La rete europea dei servizi pubblici per l’impiego (PES) ha realizzato una guida operativa rivolta ai centri pubblici per l’impiego degli stati membri per fornire orientamenti pratici e promuovere lo sviluppo delle competenze lavorative per i green jobs utili nella transizione ecologica. Si tratta di un vero e proprio “toolkit” – una cassetta degli attrezzi figurata – che può essere utile ai centri dell’impiego (ma anche ministeri, enti di formazione, sindacati e imprese) nello svolgimento del proprio lavoro.
La guida, dal titolo “PES support to green skills and jobs: From commitment to practical steps and strategies”, è stata scritta da alcuni esperti tra il personale dei servizi per l’impiego – dai vertici fino agli operatori territoriali ed i counselor – e nasce con l’idea di essere uno strumento pratico per facilitare il loro lavoro. Tra le funzioni dei servizi per l’impiego rientrano quelle di favorire il matching tra offerte di lavoro e invio dei curriculum, sostenere i lavoratori nello sviluppo di nuove competenze e abilità e nell’adeguare quelle esistenti alle nuove necessità della transizione green, assicurando così che la transizione ecologica sia inclusiva nei confronti di donne, giovani e lavoratori più vulnerabili.
Il toolkit, oltre a fornire informazioni sugli sviluppi di mercato e le sfide del futuro, è ricco di best practices provenienti dai vari servizi per l’impiego della Rete PES e include numerosi consigli e raccomandazioni di cui i centri per l’impiego possono avvalersi nella progettazione delle strategie e dei servizi rivolti ai propri utenti, per capire e anticipare le necessità del mercato del lavoro dei green jobs e mettere in atto politiche di formazione adeguate per allineare domanda e offerta di lavoro.
Colmare il divario nei green jobs e nei centri per l’impiego
Tuttavia, al divario tra le cosiddette green skills – indispensabili per tutte le nuove professioni legate all’efficienza energetica e all’economia circolare – e le attuali competenze dei lavoratori, corrisponde un’incapacità dei sistemi formativi e occupazionali di rispondere in maniera omogenea al nuovo scenario. Nel 2023 solo sei servizi per l’impiego europei su trentuno (il 19% degli intervistati) avevano sviluppato, o erano in procinto di sviluppare, una strategia per la transizione verde del mercato del lavoro (Francia, Malta, Austria, Polonia, Slovacchia e Finlandia).
Queste strategie di intervento devono basarsi, inoltre, su dati solidi ed essere supportate da informazioni dettagliate sul mercato del lavoro, come quelle fornite dai modelli di previsione delle competenze. In Germania, ad esempio, è stato elaborato il sistema GOJI, un indice che misura quanto sia green un lavoro e consente analisi territoriali molto dettagliate. La Polonia ha costruito un sistema nazionale di previsione per le competenze verdi e digitali. Tuttavia, la maggior parte dei servizi per l’impiego si trova ancora ad affrontare problemi legati all’incapacità nel valutare gli impatti della transizione ecologica sull’occupazione, e quindi sulle competenze richieste, e non ha avviato attività di previsione.
In termini di personale, pochi servizi per l’impiego (Belgio, Germania, Grecia, Polonia) dispongono di un team dedicato a lavorare sulla transizione ecologica. Si tratta spesso di team di esperti relativamente piccoli che forniscono analisi generali a livello nazionale o personale. La Rete PES sottolinea, invece, la necessità di una maggiore collaborazione dei centri per l’impiego con organizzazioni professionali, parti sociali, settori dell’istruzione e della formazione, uffici statistici nazionali e istituzioni con specifica competenza in materia di transizione ecologica, che possono fornire preziosi contributi di esperti, utili per comprendere i nuovi requisiti di competenze necessari per specifici profili professionali.
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Definire e identificare le competenze per i green jobs
Il primo problema, nota la guida, è molto semplicemente un problema di definizioni. E non è da poco, perché se non si definisce esattamente cosa è un lavoro green, è complicato mettere in atto politiche del lavoro adeguate. In Europa però non esiste una definizione univoca e la scelta del metodo influisce direttamente sulle statistiche stesse. C’è chi preferisce un approccio settoriale, chi si concentra sulle singole occupazioni e chi adotta la prospettiva delle competenze, come suggerisce di fare il Toolkit.
Il punto di forza di questa opzione è di cogliere la componente green anche all’intero delle professioni tradizionali, come ad esempio può essere il contabile assunto da una fabbrica di pannelli fotovoltaici. Sarebbe dunque utilissima una sorta di tassonomia europea per i green jobs che consenta agli stati membri di parlare un linguaggio comune ed evitare differenze che complicano il confronto delle statistiche e la progettazione coordinata delle politiche. In parte è un percorso già avviato con la classificazione ESCO, che individua e classifica le abilità, le competenze, le qualifiche e le occupazioni rilevanti per il mercato del lavoro europeo.
Oltre all’utilizzo di ESCO, i servizi dell’impiego possono fare ricorso all’analisi dei big data provenienti dalle offerte di lavoro online, e lo sviluppo di sistemi di forecasting nazionali e locali. In alcuni Paesi europei, come Francia e Germania, i centri per l’impiego hanno già sperimentato il text mining per intercettare nuove competenze emergenti, mentre in Polonia è stato avviato un progetto finanziato da fondi europei per integrare previsioni sulle competenze green e digitali. In Francia, il ministero per la Transizione ecologica ha identificato le competenze necessarie per l’economia circolare, includendovi competenze trasversali e tecniche.
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Progettare servizi su misura per i lavoratori
Oltre a fornire a chi cerca lavoro informazioni e orientamento professionale, i servizi pubblici per l’impiego offrono diversi programmi e servizi per supportare la forza lavoro ad affrontare la transizione ecologica. Le principali misure includono formazione, programmi di creazione diretta di posti di lavoro e sostegno finanziario attraverso incentivi all’occupazione o indennità di disoccupazione.
I programmi di apprendimento e formazione sono fondamentali per garantire che i lavoratori rimangano occupabili e produttivi per tutta la loro carriera, man mano che le competenze richieste si evolvono. Secondo la guida, un focus sull’apprendimento continuo (piuttosto che principalmente sulle qualifiche), aiuta a facilitare le transizioni da un lavoro all’altro attraverso competenze trasferibili e aggiornamento per specifici green jobs.
I servizi pubblici per l’impiego offrono servizi a tutti i lavoratori, soprattutto lavoratori a rischio di diventare disoccupati a causa della transizione ecologica, o coloro che hanno bisogno di adattamento delle competenze: persone già assunte, Neet (giovani che non sono occupati né cercano un impiego e non frequentano una scuola né un corso di formazione) e persone disoccupate. Il Toolkit sottolinea l’importanza di incorporare programmi di formazione con componenti pratiche, come tirocini e apprendistati e di garantire che tali percorsi conducano a qualifiche riconosciute.
Vengono, inoltre, citati strumenti come voucher formativi, misure di formazione mirate e servizi su misura per gruppi vulnerabili, con l’obiettivo di garantire che nessuno resti escluso dalla transizione verde. Un esempio concreto è il progetto INTERCEPT, finanziato dall’Unione Europea, che ha fornito tirocini green per i Neet in sei stati membri, tra cui l’Italia e si è dimostrata una buona pratica di cooperazione transnazionale.
Collaborare con le imprese e il ruolo delle istituzioni
Un altro ambito fondamentale su cui il Toolkit evidenzia di porre l’attenzione è ovviamente il rapporto tra centri per l’impiego e imprese. La collaborazione con i datori di lavoro può aiutarli a identificare i fabbisogni nelle green skill, fino a co-progettare programmi di formazione. In Francia, ad esempio, sono stati creati club d’impresa per favorire la condivisione di pratiche sostenibili. In Austria sono stati attivati programmi di consulenza per la gestione delle risorse umane in fase di riconversione. In Svezia sono stati sviluppati strumenti per definire i profili di competenze direttamente con le aziende. Allo stesso tempo, i servizi pubblici devono, però, riconoscere che non tutte le aziende sono allo stesso punto della transizione. La guida propone un sistema di segmentazione che distingue tra aziende leader in questo campo, neutrali e ritardatari suggerendo un approccio differenziato in base ai risultati.
Infine il toolkit richiama l’attenzione sulla sostenibilità finanziaria. Le iniziative sui green jobs non possono dipendere esclusivamente da progetti a breve termine o da fondi europei. I servizi per l’impiego devono da assicurare continuità alle misure e stabilità agli interventi. Naturalmente in questo caso il sostegno pubblico è fondamentale per allocare le risorse adeguate per attuare in maniera efficace le politiche sul lavoro.
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