domenica, Febbraio 8, 2026

Il design dei mercati circolari: progettare domanda e offerta lungo più livelli

Circolarità non è “aggiungere il riciclo alla fine”. Richiede di progettare mercati multipli per qualità intermedie, con scelte esplicite su soglie, prezzi e capacità, considerate insieme al tempo di ritorno dei beni e alla qualità al rientro. Solo così la riduzione di materia vergine e di scarti diventa un esito misurabile

Vittoria Moccagatta
Vittoria Moccagatta
Classe 1998. Giornalista e dottoranda in Design for Social Change presso l'ISIA Roma Design. Laureata in filosofia.

Nonostante la diffusione di pratiche circolari lungo le filiere, l’impiego di materia vergine continua a diminuire meno del previsto. I flussi di ritorno esistono, i centri di recupero sono attivi e la tecnologia di trattamento è matura, ma manca il mercato in cui reinserire con continuità ciò che rientra. Fare design dei mercati significa superare l’idea binaria “nuovo vs usato” e costruire una scala di livelli con standard, prezzi e garanzie differenziati.

Lo stesso bene può attraversare più cicli di impiego: dopo l’uso primario, se supera l’ispezione secondo soglie funzionali ed estetiche definite, rientra come riuso; se richiede interventi più profondi, entra in remanufacturing per tornare “pari al nuovo”; quando la qualità non consente più la vendita come bene, il materiale rientra a monte via riciclo; lo smaltimento resta l’ultima opzione per la quota non recuperabile.

La novità non è la sequenza dei processi, ma la loro connessione a sbocchi di mercato distinti: occorre decidere quanti livelli attivare, dove collocarli, quali costi fissi accettare per aprirli e quali sconti applicare perché siano economicamente sostenibili anche per i consumatori. Verso di loro, in questo modo, diviene più facile orientare la domanda: standard, garanzie e prezzi trasparenti riducono l’incertezza dei consumatori e contribuiscono a trasformare la preferenza per il nuovo in una scelta comparabile tra più alternative parimenti credibili.

mercati circolari
Struttura della catena di fornitura circolare e rappresentazione schematica dei flussi di prodotto nei flussi diretti e inversi (fonte)

I criteri di apertura dei livelli di mercato

Per attivare un livello di mercato declassato occorre anzitutto accertare che la catena di nodi diretti (fornitori, impianti, distributori, clienti del livello primario) e indiretti (raccolta e ispezione, riuso, remanufacturing, riciclo, smaltimento) che lo alimenta sia dimensionata per assorbire i resi, trasformarli secondo il trattamento previsto e reimmetterli al livello target entro un tempo di attraversamento e un costo unitario compatibili con il margine atteso di quel livello. Se uno di questi nodi è sottodimensionato o lento, il livello diventa economicamente svantaggioso o non attivabile, e dunque il fabbisogno di materia vergine non viene alleggerito.

Tra le variabili che determinano la riuscita di un nuovo livello di mercato ci sono il tempo e la cannibalizzazione, che agiscono in modo complementare: il primo scandisce la disponibilità dei resi, la seconda ridistribuisce la domanda tra i livelli. In particolare, il tempo di rientro (o ritardo) è l’intervallo che separa la fine dell’uso del bene dal suo effettivo rientro nel sistema, includendo i tempi di trasporto, di raccolta e, spesso, di presa in carico amministrativa. Questo tempo rappresenta il ritmo con cui il sistema alimenta se stesso: ciò che viene venduto oggi nel mercato primario, infatti, non è immediatamente disponibile per i livelli declassati, ma diventa input per il recupero solo dopo un certo numero di periodi e in condizioni qualitative che dipendono anche dalla durata di quell’intervallo.

black friday amazon

Ritardi più lunghi tendono a tradursi in una quota maggiore di beni obsoleti o deteriorati, che riducono la probabilità di reimmissione nei primi livelli (riuso, remanufacturing) e aumentando invece la quota che finisce nel riciclo o nello scarto. Progettare la capacità dei livelli senza tenere conto di questo fattore temporale porta facilmente a discrepanze tra offerta e domanda: si rischia di aprire livelli quando i volumi non ci sono ancora, oppure di chiuderli quando i resi cominciano ad arrivare numerosi.

La variabile “tempo” si intreccia con quella della cannibalizzazione, cioè il processo per cui parte dei clienti che avrebbero acquistato il nuovo sceglie invece di acquistare a un altro livello. Se il ritardo di rientro stabilisce quando i volumi tornano disponibili, allora la cannibalizzazione determina quanto di quell’offerta troverà effettivamente acquirenti. Un sistema in cui i resi arrivano tardi e i prezzi dei livelli inferiori non sono abbastanza attraenti genera un doppio effetto negativo: i beni rientrano quando il mercato non li aspetta più, e quelli che potrebbero essere rivenduti trovano una domanda troppo limitata per essere assorbiti.

Al contrario, se i tempi di rientro sono compatibili con la finestra di rivendibilità e gli sconti sono calibrati, la cannibalizzazione non rappresenta una perdita ma un meccanismo di riequilibrio: parte della domanda si sposta deliberatamente verso i livelli inferiori, consentendo di collocare più rapidamente i resi e di ridurre il ricorso a materia vergine.

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Modellare i trade-off: strumenti per creare livelli intermedi

Uno strumento che consente di valutare congiuntamente gli effetti economici e ambientali delle scelte di configurazione dei livelli è AUGMECON2, algoritmo che costruisce il fronte di Pareto (che è l’insieme delle alternative non dominate, cioè senza una soluzione contemporaneamente più redditizia e meno impattante), già applicato in uno studio recente a un dataset costruito su ipotesi realistiche derivate dalla letteratura. 

L’utilità sta nel chiarire che cosa conviene fare quando si passa dal singolo mercato secondario a una scala con più livelli e più opzioni di recupero. Attraverso il fronte di Pareto si può infatti individuare innanzitutto la fascia di opportunità in cui piccoli aggiustamenti delle leve commerciali e operative spostano volumi dai trattamenti meno valorizzanti verso sbocchi di maggior valore senza erodere il margine economico: è qui che conviene aprire i primi livelli e attivare in parallelo più opzioni di recupero. Superata questa fascia, ogni ulteriore riduzione degli scarti richiede salti di costo fisso o posizionamenti di prezzo che comprimono il profitto.

In pratica, il fronte guida decisioni di progetto: definire la profondità ottimale della scala di mercato, l’ordine di attivazione dei livelli, i minimi di contributo al margine che giustificano i costi di avvio e la morfologia della rete (capillarità, specializzazione, localizzazioni) coerente con le leve di policy: misure che rendono più oneroso lo smaltimento o premiano il recupero, insieme a strumenti come responsabilità estesa del produttore e diritto alla riparazione, spostano la convenienza verso architetture con più livelli attivi e tecnologie di trattamento più spinte, rendendo attivabili configurazioni che in assenza di leva regolatoria non starebbero in piedi.

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