La Generazione Z contro il greenwashing

Le nuove generazioni sono molto più esigenti sugli impatti ambientali di ciò che acquistano: a dirlo è un nuovo studio internazionale, basato sulle opinioni di oltre 8 mila persone in Spagna, Italia, Portogallo, Cile, Colombia e Messico. Il messaggio per le aziende è chiaro: l'incoerenza non viene perdonata

Enrica Muraglie
Enrica Muraglie
Giornalista indipendente, ha scritto per il manifesto, Altreconomia, L'Espresso. Fa parte della rete FADA.

Le aziende parlano sempre più spesso di sostenibilità, ma non tutte ci credono allo stesso modo: come raccontiamo di frequente su questo giornale, le buone intenzioni e le dichiarazioni non si traducono sempre in azioni concrete. I casi di greenwashing sono numerosi, e i membri della Generazione Z – ossia i nati e le nate tra il 1995 e il 2009 – sono particolarmente sensibili: non sono disposti ad acquistare prodotti di aziende incoerenti con il loro messaggio green. È questa la conclusione di un nuovo studio dell’UOC, l’Universitat Oberta de Catalunya, condotto dalla ricercatrice Elisenda Estanyol. 

“Chi fa parte della generazione Z osserva, valuta e giudica attivamente il comportamento delle aziende in materia ambientale. Non si limita a consumare, ma costruisce la reputazione di un marchio in base a ciò che fa o non fa per l’ambiente”, afferma Estanyol. “Lo studio mostra una generazione pronta a chiamare le aziende a rispondere delle loro azioni quando dicono una cosa e ne fanno un’altra”.

Leggi anche: lo Speciale sul greenwashing

I risultati dello studio

Basato sulle opinioni di oltre 8 mila persone in Spagna, Italia, Portogallo, Cile, Colombia e Messico, lo studio evidenzia che settori come tabacco, gioco d’azzardo, combustibili fossili e bevande zuccherate sono generalmente percepiti in modo negativo dai giovani della Z e non solo, per ovvi motivi. 

È la Spagna a distinguersi come Paese più esigente: “c’è una maggiore consapevolezza sociale e mediatica della crisi climatica”, spiega Estanyol. “Esiste anche una tradizione di sfiducia verso le istituzioni e le grandi aziende, che porta i giovani ad adottare una prospettiva più scettica ed esigente. La Generazione Z spagnola non dà per scontato l’impegno ambientale: esige prove, trasparenza e risultati tangibili”.

Se in Europa la sostenibilità sta diventando uno standard minimo atteso e non più un valore aggiunto, al contrario il Messico e la Colombia si collocano ai vertici delle valutazioni “positive”. Questo non significa necessariamente che le aziende locali siano più sostenibili, ma che le aspettative sociali possono essere diverse: “Nei paesi con normative ambientali meno rigide o pressione istituzionale minore, qualsiasi sforzo visibile viene percepito come un progresso significativo”, dice Estanyol. L’ennesima dimostrazione che leggi e società si trasformano insieme, seppur con tempi differenti. 

Leggi anche: Il greenwashing mette a rischio la sicurezza alimentare

Il ruolo del genere

Oltre alla geografia e alla legge, è il genere il fattore incidente sulla percezione delle aziende. Le donne tendono a dare più valore all’impegno ambientale e alla reputazione aziendale rispetto agli uomini. Questa differenza è evidente tanto nella Generazione Z quanto nei Millennial e nella Generazione X. Un dato che sottolinea l’importanza di incorporare una prospettiva di genere nell’analisi della responsabilità sociale d’impresa.

genere clima

Critici ma giusti

La Generazione Z è più critica, esigente e attiva rispetto alle generazioni precedenti, ma sa riconoscere l’impegno concreto. Nonostante siano i primi a sperimentare davvero l’eco-ansia, ovvero quel senso di impotenza e preoccupazione per la crisi ambientale e per il futuro, i giovani e le giovani sanno apprezzare le aziende che agiscono con coerenza.

Le loro aspettative sono elevate, ma non indiscriminate: chiedono trasparenza, coerenza tra parole e azioni e risultati misurabili. Il messaggio per le aziende è chiaro: la Generazione Z osserva e non perdona l’incoerenza. Chi integra la sostenibilità in modo reale e verificabile guadagna reputazione e legittimità, chi finge impegno rischia di perdere credibilità e clienti.

Leggi anche: Il greenwashing delle aziende fossili si estende alla plastica

Strategie per le aziende

È anche per questo che lo studio propone alcuni strumenti per comunicare efficacemente la sostenibilità aziendale:

  1. Trasparenza reale e verificabile. Non basta il marketing: i dati e gli obiettivi devono essere chiari e misurabili.
  2. Messaggi mirati. Le aspettative variano per Paese e gruppo socio-demografico: la comunicazione deve adattarsi anche a questo
  3. Partecipazione attiva. È la Generazione che più di tutte vuole interagire e mettere in discussione, anche l’etica aziendale: canali digitali aperti al dialogo sono essenziali, in contrapposizione alla comunicazione unidirezionale.
  4. Coerenza tra parole e azioni. L’impegno è credibile solo se allineato ad azioni concrete e costanti nel tempo. 

greenwashing gen z cibo

La campagna di ASCI in India

È in questa direzione che vorrebbe andare la recente campagna lanciata dall’Advertising Standards Council of India (ASCI): sensibilizzare i consumatori e le consumatrici attraverso gli influencer. Incentrata sul greenwashing, la campagna promuove l’alfabetizzazione pubblicitaria e vuole essere una guida per identificare le comunicazioni commerciali ingannevoli.

“Il nostro obiettivo è consentire ai consumatori di individuare i segnali di allarme e di mettere in discussione in modo critico le affermazioni che incontrano nella pubblicità”, ha dichiarato Manisha Kapoor, amministratrice delegata e segretaria generale dell’ASCI.

Nel rapporto “Conscious Patterns” del 2024, ASCI ha rilevato che 52 delle 53 principali app indiane utilizzano azioni come il “drip pricing” – una tecnica ingannevole in cui viene mostrato inizialmente un prezzo basso per poi aggiungere altri costi obbligatori solo durante le fasi finali dell’acquisto – e l’inganno sulla privacy, per citarne due. 

È sorprendente che l’iniziativa di ASCI sia sostenuta da aziende come Nestlé, Coca-Cola, P&G, proprio quelle che la Generazione Z non prenderebbe come esempio di sostenibilità.

Leggi anche: L’ossessione UE per la competitività

© Riproduzione riservata  

spot_img

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie