lunedì, Febbraio 16, 2026

Trattato sulla plastica, cosa ci dicono le dimissioni di Luis Vayas Valdivieso

L’ambasciatore Luis Vayas Valdivieso ha fatto sapere che avrebbe rassegnato le dimissioni da presidente del Comitato per i negoziati sul trattato. Al di là de giallo su una riunione “segreta” organizzata dall’UNEP, è forte la richiesta di una revisione dello strumento decisionale: “Necessaria una profonda riforma del funzionamento”

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

Mentre il multilateralismo climatico è alla prova alla COP30 di Belém, in Brasile, torna alla mente il fallimento (per ora) di un altro appuntamento multilaterale molto sentito, quello dei negoziati per il trattato globale sulla plastica. Alla delusione per il mancato accordo nell’ultima riunione del Intergovernmental Negotiating Committee (INC) – non dimentichiamo però che secondo molti un mancato accordo è meglio di un accordo al ribasso – si è aggiunto più di recente un piccolo giallo legato all’ambasciatore Luis Vayas Valdivieso, presidente del comitato. Che ha dato il là a richieste di una profonda riforma dell’intero processo decisionale.

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Il fuoco amico dell’UNEP

Due mesi dopo l’ultima riunione dell’INC, a Ginevra, Vayas Valdivieso ha infatti annunciato l’intenzione di dimettersi. Il motivo? “Ragioni personali e professionali”.

Ricordiamo che durate i lavori per il trattato spesso il suo operato è stato criticato dalle ong e anche dai rappresentanti dei governi più ambizioni.

Ad esempio Ana Rocha, direttrice della politica globale sulla plastica di GAIA, la Global Alliance for Incinerator Alternatives, ha usato toni durissimi per il testo finale proposto da Vayas Valdivieso e dal suo staff, definendolo un insulto, soprattutto perché privo di ogni forma di riduzione delle produzione, riducendosi ad “un trattato debole sulla gestione dei rifiuti”.

Ma c’è dell’altro. Secondo il Guardian “fonti hanno riferito che il personale dell’Unep, che dovrebbe essere imparziale, ha tenuto una riunione segreta l’ultima notte dei negoziati (di Ginevra, ndr), con l’intento di convincere i membri dei gruppi della società civile a fare pressione sul presidente affinché si dimettesse”.

“Ero presente alla riunione e l’ho trovata molto problematica”, ha dichiarato al Guardian uno dei partecipanti. Che solo una volta entrato nella sala avrebbe scoperto che la riunione riguardava la presunta “insoddisfazione nei confronti del presidente”. Commentando l’incontro informale, L’Unep ha fatto sapere che il direttore esecutivo “non era a conoscenza di alcuna riunione” fino a quando questa non è stata portata all’attenzione dello staff.

Un portavoce ha dichiarato anche che “sebbene l’Unep non sia stato formalmente informato dal presidente della sua intenzione di dimettersi, il direttore esecutivo desidera ringraziare Luis Vayas Valdivieso per il suo instancabile servizio come presidente del processo INC”. Da allora, circa un mese fa, non ci sono altre informazioni relative.

Le critiche al presidente (e al processo)

Secondo Christina Dixon dell’Agenzia investigativa ambientale, le dimissioni di Vayas Valdivieso sono “un duro promemoria della disfunzionalità che ha afflitto i negoziati sul trattato sulla plastica sin dall’inizio”. Per questo, ha aggiunto, sarà essenziale ripristinare urgentemente la fiducia nel processo multilaterale. Non si tratta, dunque, di una questione legata esclusivamente alla presidenza.

“Accogliamo con favore la decisione del presidente Luis Vayas di dimettersi. Nonostante l’impegno personale e professionale di Vayas, i negoziati sul trattato sulla plastica hanno sofferto per un certo periodo di tempo di un fallimento del processo. Il compito di un presidente è quello di conciliare i punti di vista e aiutare a guidare i negoziati” ha commentato Andres del Castillo, avvocato presso il Center for International Environmental Law (CIEL). Secondo il quale le colpe però non sono esclusivamente a carico di Vayas Valdivieso: “Un nuovo presidente da solo non basterà a riportare il processo sulla giusta strada: abbiamo bisogno di una profonda riforma del funzionamento degli INC. Ciò include cambiare il modo in cui vengono prese le decisioni, il modo in cui operano i gruppi di contatto (gruppi di lavoro)”. Servirà soprattutto “il ritorno a un processo guidato dagli Stati membri, non da un’istituzione delle Nazioni Unite con un’agenda”.

Per la scelta del nuovo presidente (o della presidente), del Castillo chiede di “procedere con trasparenza e concedere tempo sufficiente per consultazioni inclusive, al fine di garantire un sostegno più equilibrato al futuro presidente”. Soprattutto, afferma, il nuovo presidente “deve imparare dagli errori e correggere il processo, tenendo presente che gli INC hanno dimostrato che il consenso non può essere la stella polare del multilateralismo, soprattutto se vogliamo avere un trattato sulla plastica che risponda alla gravità della crisi della plastica”.

Leggi anche lo SPECIALE | Trattato sulla Plastica

AGGIORNAMENTO DEL 13 FEBBRAIO 2026

Eletto il nuovo presidente

Dopo le dimissioni dell’ambasciatore ecuadoriano Luis Vayas Valdivieso e dopo tre mesi di consultazioni, il 7 febbraio 2026, sempre a Ginevra nella sede delle Nazioni Unite, si è tenuta la terza parte dell’INC.5, appunto per eleggere il presidente del Comitato e consentire così ai lavori di ripartire. Al secondo voto segreto, il Comitato intergovernativo di negoziazione ha eletto come nuovo presidente il diplomatico Julio Cordano è direttore del Dipartimento Ambiente, Cambiamenti climatici e Oceani del Ministero degli Affari Esteri del Cile

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