lunedì, Febbraio 16, 2026

Regolamento sui veicoli fuori uso, Parlamento e Consiglio trovano l’accordo

Contiene norme sulla progettazione per il disassemblaggio e il riciclo, sul contenuto di plastica riciclata. Previsto anche sistema transfrontaliero di responsabilità estesa del produttore. Le critiche: più attenzione al riciclo dei rottomi che alla riduzione; non affrontate le sfide più grandi del settore

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Redazione EconomiaCircolare.com

Accordo raggiunto in Europa sulle nuove norme che regolano fine vita dei veicoli. Il nuovo regolamento relativo ai requisiti di circolarità per la progettazione dei veicoli e la gestione dei veicoli fuori uso (ELV) sostituirà le due direttive esistenti (End-of-Life Vehicles Directive e la 3R Type-Approval Directive) e “stabilirà requisiti volti a garantire che i nuovi veicoli siano progettati in modo da favorirne il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero”. Lo fanno sapere Consiglio e Parlamento UE.

Al centro delle nuove norme, approvate in via provvisoria venerdì scorso, un approccio all’intero ciclo di vita, dalla progettazione e produzione al trattamento a fine vita, con il duplice obiettivo “di migliorare la protezione dell’ambiente e garantire il corretto funzionamento del mercato unico”. Attenzione anche al “persistente problema dei ‘veicoli mancanti’ (quelli esportati, demoliti o smaltiti illegalmente, ndr) attraverso misure rafforzate di tracciabilità e controllo”.

Secondo Magnus Heunicke, ministro dell’Ambiente della Danimarca, presidente di turno del Consiglio, si tratta di un accordo provvisorio che “segna un passo significativo verso un’economia circolare per il settore automobilistico europeo. Siamo riusciti a concordare un quadro solido che colma le lacune, garantisce che i materiali di valore rimangano all’interno dell’economia dell’UE e frena l’esportazione di veicoli inquinanti e non idonei alla circolazione verso paesi terzi”. Il nuovo regolamento, aggiunge, “promuoverà l’innovazione nella progettazione sostenibile e creerà un mercato più forte e pulito per i materiali e i componenti”.

I correlatori al Parlamento UE – Jens Gieseke (PPE, DE), della Commissione per l’ambiente, e Paulius Saudargas (PPE, LT), della Commissione per il mercato interno – hanno dichiarato: “Stiamo compiendo passi importanti per promuovere la transizione del settore automobilistico verso un’economia circolare. Stiamo promuovendo la sicurezza delle risorse, proteggendo l’ambiente e garantendo la sostenibilità. Per evitare di sovraccaricare l’industria, abbiamo fissato obiettivi realistici e garantito una minore burocrazia e una concorrenza più equa”.

L’accordo provvisorio deve ora essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento prima di essere formalmente adottato: sarà in vigore due anni dopo la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale UE.

veicoli fuori uso
Foto: Canva

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L’impronta ecologica del settore

Sulle strade europee circolano 285,6 milioni di autoveicoli. L’industria automobilistica è uno dei settori che consuma più risorse nell’UE, afferma la Commissione, e uno dei maggiori consumatori di materie prime primarie quali acciaio (oltre 7 milioni di tonnellate/anno), alluminio (circa 2 milioni di tonnellate/anno), rame (6% del consumo complessivo dell’UE, utilizzato per componenti automobilistici) e plastica (6 milioni di tonnellate/anno). Eppure “fa scarso uso di materiali riciclati”. Ogni anno nell’UE 6,5 milioni di veicoli fuori raggiunto la fine del loro ciclo di vita e vengono trattati come rifiuti. Come per tutti i rifiuti, una gestione inadeguata degli ELV causa inquinamento e la perdita di tonnellate di materiali.

Se le norme esistenti “hanno portato a un miglioramento della raccolta dei veicoli fuori uso e a un aumento del loro riciclaggio fino a circa l’85 % dei materiali in essi contenuti”, spiegano i colegislatori, tuttavia, la maggior parte di questi materiali “sono rifiuti metallici che vengono triturati e non sufficientemente selezionati e valorizzati, e solo il 19 % della plastica proveniente dai veicoli fuori uso viene riciclata”.

Oggi, inoltre, camion, autobus e motociclette non sono interessati dalla normativa sul fine vita.

Il perimetro dei veicolo coperti dalle nuove norme

Il nuovo regolamento amplia notevolmente il campo di applicazione delle direttive precedenti “per coprire più categorie di veicoli, includendo così una quota maggiore del parco veicoli e dei componenti dell’UE ai fini dei requisiti dell’economia circolare”. Oltre alle autovetture e ai furgoni commerciali leggeri, l’accordo estende i requisiti di trattamento (raccolta, depurazione, rimozione obbligatoria delle parti) a tutti i veicoli pesanti normali (ad esempio camion), motocicli e veicoli speciali (sia piccoli che pesanti). Esentati i piccoli produttori di veicoli pesanti speciali.

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Ecodesign e riciclo 

I colegislatori hanno stabilito dei requisiti per garantire che i nuovi veicoli siano progettati “in modo da facilitare il riciclaggio, il riutilizzo e la rigenerazione di parti e componenti”. Vengono introdotti obiettivi obbligatori per il contenuto riciclato nei nuovi veicoli.

Sul totale della plastica impiegata nei nuovi veicoli, quella riciclata dovrà rappresentare il 15% entro 6 anni dall’entrata in vigore del regolamento; e il 25% in 10 anni. Inoltre almeno il 20% di questa plastica riciclata dovrà provenire da materiale recuperato dai veicoli fuori uso (riciclaggio a ciclo chiuso).

“Sulla base di uno studio di fattibilità che dovrà essere completato entro un anno dall’entrata in vigore del regolamento – spiega il Consiglio – la Commissione dovrà introdurre obiettivi futuri per altri materiali quali l’acciaio riciclato, l’alluminio, il magnesio e le materie prime critiche mediante un atto delegato”.

In particolare, obiettivi per l’acciaio e l’alluminio riciclati saranno fissati due anni dopo l’entrata in vigore del regolamento. Questi obiettivi dovranno essere raggiunti “attraverso l’utilizzo di rifiuti post-consumo”.

Lotta ai veicoli fantasma

Secondo la Commissione, ogni anno circa 3,5 milioni di veicoli scompaiono senza lasciare traccia dalle strade dell’UE: “Vengono esportati, demoliti o smaltiti illegalmente”. Per affrontare il problema dei “veicoli scomparsi” e della demolizione illegale, il trilogo introduce norme sulla distinzione tra veicolo usato e veicolo fuori uso (ELV).  Viene infatti definita una serie di criteri per determinare quando un veicolo non è più un veicolo usato ma è considerato rifiuto. Se soddisfa questi criteri, l’ELV dovrà essere trattato da un impianto autorizzato e non potrà essere legalmente esportato o rivenduto come veicolo usato.

Viene inoltre stabilito “un quadro rigoroso per i trasferimenti di proprietà da parte degli operatori economici”. Per i trasferimenti da parte di privati, viene adottato un approccio basato sul rischio, che richiede la documentazione nei casi in cui è più probabile che i veicoli vadano persi, “ad esempio quando il veicolo è dichiarato economicamente irrecuperabile da una compagnia di assicurazioni; oppure quando la vendita è conclusa tramite una piattaforma online, effettuata esclusivamente senza consegna fisica del veicolo tra il venditore e l’acquirente”.

Spiega il Parlamento: “La documentazione richiesta quando un operatore economico vende un veicolo a una persona fisica o giuridica consisterebbe in una valutazione che attesti che il veicolo non è un veicolo fuori uso o in un certificato di idoneità alla circolazione valido. Una persona fisica dovrebbe fornire tale documentazione solo se il veicolo è dichiarato perdita economica totale o se la vendita è conclusa esclusivamente online”.

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Responsabilità estesa del produttore (EPR)

Viene rafforzato “in modo significativo” il principio della responsabilità estesa del produttore (EPR). Una responsabilità che comprende “la promozione di una progettazione orientata alla circolarità (design for circularity) e la garanzia del ritiro gratuito e del corretto trattamento di tutti i veicoli fuori uso”.

Per garantire il funzionamento del sistema in tutto il mercato unico dell’UE, il regolamento istituisce, tre anni dopo l’entrata in vigore, un meccanismo transfrontaliero di EPR, assicurando che i produttori rimangano finanziariamente responsabili del trattamento dei propri veicoli “indipendentemente dallo Stato membro in cui il veicolo raggiunge la fine del suo ciclo di vita”.

Requisiti specifici si applicherebbero alla rimozione obbligatoria di “determinate parti e componenti, di liquidi, fluidi e sostanze pericolose”, prima della frantumazione o della compattazione.

Alle autorità nazionali toccherà definire strategie di ispezione per individuare attività illegali durante la raccolta, il trattamento e l’esportazione dei veicoli fuori uso.

Export

Il regolamento vieta l’esportazione di veicoli usati che non sono più idonei alla circolazione, garantendo che l’UE “non contribuisca all’inquinamento nei paesi terzi e conservi i materiali di valore all’interno del proprio territorio”. I colegislatori hanno concordato che il divieto inizierà ad applicarsi dopo cinque anni dall’entrata in vigore del regolamento, quindi, di fatto, nel 2031.

veicoli fuori uso
Foto: Canva

Le critiche

“I legislatori dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo politico su nuove norme volte a rendere il settore automobilistico più circolare, ma l’accordo non mantiene le promesse”, avvertono lo European Environmental Bureau (EEB) e il tedesco Deutsche Umwelthilfe (DUH).

Secondo le due associazioni, se in linea di principio le nuove misure “potrebbero contribuire a promuovere una vera decarbonizzazione e circolarità” della filiera, tuttavia non sono state affrontate le “sfide più grandi del settore”:

  • nessuna azione per ridurre il numero e le dimensioni dei veicoli, uno dei principali fattori di utilizzo non sostenibile dei materiali;
  • priorità data al riciclaggio rispetto a strategie più efficaci per aumentare la durata, promuovere il riutilizzo e la riparazione;
  • misure insufficienti sono previste “per responsabilizzare i produttori in merito ai veicoli usati esportati al di fuori dell’UE”.

AGGIORNAMENTO 18/12/2025

Le associazioni puntano il dito anche conto le tempistiche. “Cedendo alle pressioni dell’industria automobilistica – affermano – i negoziatori hanno ulteriormente indebolito la proposta: hanno ridotto gli obiettivi relativi al contenuto di plastica riciclata dal 25% al 15% sei anni dopo l’entrata in vigore, rinviando il requisito del 25% a dieci anni dopo l’entrata in vigore del regolamento. Allo stesso tempo, i requisiti obbligatori di trattamento sono stati attenuati e le disposizioni chiave – comprese le misure di salvaguardia contro l’esportazione di veicoli vecchi, non idonei alla circolazione e inquinanti – sono state rinviate”.

Secondo Fynn Hauschke, responsabile senior delle politiche per l’economia circolare e i rifiuti presso l’EEB, l’accordo “è un classico esempio di arretramento politico sotto la pressione dell’industria. Invece di orientare il settore automobilistico verso veicoli meno numerosi, più piccoli e più riparabili, i legislatori dell’UE hanno scelto di riciclare vecchi errori. Indebolendo i requisiti chiave di circolarità e ridimensionando le ambizioni in materia di plastica riciclata, hanno perso un’occasione cruciale per avviare il settore automobilistico su un percorso veramente circolare”.

“È scandaloso che la normativa concordata sui veicoli contenga requisiti così deboli in materia di responsabilità dei produttori nel settore automobilistico”, ha commentato Barbara Metz, amministratore delegato della DUH. “Per ridurre l’impatto ambientale delle automobili durante il loro intero ciclo di vita, i produttori devono essere obbligati a utilizzare progetti che consentano di risparmiare risorse, garantire la riparabilità e investire in modo sufficiente nel riutilizzo e nel riciclaggio di alta qualità dei veicoli fuori uso”.

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