L’evoluzione digitale e tecnologica viene spessa proposta come soluzione alla crisi climatica, in contrapposizione con misure che vedono invece la riduzione di consumi ed emissioni e l’efficientamento di risorse ed energie. Eppure, lo sappiamo, anche l’elettronica ha un impatto ambientale, a volte non indifferente. E se la soluzione fosse invece guardare alla tecnologia in ottica di sostenibilità a trecentosessanta gradi?
Ne abbiamo parlato con Giuseppe Tomasso, Professore Ordinario di Convertitori, Macchine e Azionamenti Elettrici dell’Università di Cassino e Presidente Comitato Tecnico Scientifico del consorzio industriale IRIS LAB, nel corso registrata a margine di Intelligenza Circolare, l’evento internazionale organizzato lo scorso ottobre a Roma da ISIA Roma Design e dal magazine EconomiaCircolare.com.
Batterie, tra vantaggi e impronta ambientale
Tomasso ha portato alla nostra attenzione il tema dell’impatto ambientale delle batterie, su cui tanto insistono i detrattori dell’elettrico. “Molto spesso − ha detto − si dice che produrre batterie è un elemento che incide in maniera negativa sulla sostenibilità perché estrarre le materie prime che occorrono per produrle provoca un’incidenza sulle emissioni di CO₂ rilevante. Questo è vero ma bisogna anche considerare il beneficio che poi si ha nella mobilità elettrica di far circolare vetture che si approvvigionano di energia, rinnovabile o che sfrutta l’energy mix, quindi una parte di energia rinnovabile e una parte da fonte fossile, all’interno del loro ciclo di vita. Dopo al massimo due o tre anni, la vettura elettrica ha ripagato quello che è il suo debito di CO₂ iniziale, il che significa che la tecnologia parte con un gap, con un debito di CO₂ ma nel momento in cui la vettura circola questo debito di CO2 viene ripagato”.
“La cosa importante − ammonisce il docente − è cercare di allungare al massimo il ciclo di vita della batteria e quindi della vettura, perché più è lungo questo ciclo di vita e più, non solo si paga il debito di CO2 ma si riesce anche a incrementare quello che è l’elemento di sostenibilità della mobilità elettrica in generale”.
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Trovare l’equilibrio tra durabilità e riciclabilità
Anche nella produzione, tuttavia, si può fare di meglio: l’estensione capillare e diffusa dell’elettronica fa sì che sia urgente diminuire l’impatto di tutte le componenti.
“Nella produzione delle schede elettroniche ci sono degli elementi, come materiali acidi, − aggiunge Tomasso − che compongono dal nostro cellulare agli elettrodomestici, e anche alle vetture elettriche, che hanno un impatto ambientale rilevante. Questo è uno dei punti su cui si sta focalizzando l’innovazione: portare queste strutture di elettronica verso strutture più sostenibili”.
In questo senso, una strategia che rende i materiali più riciclabili è quella delle biotecnologie, attraverso cui “una scheda elettronica a fine vita arriva ad essere quasi totalmente riciclata”, opprtunità che pone però, come fa notare Tomasso, altri problemi.
“Le biotecnologie hanno una durata molto più limitata rispetto ai materiali tradizionali quindi bisogna trovare un equilibrio fra il tempo di vita, il life cycle dell’elettronica, e ovviamente la sostenibilità del materiale con cui vengono realizzati. Trovato questo equilibrio e introdotte biotecnologie anche nella realizzazione dei sistemi elettronici si riuscirà a diminuire ancora di più l’impatto dell’elettronica, soprattutto a fine vita”.
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