Una sorta di “borsa dei rifiuti” capace di trasformare ciò che oggi è uno scarto in una nuova opportunità industriale. È l’idea alla base di AgroDesign AI Platform, progetto che mette in relazione agroindustria, ricerca, design e manifattura per recuperare e valorizzare gli scarti pre-consumo delle filiere agroalimentari, convertendoli in materiali, prodotti e modelli sostenibili per il Made in Italy.
“È come avere una borsa degli scarti dell’industria agroalimentare: chi produce scarti li mette a disposizione, chi li recupera li trasforma, chi fa design e manifattura li valorizza. In questa logica tutti ci guadagnano”, spiega Mario Buono, docente di Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e Responsabile Scientifico del Progetto finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, attraverso il MICS (Made in Italy Circolare e Sostenibile) e di cui fanno parte anche tre partner industriali quali Mater s.c.a.r.l., Netcaring s.r.l., Ulixe italy s.r.l.

La piattaforma nasce come ecosistema digitale collaborativo: integra intelligenza artificiale, data analytics e machine learning per tracciare, caratterizzare e valorizzare i residui agroindustriali, facilitando il dialogo tra imprese, laboratori, designer e aziende manifatturiere.
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“Ora bisogna portare questi risultati verso la pre-industrializzazione”
Un esempio concreto arriva dalla filiera vitivinicola, oggi al centro della sperimentazione. Dalla vinaccia, il residuo della spremitura dell’uva, il progetto punta a ricavare coloranti naturali, biomateriali, biofilm biodegradabili e cellulosa, con possibili applicazioni nei settori tessile, farmaceutico, nutraceutico e del packaging.

Sul fronte scientifico, il lavoro parte dalla composizione chimica degli scarti. “Il ruolo del laboratorio è capire, dal punto di vista chimico-compositivo, che cosa possiamo riutilizzare in modo efficace da ogni scarto o sottoprodotto – osserva la docente di Chimica degli alimenti Severina Pacifico, che guida il laboratorio coinvolto nelle attività di estrazione e caratterizzazione di molecole bioattive e biopolimeri. L’obiettivo è valorizzare tutto: si isolano prima le molecole utili per alcuni settori e poi anche ciò che resta continua a essere recuperato. In pratica, nulla viene perso”.
Nel caso della vinaccia, per esempio, la prima fase consente di ottenere molecole ad alta capacità colorante, utilizzabili sia in campo tessile sia in ambito alimentare-nutraceutico farmaceutico, grazie anche alle loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. “Una volta rimosse queste componenti, la biomassa continua ad avere valore: può fornire polisaccaridi e, tra i quali la cellulosa per biomateriali, bioplastiche e biofilm biodegradabili, persino per applicazioni nel packaging attivo”, aggiunge Pacifico.
Dalla logica dello smaltimento si passa così a quella della rigenerazione. In un’ottica di economia circolare, AgroDesign AI Platform non si limita a recuperare ma a costruire una nuova filiera in cui lo scarto non è più un costo da smaltire, ma un valore da progettare. Riducendo così gli sprechi, la dipendenza da materie prime vergini e l’impatto ambientale.
Accanto alla chimica, fondamentale è anche il ruolo del design. In tale contesto il designer fa da cerniera tra materia e applicazione industriale. “Non si tratta solo di dare forma a un prodotto – spiega la ricercatrice di Disegno Industriale Sonia Capece – ma di interpretare le caratteristiche dei materiali derivati dagli scarti agroindustriali e trasformarle in prodotti sostenibili e scalabili applicabili industrialmente, dalla moda alla bioarchitettura”.
E poi entra in gioco l’intelligenza artificiale che servirà a raccogliere dati nel tempo, logistica, leggere quantità e qualità degli scarti, prevederne la disponibilità e orientare le scelte di valorizzazione, suggerendo quelle maggiormente efficaci in base alle caratteristiche dei materiali e alle esigenze del mercato. “Il MICS ci ha dato la possibilità di aggregare competenze diverse e trasformare anni di ricerca in un primo modello concreto di piattaforma – fa sapere Buono -. Il passaggio successivo sarà portare questi risultati verso la prototipazione e la pre-industrializzazione”.
“Forward: l’innovazione circolare costruisce il futuro”
Proprio MICS, il 13 e 14 aprile a Roma (Auditorium della Tecnica di Roma), organizza l’evento “Forward: l’innovazione circolare costruisce il futuro”. Occasione in cui verranno presentati i risultati raggiunti grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, ne verrà illustrato l’impatto e il valore generato per il Paese, “evidenziando come i modelli sviluppati possano continuare a evolvere per realizzare una vera innovazione circolare”.
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