parigi 2024, ma non chiamiamole “olimpiadi sostenibili”

Oro colato, il libro di inchiesta e riflessione ambientale sulle Olimpiadi

Era il 2019 quando il CIO (il Comitato Olimpico Internazionale) ha affidato l’organizzazione delle Olimpiadi invernali alle città di Milano e di Cortina D’Ampezzo. In questi anni ne sono avvenute di cose epocali: il Covid, la guerra in Ucraina, il genocidio di Gaza, lo scivolamento verso l’autoritarismo degli Usa, la quotidianeità del collasso climatico. E, per restare alla manifestazione sportiva, si sono susseguite numerose denunce giornalistiche e manifestazioni contro gli sprechi di Milano-Cortina 2026. Purtroppo, invano. Va riconosciuto che il lavoro più preciso e serrato è stato quello condotto dalla cooperativa giornalistica di Altreconomia – sia attraverso il lavoro della casa editrice che attraverso quello della rivista (sito e mensile cartaceo).

Un lavoro che è possibile consultare attraverso il libro Oro colato (qui), scritto dal direttore di Altreconomia Duccio Facchini e dalla voce storica dell’ambientalismo Luigi Casanova. “L’obiettivo che ci siamo dati come Altreconomia è di fare il punto della situazione dei giochi olimpici e paraolimpici – ha spiegato Duccio Facchini alla Sala Isma del Senato, a una settimana di distanza dall’avvio delle olimpiadi  – Basterebbe vedere le immagini satellitari dei cantieri olimpici, con un effetto prima/dopo, per avere uno spaccato di quanto le promesse olimpiche nel dossier di candidatura si siano poi squagliate alla prima occasione, tragicamente, per i territori e anche per le risorse pubbliche. La macchina olimpica si è trasformata, mi verrebbe da dire, in violenza amministrativa. E, nonostante ciò, la gran parte delle opere non sarà pronta per l’inizio delle olimpiadi”.

Leggi anche: L’errore di valutazione UE sui biocarburanti di prima generazione

La neve (più artificiale che reale) delle olimpiadi

Poca, sempre di meno, la neve naturale e tanta, sempre di più, la neve artificiale: potrebbe essere questo il riassunto della situazione delle montagne italiane. Come ricorda la giornalista d’inchiesta Federica Bonalumi su LinkedIn, “sulle Alpi la neve non è mai stata così poca come negli ultimi decenni, anche se la situazione varia di anno in anno e a seconda delle zone. A causa della crisi climatica, tra cinquant’anni potrebbe non nevicare più sotto i 1.800 metri, una prospettiva che sta mettendo in seria crisi il settore degli sport invernali in cui, nonostante tutto, si continuano ad investire tanti soldi, per tenere in vita impianti dove ormai la neve è un evento eccezionale. E in quelle montagne, dove il turismo invernale ha garantito lo sviluppo per decenni, si inizia a criticare le distorsioni di un modello orientato ad attrarre più visitatori possibili”.

Al tema Federica Bonalumi – insieme al collega Michele Bertelli e alla collega Alessandra Tranquillo – ha dedicato un lungo reportage (su Irpimedia), un documentario (su Internazionale) e un approfondimento a fumetti (su La Revue). L’impatto ambientale della neve artificiale usata a Milano-Cortina 2026 non è da sottovalutare: secondo le stime degli organizzatori, confermate in una recente interrogazione parlamentare dal ministero dell’Ambiente, serviranno 836 mila metri cubi di acqua per produrre 2,4 milioni di metri cubi di neve artificiale. “Di fatto il ministero dell’Ambiente non si pone come soggetto di garanzia per le popolazione ma come un braccio operativo dell’imponente macchina olimpica” è stato il commento della capogruppo di AVS (Alleanza Verdi e Sinistra) alla Camera Luana Zanella.

Leggi anche: Maria Grazia Petronio (Medici per l’ambiente): “Ecco i rischi dell’esposizione alla plastica”

Pochissima l’economia circolare alle olimpiadi

Tutte le iniziative legate alla sostenibilità delle olimpiadi Milano-Cortina 2026 si trovano sul programma Now26 (qui). Dove si legge che “l’impegno di Milano Cortina 2026 è quello di proteggere, coltivare e promuovere la bellezza naturale dei luoghi che ospiteranno i Giochi. Una bellezza fatta dei nostri paesaggi, della nostra storia, delle nostre città. Ma non solo. L’obiettivo è anche quello di contribuire alla trasformazione sociale, passando dalla cultura e dalle nuove generazioni. Milano Cortina 2026 intende quindi adottare un approccio alla sostenibilità e alla legacy che sia olistico, concreto e progressivo, in cui coinvolgere tutti gli stakeholder”.

Più in concreto è utile recuperare il secondo Rapporto completo di Sostenibilità, Impatto e Legacy che “illustra gli impegni e le attività messe in atto per contribuire alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali del 2026″. Si tratta di un documento lungo 98 pagine, dove all’economia circolare vengono dedicate purtroppo poche righe.

Le iniziative intraprese sono certamente meritorie, così come “il riutilizzo di 20mila arredi provenienti dai Giochi di Parigi 2024”, ma appaiono la più classica delle foglie di fico di fronte a un grande evento che, tra jet privati per l’inaugurazione e mastodontiche opere che resteranno per una sola edizione dei giochi, si è già contrassegnato come insostenibile.

Leggi anche: “Tieni gli occhi sulla partita”: il greenwashing di TotalEnergies alla Coppa d’Africa

AGGIORNAMENTO DEL 6 FEBBRAIO 2026

Con la cerimonia d’inaugurazione di questa sera, allo stadio San Siro di Milano, cominciano le discusse Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Tanta, eccessiva, la copertura mediatica in questi ultimi giorni (nel numero di oggi addirittura Il Corriere ha dedicato all’evento le prime 14 pagine del giornale). Tra gli sponsor chi si è fatto notare di più è stata Eni, che ha dedicato una pagina specifica sul proprio sito e ha assoldato la solita pletora di influencer e vips (già messi in campo a Sanremo). Come controcanto, Greenpeace ha messo in scena una protesta in Piazza del Duomo a Milano, in concomitanza con l’arrivo della fiamma olimpica. È stata allestita una grande installazione che raffigurava i cinque cerchi olimpici grondanti una sostanza nera che ricordava il petrolio, accompagnata dalla scritta “Sponsored by Eni”. Durante l’azione, è stato anche esposto lo striscione con il messaggio “Fuori dai giochi le aziende inquinanti”.

Nel frattempo sono emersi nuovi dati su un evento che per Legambiente è stata una “grande occasione persa la sostenibilità”. Come ricorda la stessa associazione, “sempre più impianti sciistici vengono chiusi. In Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige sono stati censiti in tutto da Legambiente, con il report Nevediversa 2025, 78 impianti e edifici dismessi legati agli scii (…)

Situazione poco rosea anche per le tre regioni dove stanno per prendere il via le Olimpiadi invernali: la Lombardia conta 44 impianti dismessi ed è dopo il Piemonte (76) la seconda regione con questo triste primatoTra i casi simbolo, menzionati nel report, in Lombardia, c’è il caso che riguarda il Monte Poieto, Aviatico (BG) dove restano in stato di avanzato degrado stazioni e tralicci dei vecchi impianti. In Veneto sono 30 gli impianti dismessi censiti da Legambiente, e tra i casi simbolo l’associazione ambientalista annovera lo skilift di un piccolo impianto in funzione fino al 2017 e che si trova a Sella Ciampigotto, Vigo di Cadore (BL). In Trentino-Alto Adige si contano quattro impianti dismessi, tra cui propriola Bidonvia di Pian Dei Fiacconi a Canazei che rappresenta l’impianto della vergona.

In una fase iniziale, la Fondazione Milano-Cortina aveva lasciato intendere la volontà di farsi carico di alcune di queste situazioni critiche; tuttavia, tale impegno non si è mai concretizzato, trasformandosi rapidamente in una promessa svanita nel nulla. Il Trentino-Alto- Adige è anche la regione, stando agli ultimi dati di Nevediversa 2025, con più bacini di innevamento artificiale censiti (60), seguita da Lombardia (23), e Piemonte (23). La Valle D’Aosta, invece, conta 14 bacini ma primeggia in termini di mq, ben 871.832″.

Legambiente conclude con un commento amaro. “Da chi organizza eventi come le Olimpiadi – sostiene la storica associazione ambientalista – ci saremmo aspettati un approccio diverso basato su un nuovo modello di gestione del territorio, che tenesse conto della crisi climatica in atto e delle comunità locali, e di una vera legacy che prevedesse lo smantellamento degli impianti abbandonati, ma così non è stato. L’Italia con i Giochi Invernali Milano – Cortina 2026 aveva tra le mani una grande occasione per dare l’esempio e per non commettere gli errori già compiuti con le ultime Olimpiadi organizzate in Italia, ossia quelle di Torino, ma così non è stato”.

© Riproduzione riservata       

spot_img

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie