I suggerimenti della Ellen MacArthur Foundation per il Circular Economy Act

Atteso nel terzo trimestre del 2026, il Circular Economy Act potrebbe essere un punto di svolta per l’economia circolare nell’Unione Europea. Ma servono coraggio e visione. Lo si intuisce dalle proposte della Ellen MacArthur Foundation, che chiedono ai 27 Stati membri dell'UE un’unione ambiziosa

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Redazione EconomiaCircolare.com

Dopo l’estate l’Unione Europea dovrà lanciare il Circular Economy Act, la legge quadro sull’economia circolare. Le attese sono tante, dato che finora l’UE ha legiferato a più riprese sul tema ma mancando l’appuntamento, almeno in tempi recenti, con un provvedimento più ampio che miri realmente a offrire un’alternativa rispetto al tradizionale modello dell’economia lineare o, se volete, dell’usa e getta. 

La proposta della Commissione Europea, che attualmente è nella fase del trilogo (il dialogo a tre con Parlamento e Consiglio), è ancora suscettibile di miglioramenti e recepimenti. Ecco perché appare particolarmente interessante il recente contributo diffuso dalla Ellen MacArthur Foundation, l’organizzazione benefica internazionale fondata nel 2010 dalla velista inglese Ellen MacArthur per accelerare la transizione globale verso l’economia circolare.

“I precedenti piani d’azione e la legislazione dell’UE hanno fatto passi da gigante – scrive la Ellen MacArthur Foundation – Tuttavia le norme nazionali differiscono ancora in tutti gli Stati membri, quindi ciò che è considerato una risorsa preziosa in un Paese è spesso trattato come spreco in un altro, creando burocrazia che ostacola la crescita dei modelli di business circolari. La legge sull’economia circolare mira a sostituire questa confusione con un regolamento più coerente, rendendo più facile ed economica la scalabilità delle soluzioni circolari in tutta l’UE”.

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L’economia circolare? “Un imperativo economico per l’Europa”

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, l’Unione Europea non è attualmente sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di raddoppiare il tasso di utilizzo circolare dei materiali, portandolo al 24% entro il 2030. Questa lentezza nei progressi è dovuta da una parte a un mercato che rimane fortemente orientato verso un modello lineare, in cui i beni ricondizionati e le materie prime secondarie costano di più – o sono percepiti come di qualità inferiore – rispetto ai nuovi prodotti e alle materie prime vergini; e dall’altra l’economia circolare viene ancora percepita come un insieme di buone pratiche che però non hanno la credibilità di un’economia di scala

Eppure, come ricorda la stessa Ellen MacArthur Foundation, “accelerare la transizione verso l’economia circolare comporta chiari vantaggi in termini di riduzione del rischio: disaccoppia la prosperità dalle risorse non rinnovabili, salvaguarda il capitale naturale, rafforza la resilienza delle imprese e mitiga i costi ambientali, stabilizzando così l’economia reale e il sistema finanziario”. Tanto che in un paragrafo del contributo scritto sul Circular Economy Act la Ellen MacArthur Foundation definisce l’economia circolare “un imperativo economico per l’Europa”.

Appare chiaro il tentativo di intercettare il “mantra della competitività”, da tempo sposato dalla Commissione Europea. Così, secondo la Ellen MacArthur Foundation, il Circular Economy Act “può affrontare le barriere strutturali all’interno del mercato interno dell’UE, armonizzare norme e incentivi e migliorare la produttività delle risorse. Mentre in alcuni settori i modelli di business circolari stanno già crescendo più rapidamente di quelli lineari, è giunto il momento di ampliare queste opportunità economiche per l’Europa colmando il divario di prezzo e riducendo la dipendenza dalle importazioni”.

Già, ma come farlo?

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Le proposte della Ellen MacArthur Foundation sul Circular Economy Act

Il documento presentato dalla Ellen MacArhur Foundation per migliorare la bozza del Circular Economy Act è un vero e proprio libro bianco, con tanto di tre “leve strategiche” suggerite per sostenere gli obiettivi del Clean Industrial Deal dell’UE:

  • costruire un mercato unico dell’UE per le soluzioni circolari;
  • sfruttare le leve fiscali e della domanda per affrontare le sfide della competitività;
  • rafforzare le catene di approvvigionamento e del valore circolari attraverso la collaborazione industriale.

Per quanto riguarda il primo punto, scrive la Fondazione, “ciò richiede la rimozione delle barriere normative sia a livello europeo che a livello degli Stati membri che impediscono il transito transfrontaliero di materie prime secondarie, nonché di prodotti e componenti usati all’interno dell’UE”. In particolare le indicazioni prevedono:

  • identificare flussi di materiali per i quali sarebbe opportuno armonizzare a livello europeo i criteri di sottoprodotti, come ad esempio il legno trattato;
  • rivedere la direttiva RAEE per introdurre obiettivi più realistici, “facilitando la raccolta differenziata e incentivando il riutilizzo e il ricondizionamento, nonché la progettazione circolare”;
  • garantire che le norme relative alla spedizione dei rifiuti consentano il trasferimento di materiali e prodotti di scarto destinati al riciclaggio e alla preparazione per il riutilizzo in un altro Paese dell’UE;
  • creare un glossario comune dell’UE per i concetti di economia circolare (riutilizzo, ricondizionamento, rigenerazione, riciclo, fine vita, rifiuti pre-consumo e post-consumo) e codici personalizzati per i prodotti riutilizzati e i materiali riciclati, nonché una distinzione giuridica tra ricondizionamento e rigenerazione. 

Per quanto riguarda il secondo punto, invece, Ellen MacArthur Foundation propone, tra le altre cose, di “ allineare gli Stati membri dell’UE sulla necessità di riformare la propria legislazione nazionale in materia di IVA e di applicare aliquote IVA ridotte ai servizi di riparazione e ricondizionamento, nonché alla vendita di prodotti usati o ricondizionati”. Inoltre chiede di “introdurre criteri vincolanti per l’aggiudicazione di appalti pubblici in ottica di economia circolare, ad esempio prendendo in considerazione offerte di servizi circolari, clausole di riparazione o ritiro, utilizzo di materiali riciclati, prodotti ricondizionati o rigenerati”.

Infine, per quanto riguarda il terzo punto, Ellen MacArthur Foundation indica di “catalizzare la diffusione di soluzioni agevolando strumenti finanziari pubblico-privati che riducano il rischio nella fase di investimento. Strutture di finanziamento miste, come garanzie sui prestiti, meccanismi di copertura delle prime perdite o strumenti dedicati dell’UE tramite BEI/FEI e InvestEU, mobiliterebbero i capitali privati necessari per le infrastrutture e le tecnologie circolari”. In più sarebbe necessario “sostenere gli hub transregionali per la circolarità che raggruppano infrastrutture e tecnologie per la selezione, la riparazione, la rigenerazione e il riciclo oltre i confini nazionali, e promuoverli come complementi dell’economia circolare alle aree di accelerazione della produzione industriale previste dall’accordo intergovernativo sull’economia circolare”.

Si tratta, come si può notare, di indicazioni precise e che per essere accolte hanno bisogno della trasversalità dei 27 Stati membri dell’Unione Europea. Un’opportunità che in questo momento storico sarebbe ben preziosa. 

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