lunedì, Giugno 27, 2022
RUBRICA

SPECIALE | Greenwashing
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Ricorrere agli inglesismi è a volte (se non spesso) un fenomeno di sciatteria e di provincialismo. Eppure capita che il mondo anglosassone sforni parole più precise delle classiche locuzioni italiane. È il caso del greenwashing, che in Italia traduciamo a fatica con espressioni più astruse come “ambientalismo di facciata” o “ipocrisia verde”.

La parola greenwashing è invece più netta, più definita. Come spiega la nostra Letizia Palmisano, “il termine nasce negli anni ‘80 dall’unione del termine green (verde in inglese) e washing, dal verbo to wash, lavare”. All’inizio, dunque, la traduzione italiana era piuttosto letterale: “passare una pennellata di vernice verde sopra”, cioè dare una parvenza green a situazioni che nascondono aspetti non così realmente virtuosi.

Più l’attenzione all’ambiente si è fatta prioritaria, più il greenwashing si è esteso: da (esecrabile) pratica aziendale è diventato un artificio usato dalle lobby e dai governi affinché il sistema basato sull’economia lineare resti immutato. In questo senso gli esempi sono molteplici: i calcoli di solito fittizi sulla decarbonizzazione, le annunciate riduzioni degli impatti ambientali, l’uso strumentale dei fondi ESG nella finanza sostenibile.

È un meccanismo che abbiamo visto e che continuiamo a notare anche nel campo più ristretto dell’economia circolare, e su cui operiamo facendo una precisa verifica delle fonti, per offrire a voi lettori e lettrici pratiche concrete di sostenibilità e non annunci basati su astrusi conteggi.

Abbiamo dunque deciso di realizzare uno Speciale sul greenwashing con l’obiettivo di fornire qualche strumento di lettura utile a individuarlo (se lo conosci lo eviti, dice il detto), segnalare i rischi di scivolamento nei settori più a rischio e riportare gli sforzi istituzionali (finora pochi, a dire il vero) per prevenire e combattere questo malsano fenomeno.

Come sempre intendiamo i nostri Speciali come pagine aperte e in continuo aggiornamento. Anche in questo caso, dunque, rinnoviamo l’invito a inoltrarci i vostri pareri e i vostri contributi.

Intanto buona lettura.

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