sabato, Maggio 28, 2022

Olimpiadi Milano-Cortina 2026, saranno sostenibili tutte queste infrastrutture? Parte 2

Nella seconda parte di questo approfondimento dedicato alla sostenibilità delle Olimpiadi Invernali 2026 assegnate al tandem Milano-Cortina, dopo aver raccontato cosa è in programma nei territori montani lombardi dove si svolgeranno parte delle gare, andiamo a vedere i progetti infrastrutturali che interessano le altre due regioni sedi di gare: il Veneto e il Trentino-Alto Adige.

Serena Tarabini
Biologa, docente, ha conseguito un dottorato di ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria Civile Edile Ambientale dell'Università La Sapienza con una tesi sui conflitti ambientali. Ha vissuto in Messico e Turchia. Autrice radiofonica e collaboratrice per varie testate su questioni estere e tematiche scientifiche ed ambientali, dal 2020 è giornalista pubblicista. Ha diretto la rivista on line per adolescenti "8 pagine". Insegna materie scientifiche presso il Liceo Marconi di Milano. La natura è la sua più grande passione.

Abbiamo già raccontato, nella prima parte di questo approfondimento dedicato alla sostenibilità delle Olimpiadi Invernali 2026 assegnate al tandem Milano-Cortina, cosa è in programma nei territori montani lombardi dove si svolgerà parte delle gare. Andiamo a vedere i progetti infrastrutturali che interessano le altre due regioni sedi di gare.

Le olimpiadi in Veneto

Del miliardo di euro destinato al totale delle opere infrastrutturali richieste per la competizione, finiranno in Veneto 325 milioni. Scorrendo l’elenco fornito dal Ministero delle Infrastrutture e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, emerge la notevole disparità dei fondi destinati alla realizzazione di nuove strade, nell’ordine dei 300 milioni di euro, e quelli destinati alle linee ferroviarie, 7 milioni.  Due degli interventi stradali previsti sono particolarmente importanti e attesi da tempo: le varianti alla statale di Alemagna negli abitati di Longarone e di Cortina, che costeranno 470 milioni di euro in tutto. Fra gli scopi degli interventi è la riorganizzazione del traffico, particolarmente intenso nei periodi di alta stagione e che per quanto riguarda Longarone interessa proprio il centro cittadino. Il territorio in cui si deve intervenire è particolarmente sensibile e fragile, sotto vari profili, a cominciare da quello idrogeologico, paesaggistico e agrario. Si rende necessario quindi procedere con attenzione, ascoltando gli enti locali e ottenendo le relative autorizzazioni ambientali: il problema è che i tempi sono stretti ed il rischio è quello  che per arrivare in tempo per le Olimpiadi, ANAS proceda in velocità, con tutte le conseguenze del caso.

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La zona di Cortina D’Ampezzo. Il Carosello delle Dolomiti

La cosiddetta Regina delle Alpi è per forza di cose al centro anche di questo evento Olimpico e su di lei si ragiona in grande anche in termini di nuove infrastrutture sciistiche. Tra le opere richieste, quelle finanziate, quelle annunciate e quelle “rumoreggiate”, le preoccupazioni ruotano attorno a tre progetti: il collegamento del comprensorio Ampezzano con quello del Civetta e con Arabba, nel bellunese, la nuova pista da bob a Cortina e un fantomatico Hotel in località Passo Giau, a 2000 mt di altitudine.

A settembre 2021 la Regione Veneto nella figura del suo Presidente Zaia annunciava l’intenzione di investire 100 milioni di euro, tra capitali pubblici e privati, per impianti a fune che collegassero Cortina con la Val di Zoldo, nel comprensorio del Civetta, e con Arabba. Lo stanziamento dei primi 8 milioni da parte della Giunta Regionale a dicembre, e l’avvio a gennaio di uno studio di fattibilità tecnico-economica tra i comprensori sciistici di Cortina, del Civetta e dell’Alta Badia rendono concreta l’intenzione e le preoccupazioni delle associazioni ambientaliste locali. Sostanzialmente si tratta della prosecuzione del già denominato progetto del “Carosello delle Dolomiti” : quasi 1.300 chilometri di piste e circa 500 impianti di risalita che  attraverseranno le dolomiti patrimonio UNESCO.

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Un ecomostro a 2000 metri: il Passo Giau

Per gli ambientalisti è già un incubo vedere trasformare un ecosistema delicato e prestigioso, nel più lungo tour sciistico della terra. CAI Veneto e Mountain Wilderness sono consapevoli che per alcuni tratti non c’è più nulla da fare, ad esempio quello che va da Cortina in Val Badia, e stanno puntando a fermare quello che sarebbe un vero e proprio scempio: un Hotel di 7 piani a 2000 metri di altezza. Lo ha proposto una squadra di imprenditori russi con la società Tsara Holding Limited come ricostruzione di un rifugio abbandonato da un decennio, l’Enrosadira, che passerebbe ad un volume di 40 mila metri cubi dei quali 24.500 fuori terra, con 150 posti letto. Un piano che fa riferimento ai “Progetti turistici strategici di interesse regionale” per poter attingere a fondi pubblici. La località interessata, il Passo Giau, è una delle più intatte delle Dolomiti, in prossimità di un sito di Natura 2000 e dell’area buffer di Dolomiti UNESCO, e una volta costruito questo esco-mostro, la realizzazione del relativo collegamento sciistico con il Civetta verrebbe di conseguenza. Si torna anche a parlare di un collegamento, quello verso le 5 Torri, che andrebbe a impattare uno zona di enorme valore storico in quanto linea difensiva della Prima guerra mondiale, un vero e proprio museo naturale della Grande guerra.

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Una nuova pista da Bob

Fortemente voluta da Fondazione Milano-Cortina, regione Veneto e Comune di Cortina, per la nuova pista da Bob sono in arrivo 70 milioni.  Quella vecchia, costruita nel 1956 e abbandonata dal 2008, non è adeguata: le curve, i dislivelli e le lunghezze non sono più a norma. Inoltre, serve ampliare il parterre, che passerebbe da 1800 a 5500 posti. Per la realizzazione, una corsa contro il tempo: il programma dei lavori definito nel 2019 prevedeva la presentazione del progetto di fattibilità, che ancora oggi non c’è, nel maggio del 2019. Gli altri passaggi autorizzativi indispensabili – valutazione di impatto ambientale, rilascio delle licenze edilizie, conferenza dei servizi, progetto esecutivo, gara di appalto e aggiudicazione – avrebbero dovuto concludersi entro la prima metà del 2021, ma non c’è ancora nulla di tutto questo. Il ritardo può essere recuperato solo con una decisa accelerazione: la pista deve essere pronta un anno prima dell’inizio delle gare, per permetterne il collaudo.

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Le proteste

Nel 2021 a Cortina si sono svolti i Mondiali di Sci, che sono costati 21 ettari di bosco per ampliare piste, strade e parcheggi, rocce demolite con l’uso di esplosivi per creare salti artificiali poi ripianati, alberi tagliati per sostituire il primo troncone della funivia del Cielo con una bidonvia, allo scopo di trasportare gli atleti su una pista di allenamento. Mountain Wilderness ha testimoniato il tutto con un servizio sui Mondiali del cemento. Cortina è scesa in piazza il 24 ottobre per dire no a un’ulteriore inutile ferita per il territorio.  La pista in particolare non verrebbe più utilizzata  al concludersi delle Olimpiadi, come insegna l’esperienza di Torino:  in Italia il bob non è uno sport diffuso, la squadra Nazionale è composta da soli 14 atleti. Perché costruire una nuova pista quando   la gara si potrebbe svolgere nella vicina pista di Innsbruk? Un investimento che va nella direzione contraria della circolarità, in una terra che ancora si deve riprendere dall’impatto devastante della tempesta Vaia.

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Il Trentino – Alto Adige

Il Trentino-Alto Adige ospiterà 45 gare sulle 109 complessive. 34 gare, tra pattinaggio di velocità, salto con gli sci e sci nordico, si svolgeranno nella Provincia autonoma di Trento in tre località differenti, mentre la Provincia autonoma di Bolzano ne ospiterà 11, esclusivamente di Biathlon. Data la tipologia delle gare, in quanto a infrastrutture, la regione è quella meno bisognosa: quindi molti dei fondi stanziati, 56 milioni di euro su 234 sono stati destinati a migliorare la mobilità, in particolare tra Val di Fiemme e Fassa, con collegamenti stradali come quelli tra Val Pusteria, Valdaora e l’autostrada del Brennero A22, Anterselva, la Strada Statale per Cortina e la stazione ferroviaria di Dobbiaco. Il tutto tramite l’ampliamento di strade già esistenti, demolizione e ricostruzione di ponti e creazione di nuovi tratti stradali, anche laddove, a detta dei locali, non sussiste un problema di traffico intenso.

Una nuova pista di pattinaggio

A fare particolarmente discutere un progetto per la costruzione di un nuovo stadio del ghiaccio a Baselga di Pinè, il cui costo lievita a vista d’occhio. L’altopiano di Pinè è una zona storica per il pattinaggio di velocità, difatti ospita già una pista all’aperto. Gli standard olimpici richiedono una struttura coperta dalla capienza di almeno 5000 posti, che al momento verrebbe a costare 180 milioni di euro: 60 milioni per la realizzazione (inizialmente dovevano essere 35) e 120 milioni sarebbero stati quantificati per la gestione ventennale che, data la disciplina piuttosto di nicchia, si prevede già in perdita. Queste cifre le ha indicate Fincantieri, a cui verrebbe assegnata la realizzazione dell’opera con la modalità del project financing.  La situazione è simile a quella della pista da bob di Cortina: molti soldi, poco tempo, utilità scarsa, futuro breve.

Leggi anche la prima parte di questo report, dedicata alla Lombardia.

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