Resilienza

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    La resilienza è, tecnicamente, la capacità di un materiale di resistere a un urto assorbendone l’energia attraverso una deformazione elastica, per poi restituirla e tornare alla conformazione originale. Si tratta cioè di una proprietà meccanica che consente al materiale di non rompersi in caso di impatti e di rispondere a sollecitazioni e pressioni mantenendo le caratteristiche originarie. L’esempio più semplice, come riporta l’accurata descrizione dell’Accademia della Crusca, è quello delle corde della racchetta da tennis che si deformano sotto l’urto della pallina, accumulando una quantità di energia che restituiscono subito nel colpo di rimando.

    Da termine tecnico a parola dell’anno

    Come si può intuire l’utilizzo della parola resilienza è stato, per alcuni secoli, esclusivamente tecnico: il termine deriva dal latino resiliens, participio passato di resilire (“saltare indietro”) e cominciò a essere usato in fisica, soprattutto dalle scienze dei materiali, a partire dal Settecento. Negli ultimi anni si è invece esteso il suo significato più figurato, con il quale si intende descrivere la capacità di superare avversità e ostilità trasformandole in occasioni di opportunità e di rinascita. Un vero e proprio mantra comunicativo ed evocativo, capace di far figurare la parola resilienza da alcuni come “parola dell’anno” nella classifica dei termini più usati (e abusati).

    A farsi affascinare dalle parole, e soprattutto dai concetti che esse richiamano, succede però che gli ambiti di applicazione diventano eccessivi, perdendo in concretezza. Ne è un esempio la seguente citazione di Michele Serra: “si può essere resilienti alle mode, alle offese, ai condizionamenti sociali, ai dissesti economici, alle crisi personali e alle crisi sociali. Resilienti non significa refrattari, ovvero indifferenti al mondo. Significa partecipi, significa che ci si offre al vento e ci si espone al cielo, ma con la capacità di non farsi spezzare o torcere o atterrare”.

    Tornare all’ambiente

    Ecco perché, se si vuole tornare a essere incisivi, vale la pena recuperare l’applicazione della parola resilienza all’ecologia, con la quale si intende la capacità di un sistema, composto da individui, territorio e organizzazioni, di resistere a un certo tipo di shock senza mutare il proprio stato e la propria struttura. E, prendendo come spunto la teoria evolutiva, si può estendere l’idea di resilienza alla possibilità di un sistema di riorganizzare la sua struttura spontaneamente a seguito di un trauma, in ambito economico istituzionale e sociale. Questa caratteristica permette al sistema di trovare nuovi scenari di crescita, che tendono verso la possibilità di portare il sistema in avanti e non alla situazione precedente allo shock.

    In questo modo l’economia circolare diventa resiliente, perché fornisce strumenti, regole e strategie a un modo di vivere, che è insostenibile, affinché il mondo in cui viviamo possa diventare sostenibile.