venerdì, Gennaio 23, 2026

A Dublino la contraddizione dell’albero di Natale artificiale

La capitale irlandese ha lanciato Project reTREE, il primo programma al mondo dedicato al riciclo degli alberi di Natale artificiali, trasformando un rifiuto “invisibile” in una questione di responsabilità collettiva. Una scelta che racconta del momento che stiamo vivendo e del ruolo che le città possono giocare

Alessandro Bernardini
Alessandro Bernardini
Nella redazione del progetto di podcasting Sveja, ha scritto per la rivista di letteratura Arti & Mestieri Laspro e per la cooperativa editoriale Carta. Per il quotidiano online Giornalettismo ha tenuto una rubrica settimanale sul conflitto Palestina-Israele. Ha collaborato con Lettera Internazionale e lavorato in Medio Oriente come videomaker. Si occupa di comunicazione, educazione e formazione in ambito formale e non formale per il Terzo Settore. Fa parte dell’area Formazione di A Sud Ecologia e Cooperazione. Autore dei romanzi “La vodka è finita” (Ensemble) e ’“Nonostante febbraio. Morire di lavoro” (Red Star Press)

Il Natale è da poco passato, e con esso l’apogeo del sistema del delivery, il furore del traffico cittadino, il trionfo di milioni di luci, la certezza delle indigestioni da menu iperproteici. Sicuramente il periodo dell’anno in cui (almeno nei paesi in cui viene festeggiato) si inquina di più: cibo, carta, plastica, imballaggi di ogni forma e dimensione, spostamenti (spesso in aereo) per tornare in famiglia, sfrenati acquisti online per riuscire a chiudere il cerchio e comprare lo scaldamani di peluche per la zia che viene da lontano. Scaldamani di peluche che poi ritroveremo, passata la baraonda del cenone, dietro al divano la mattina dopo nel fare le pulizie. È inevitabile? Forse no. Forse sì.

C’è chi sta tentando di rendere questa festa meno impattante da un punto di vista ambientale. In particolare c’è una città che si sta ritagliando un ruolo sempre più riconoscibile nel panorama europeo della sostenibilità urbana: Dublino. Non con grandi proclami o strategie astratte, ma attraverso progetti pilota concreti, misurabili e replicabili. L’ultimo esempio arriva proprio in relazione a uno degli emblemi della contraddizioni della transizione ecologica: l’albero di Natale artificiale.

Nel novembre 2025 la capitale irlandese ha lanciato Project reTREE, il primo programma al mondo dedicato al riciclo degli alberi di Natale artificiali, trasformando un rifiuto “invisibile” in una questione di responsabilità collettiva. Una scelta che racconta molto del momento che stiamo vivendo e del ruolo che le città possono giocare nell’economia circolare.

dublino natale copertina

Secondo una ricerca condotta da Balsam Hill, azienda specializzata in alberi di Natale riutilizzabili di fascia alta, oltre un milione di alberi artificiali è già stato smaltito in Irlanda. Ma non è esattamente così. Molti consumatori pensano che questi prodotti vengano riciclati o finiscano in discarica. In realtà, come spiegato anche da Evoke nell’articolo che ha acceso i riflettori sull’iniziativa dublinese, la maggior parte viene incenerita, perché composta da materiali misti – plastica, metallo, cablaggi elettrici – difficili da separare con i sistemi tradizionali.

Leggi anche: Dove buttare l’albero di Natale e i pezzi del presepe

Cosa resta del Natale? L’albero da smaltire

Il tema albero vero vs albero finto va avanti da anni. Ovvio che l’ideale sarebbe non avere un albero, finto o vero che sia, ma poi si scatenerebbero le lobby della ineluttabilità del Natale e saremmo qui a scrivere articoli che non avremmo mai immaginato di scrivere.

E invece analisi come quella pubblicata da Phys.org mostrano che un albero di Natale finto deve essere riutilizzato per più di cinque volte affinché le sue emissioni di carbonio risultino inferiori a quelle di un albero vero. 5 anni, quindi 5 Natali. Tuttavia, il nodo irrisolto è sempre il fine vita. Fino ad oggi, semplicemente, non esisteva una filiera di riciclo.

È qui che entra in gioco Dublino. Dal 15 novembre 2025 al 31 gennaio 2026, i cittadini possono conferire gratuitamente alberi artificiali di qualsiasi marca – con o senza luci – presso il Ballyogan Recycling Centre e il Ballymount Civic Amenity Centre. Il progetto nasce da una collaborazione tra settore pubblico e privato: la già citata Balsam Hill, i consigli di contea di Dún Laoghaire–Rathdown e South Dublin, la no profit WEEE Ireland, le aziende di riciclo e smaltimento Thorntons Recycling e Panda e i centri di raccolta locali.

Thorntons Recycling, che già racconta il progetto come un primato mondiale sul proprio sito
sottolinea un aspetto chiave: Project reTREE non è ancora una soluzione definitiva, ma un esperimento controllato. L’obiettivo è capire se e come sia possibile separare efficacemente i materiali, recuperarli e reinserirli in nuovi cicli produttivi. Come ricordato anche da Supply Chain Digital, l’impatto ambientale degli alberi artificiali è legato non solo ai materiali, ma anche alle catene globali di produzione e trasporto. Non a caso, WEEE Ireland, normalmente impegnata nella gestione dei rifiuti elettronici, è parte integrante del progetto. Gli alberi con luci integrate rientrano infatti in una zona grigia normativa, simile a quella di molti prodotti ibridi che sfuggono alle categorie tradizionali del riciclo.

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Le città, più degli Stati, possono sperimentare modelli nuovi, adattandoli rapidamente in base ai risultati. È lo stesso spirito che anima le campagne come Zero Waste Scotland, in cui si invita a prolungare la vita degli alberi artificiali o a donarli. Ma Dublino prova a fare un passo in più: costruire un’infrastruttura mista pubblico/privata.

Mac Harman, fondatore e CEO di Balsam Hill, ha definito il progetto “un grande passo avanti nel nostro percorso di sostenibilità”, spiegando che la visione a lungo termine è estendere il modello al Regno Unito, all’Europa e agli Stati Uniti.

C’è da dire anche che Balsam Hill offrirà un buono sconto del 10% su qualsiasi acquisto effettuato sul proprio sito web ai primi 100 clienti che ricicleranno un albero artificiale. I buoni sono validi fino al 31 gennaio 2026. Business is business.

ps: non dimenticate di spedire lo scaldamani in peluche alla zia. Il corriere aspetta.

Leggi anche: Come creare un albero di Natale sostenibile grazie all’economia circolare

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