Quando si parla di green jobs, cioè i lavori legati alla tutela ambientale, si fa poco riferimento all’economia circolare. Almeno in ambito mainstream si fa più spesso riferimento alle energie rinnovabili o, al massimo, alle figure legate legate in maniera più ampia alla sostenibilità. Ecco perché il nuovo report di Circle Economy, che analizza proprio l’occupazione nell’economia circolare, è fondamentale sin dalla copertina, in cui il protagonista è un falegname che costruisce pallet utilizzando il legno scartato in un impianto di riciclaggio: un esempio concreto delle competenze pratiche e della creazione di valore che sono al centro dell’economia circolare.
Un dato più di tutti va immediatamente evidenziato: le persone impiegate nell’economia circolare a livello globale sono stimate in una forbice che oscilla tra le 121 e le 142 milioni. Ciò, segnala Circle Economy nella prefazione del report, “equivale al 5-5,8% dell’occupazione totale a livello globale, esclusa l’occupazione in agricoltura. Le donne costituiscono il 26% della forza lavoro circolare. Tuttavia questi numeri sono molto probabilmente solo la punta dell’iceberg”.

Il rapporto Employment in the circular economy reca un sottotitolo ancora più significativo: Leveraging circularity to create decent work. E infatti il report, prodotto da Circle Economy in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e il Gruppo della Banca Mondiale, con la guida di un comitato consultivo internazionale e in stretta collaborazione e con il supporto della Partnership for Action on Green Economy (PAGE) delle Nazioni Unite, prova a colmare le lacune di mappatura e di interpretazione su cosa sia realmente un lavoro circolare. Lo fa applicando una metodologia applicabile a livello internazionale per la misurazione dell’occupazione nell’economia circolare. L’approccio si basa su quadri normativi esistenti in materia di lavoro e ambiente e su una consultazioni di esperti, fornendo la prima base di riferimento globale che copre 177 dei 187 Stati membri dell’OIL.
Leggi anche: Le cooperative possono cambiare il mondo con la prossimità? Intervista a Giuseppe Guerini
Non solo green jobs ma anche qualified jobs
L’economia circolare è sempre più riconosciuta come essenziale per il raggiungimento di obiettivi sia ambientali che socio-economici, ma si sa ancora poco su quante persone lavorino realmente in questo settore e in quali condizioni economiche e sociali. L’occupazione nell’economia circolare, infatti, abbraccia tutti i Paesi e tutti i settori e include contesti sia formali che informali. Tuttavia definizioni, classificazioni e metodologie per misurare tale occupazione rimangono disomogenee.
A questa lacuna, come già accennato, prova a rispondere il report di Circle Economy. Partendo da un elemento comune. “Per realizzare il potenziale di una transizione giusta e ricca di posti di lavoro – si legge nel rapporto – è necessario passare da attività informali, poco qualificate e mal retribuite a un lavoro produttivo, formale e dignitoso. Per miliardi di persone che vivono e lavorano in povertà, la circolarità è una necessità piuttosto che una scelta. Le loro attività quotidiane per guadagnarsi da vivere e prendersi cura del pianeta spesso non vengono riconosciute dalle statistiche ufficiali”.
Considerando pure le attività informali, come abbiamo visto i numeri dell’economia circolare diventano importanti, ancor di più se associati alle energie rinnovabili. “La maggior parte di questa occupazione – si legge ancora nel report – si concentra in settori completamente circolari quali la riparazione, il riciclaggio, il commercio dell’usato, la gestione dei rifiuti e il trasporto urbano (121 milioni di persone, ovvero il 5% dell’occupazione globale in esame). Altri 21 milioni (0,8%) si trovano in settori parzialmente circolari, come l’estrazione mineraria, la produzione manifatturiera e l’edilizia. Stime separate dell’OIL e dell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) indicano che 16,2 milioni di persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili. Insieme, l’occupazione nei settori dell’economia circolare e delle energie rinnovabili potrebbe raggiungere i 157,7 milioni, sottolineando la loro crescente importanza come motori interconnessi dello sviluppo sostenibile e del futuro del lavoro”.
Manca, nei conteggi del Circle Economy, l’agricoltura. Un’assenza importante, dovuta al fatto che su questo settore mancano definizioni e classificazioni univoche delle attività agricole circolari. Ma c’è di più. “L’occupazione nell’economia circolare è presente in tutte le regioni e in tutte le fasce di reddito nazionali, ma rimane distribuita in modo disomogeneo – si legge ancora nel report – L’Asia e il Pacifico rappresentano oltre la metà dell’occupazione circolare globale (77,6 milioni di persone), seguite dalle Americhe (27,5 milioni), dall’Europa e dall’Asia centrale (20,8 milioni), dall’Africa (12,9 milioni) e dagli Stati arabi (2,7 milioni). Escludendo il settore agricolo, l’occupazione nell’economia circolare rappresenta il 6,4% dell’occupazione totale nelle Americhe, il 5,8% in Asia e nel Pacifico, il 5,6% in Africa, il 5,4% in Europa e Asia centrale e il 4,9% negli Stati arabi”.
Leggi anche: Green jobs, il tool dell’UE per aiutare i centri per l’impiego
Economia informale e solidale
Come ribadisce il report di Circle Economy, “l’occupazione nell’economia circolare è quindi complessa e influenzata dalla struttura economica, dalle scelte politiche, dalla capacità tecnologica e dalla prevalenza dell’economia informale”. Se da una parte si afferma che “un numero limitato di settori domina l’occupazione globale nell’economia circolare”, dall’altra si resta sorpresi dalle attività che vantano i maggiori impieghi. In Italia, infatti, ancora oggi l’economia circolare viene identificata come la gestione dei rifiuti mentre nel resto del mondo sono le attività di riparazione e manutenzione a rappresentare quasi la metà (46%) dell’occupazione totale nell’economia circolare, dando lavoro ad almeno 65,2 milioni di persone. Le attività legate ai rifiuti, nei conteggi del Circle Economy, impiegano “appena” 11 milioni di lavoratori (8%), mentre il settore manifatturiero impiega 34,8 milioni di persone (24,6%), e il settore delle costruzioni impiega 7,7 milioni di persone (5,4%).
A livello globale, inoltre, “l’informalità è una caratteristica distintiva dell’economia circolare. Più della metà dell’occupazione complessiva nell’economia circolare – oltre 74 milioni, ovvero il 52% – è di natura informale”. In questo senso, ribadisce il report, formalizzare e legalizzare le attività circolari diventa fondamentale perché “consente l’accesso a finanziamenti, tecnologie e sviluppo di competenze che migliorano la produttività e le condizioni di lavoro”.

Ma come sarà l’economia circolare del futuro? A questa domanda prova a rispondere Steven Stone, vicedirettore della divisione Industria e Economia di Unep, l’agenzia dell’Onu per l’ambiente. “Per immaginare meglio il futuro possibile, è utile comprendere i contorni dell’economia attuale, e questo rapporto getta le basi per comprendere l’occupazione nell’attuale nascente economia circolare – afferma Stone – Esaminando il legame tra informalità e circolarità e apportando una vasta gamma di dati a questo esercizio, questo rapporto fornisce un contributo importante nel mostrare come il passaggio a economie più circolari possa essere abbinato a un lavoro migliore e più dignitoso. Una maggiore produttività delle risorse e una circolarità con più posti di lavoro e di migliore qualità sono possibili, ma richiederanno creatività, innovazione e solide misure di salvaguardia politica“.
Leggi anche: Green jobs, le città nel mondo con più opportunità di lavoro
© Riproduzione riservata



