Imballaggi per bevande, Roggiani (PD): “Italia in ritardo su obiettivi di raccolta. Serve deposito su cauzione”

Prima firmataria di una delle tre proposte di legge presentate alla Camere per istituire un sistema di deposito cauzionale per lattine e bottiglie, Silva Roggiani ci dice che “senza un intervento rapido, rischiamo l’infrazione europea”

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

“L’Italia è già in ritardo” sugli obiettivi europei di raccolta di bottiglie e lattine per bevande. Silva Roggiani, deputata PD, apre così l’intervista dedicata alla proposta di legge, di cui è prima firmataria, per istituite un sistema di deposito su cauzione (DRS – Deposit Return System) per imballaggi monouso per bevande (C. 2618: “Istituzione di un sistema di deposito cauzionale per i contenitori monouso per bevande e delega al Governo per la disciplina della filiera di recupero”, presentata insieme a Eleonora Evi, Marco Simiani Andrea Casu, Antonella Forattini, Gian Antonio Girelli, Alberto Pandolfo, Toni Ricciardi, Devis Dori). Proposta che la Commissione ambiente della Camera valuterà insieme ad altre due presentate da deputate e deputati di M5S e Fratelli d’Italia.

E proprio due firmatati delle proposte di legge, i vicepresidenti della Camera dei deputati Sergio Costa e Fabio Rampelli, su sollecitazione della campagna “A Buon Rendere – molto più di un vuoto”, hanno organizzando un momento di confronto istituzionale presso la Camera dei deputati: per “favorire un dialogo costruttivo tra forze politiche, amministrazioni competenti, industria e società civile, individuando le migliori soluzioni normative e operative per l’introduzione di un sistema di deposito efficace, equo e complementare al sistema di gestione degli imballaggi esistente”. L’evento, moderato dal direttore di EconomiaCircolare.com Raffele Lupoli, si terrà il 20 maggio prossimo.

Onorevole Roggiani, gli obiettivi europei in materia di raccolta differenziata e contenuto minimo di riciclato per gli imballaggi per bevande in plastica e lattine prevedono tassi di raccolta del 90% entro il 2029. Istituire un DRS, come propone, entro quella data richiederebbe un’approvazione rapida da parte del Parlamento e un’attivazione spedita della norma che lo istituisce. Abbiamo tempo a sufficienza o rischiamo di essere in ritardo rispetto agli altri paesi europei?

Il Regolamento europeo sugli imballaggi fissa un traguardo molto chiaro: raggiungere il 90% di raccolta entro il 2029. Per farlo è necessario un sistema di deposito cauzionale, come dimostrano tutti i Paesi che questo obiettivo lo hanno già centrato. Il problema è che il governo italiano, nonostante gli obblighi europei e nonostante esempi virtuosi ormai consolidati, continua a rinviare qualsiasi decisione strategica. Ma il tempo stringe perché noi dobbiamo attivare un sistema che possa essere pienamente operativo non oltre il 2027, visto che la fase di implementazione richiede circa 18-24 mesi. È esattamente il motivo per cui ho depositato la proposta di legge. Senza un intervento rapido, rischiamo non solo l’infrazione europea, ma soprattutto di arrivare tra gli ultimi in Europa su un modello che altri Paesi stanno già adottando da anni.

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Le tre proposte di legge sul sistema di deposito cauzionale presentate alla Camera le sembrano coerenti con i requisiti minimi stabiliti dal Regolamento europeo sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio (PPWR)? 

La proposta a mia prima firma è pienamente in linea con il regolamento europeo, perché prevede una cauzione obbligatoria e uniforme su scala nazionale, una governance indipendente e un rigoroso sistema di controllo e tracciabilità, oltre a tempistiche vincolanti per l’avvio. La traccia che abbiamo seguito nella stesura della proposta di legge è stata innanzitutto quella di eliminare ogni possibile discrezionalità su elementi che Bruxelles chiede di rendere certi. Inoltre, nella proposta specifichiamo con chiarezza le modalità di attuazione e di controllo, con l’obiettivo di centrare i risultati richiesti.

Quali sono le differenze secondo lei più rilevanti tra le tre proposte di legge?

Tra gli aspetti più delicati da affrontare c’era sicuramente il modello di governance da adottare. Nella proposta a mia firma abbiamo lavorato sull’introduzione di un organismo terzo, senza scopo di lucro e indipendente, dove la partecipazione di produttori, distributori, Comuni e associazioni ambientaliste avviene con tempistiche vincolanti e regole chiare per evitare possibili problematiche. Se vogliamo un DRS efficace e coerente con il modello europeo, tutto deve essere definito con grande precisione.

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Facciamo uno sforzo di immaginazione: diamo per approvata e operativa anche in Italia la norma sul DRS. Secondo lei, gli italiani e le italiane come reagiranno? 

L’esperienza di tutti i Paesi europei che hanno introdotto un DRS dimostra che, dopo una breve fase iniziale di adattamento, questo sistema diventa parte della routine quotidiana. Gli italiani hanno già dimostrato di essere molto sensibili alla raccolta differenziata e alle pratiche sostenibili. Per questo ritengo che il deposito cauzionale sarebbe un ulteriore passo avanti naturale. Inoltre, la cauzione si recupera integralmente, quindi non è una tassa: è un incentivo che rende ogni cittadino responsabile e protagonista dell’economia circolare, contribuendo in modo concreto a ridurre la dispersione di plastica e lattine nell’ambiente.

Quanto è importante, per raggiungere gli obiettivi fissati, informare e raccontare un’innovazione del genere? La sua proposta di legge contempla iniziative a questo proposito? Su quali aspetti dovrebbe concentrarsi la campagna di comunicazione?
La comunicazione è fondamentale, perché nessun Paese europeo ha raggiunto gli obiettivi del 90% senza un lavoro di informazione verso cittadini e consumatori. Una informazione mirata, che ricordi alle italiane e agli italiani come nel nostro Paese ogni anno si disperdano 8 miliardi di bottiglie di plastica, è fondamentale. Oggi un terzo delle bottiglie sfugge ai circuiti della raccolta differenziata, rendendo l’Italia uno dei maggiori responsabili dello sversamento di plastica in mare. Inoltre, la nostra proposta di legge introduce un elemento essenziale per rendere il sistema comprensibile e immediato per tutti: l’obbligo, per i soggetti della filiera, di apporre sui contenitori soggetti a deposito cauzionale un marchio identificativo chiaro, uniforme e ben visibile, che riporti il simbolo del sistema e l’importo della cauzione. Si tratta di uno strumento di comunicazione permanente, presente su ogni singola bottiglia o lattina, che garantisce tracciabilità e trasparenza e soprattutto aiuta i consumatori a riconoscere subito quali imballaggi sono soggetti a cauzione e come comportarsi. Accanto a questo, sarà comunque necessario che istituzioni, imprese e distribuzione lavorino insieme per accompagnare i cittadini in questo cambiamento.

 

 
 
 
 
 
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L’Italia è considerata un’eccellenza europea nell’ambito della raccolta e del riciclo degli imballaggi. I sistemi DRS nei paesi europei lavorano in sinergia ed in modo complementare con i sistemi EPR esistenti per gli imballaggi. Un sistema di deposito su cauzione per gli imballaggi per bevande metterebbe in difficoltà i consorzi che gestiscono i rifiuti di imballaggi vetro, latta e soprattutto in plastica?

No, al contrario. Gli attuali consorzi continueranno a gestire la raccolta e il riciclo di tutti gli imballaggi non coperti dal DRS, mentre quest’ultimo si concentra solo sulle bevande monouso, che sono più soggetti alla dispersione. È quindi uno strumento che rafforza il sistema, non lo indebolisce, ed è anche per questo che continuiamo a chiedere al Governo un cambio di passo.

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