Non molte persone sanno che entro la fine del 2026 in Italia sarà adottato il Piano d’azione nazionale su consumo e produzione sostenibili. Si tratta di un piano, redatto ai sensi delle legge n°221 del dicembre 2015, che si configura come uno strumento attuativo della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. Fino all’11 maggio 2026 sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica è aperta la consultazione pubblica sulla bozza proposta della Direzione Generale Sostenibilità dei Prodotti e dei Consumi (DG SPC) del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che è stata poi sottoposta al parere delle competenti direzioni dei ministeri coinvolti negli ambiti di applicazione del piano.
Ne è venuto fuori un documento di 51 pagine sul quale, fino al prossimo mese, aziende, associazioni, categorie professionali, organizzazioni dei consumatori e cittadini possono contribuire con osservazioni e proposte. Il Piano mira a definire strumenti e leve trasversali volti a promuovere la diffusione di modelli di produzione e consumo sostenibili e propone un primo pacchetto di misure attuative (contenute in documento a parte, definito allegato n°1).
L’obiettivo è di arrivare entro l’anno all’adozione del Piano d’azione nazionale su consumo e produzione sostenibili, che sarà adottato entro l’anno dal MASE, di concerto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e il Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF). In questa fase sarà possibile presentare le proprie osservazioni, a partire dalla bozza presa in esame, tramite l’apposito “questionario di consultazione”, da inviare compilato a SPC-2@mase.gov.it.

Come si può notare dalle date (il primo riferimento è a fine 2015, l’attuazione sarà nel 2026), il documento vedrà la luce a molti anni di distanza dalla sua ideazione. Nel frattempo in questi dieci anni il mondo è velocemente cambiato: l’Unione Europea è passata dal Green Deal all’involuzione della normativa ambientale, nel nome della competitività, e, come insegna la guerra in Medioriente, si stanno ancora delineando nuovi equilibri a livello globale. Nel frattempo l’accezione dello “sviluppo sostenibile” è venuta un po’ meno e altri paradigmi, come l’economia circolare, provano a creare economie di scala.
Di questi vorticosi saliscendi c’è traccia nel documento pubblicato dal MASE? E davvero la strada per una reale sostenibilità in Italia passa per un consumo e una produzione che siano più attente e più responsabili?
Leggi anche: I bias della ricerca scientifica sulla sostenibilità
I contenuti del Piano
Che la sfida sia complessa lo mette nero su bianco la bozza del Piano d’azione nazionale su consumo e produzione sostenibili (d’ora in poi PAN CPS). Dove si legge che “in questa fase iniziale di implementazione, l’attenzione è rivolta ai modelli di produzione e consumo in comparti industriali rappresentativi del sistema economico nazionale, quali l’agroalimentare, la bioeconomia, il turismo, il settore tessile e l’edilizia. Parallelamente, gli strumenti e le leve trasversali individuate possono intervenire per implementare ulteriormente le iniziative a sostegno dell’ambiente, assumendo un ruolo importante per aumentare la resilienza del Paese, proprio in un momento in cui le dinamiche geopolitiche, esponenzialmente sempre più critiche per l’ambiente e per il benessere delle persone, rischiano di far considerare secondarie le emergenze ambientali, nonostante i gravi danni che producono agli ecosistemi e alla salute delle persone”.
Anche per questo motivo il Piano nella prima parte punta a valorizzare strumenti già esistenti come le certificazioni ambientali, tra cui “Made Green in Italy”, il programma VIVA (il piano per la sostenibilità della viticoltura), il potenziamento dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), il sostegno alla simbiosi industriale e il rafforzamento di strumenti finanziari dedicati alla transizione ecologica. Leggendo il documento si ha però l’impressione di un incastro un po’ forzato, dove l’accenno dei vari strumenti messi in campo in questi anni
In ogni caso uno degli obiettivi principali del PAN CPS è di rendere più competitivi i prodotti sostenibili. Nel documento si legge infatti che si deve partire “dal presupposto che gli obiettivi di sostenibilità ambientale risultino in stretta sinergia con la salvaguardia della competitività economico-industriale”. Tuttavia è proprio qui che si trova l’incastro più difficile. Perché mantenere l’assunto principale dell’economia lineare, di cui vengono riconosciuti i limiti nella premessa, è ciò che finora ha portato a cambiamenti moderati e di poco conto quando invece c’è bisogno di un rovesciamento reale di paradigma.
Ecco perché assume una rilevanza degna di nota anche il fatto che il Piano sulla sostenibilità si incentra non solo sulla produzione ma anche sul consumo, dove è necessario creare le condizioni per un deciso cambio di rotta. Vengono definite dunque misure orientate a promuovere stili di vita più sostenibili, con passaggi (anche questi solo accennati) a strumenti di economia comportamentale, iniziative per aumentare la consapevolezza dei consumatori e modelli basati sulla sharing economy.
Il documento del MASE evidenzia inoltre come il solo progresso tecnologico non sia sufficiente a ridurre i consumi complessivi e che, appunto, sia necessaria una nuova consapevolezza collettiva. Una delle novità più rilevanti del PAN CPS è il riconoscimento del ruolo strategico della grande distribuzione organizzata e delle piattaforme di e-commerce. Questi attori, grazie alla loro posizione lungo la catena del valore, possono influenzare in modo significativo le scelte produttive e di consumo.
Peccato però che, per preservare la competitività di cui sopra (e anche per probabile timore di incassare rendite di interessi molto potenti), il Piano propone soltanto l’introduzione di strumenti volontari per la produzione e il consumo sostenibili, con l’obiettivo di migliorare la qualità ambientale e sociale dei prodotti, estendere la loro vita utile e garantire maggiore trasparenza lungo le filiere.
Leggi anche: Consumi: l’impatto dell’Ue diminuisce dentro i confini e cresce lungo le filiere globali
La governance del Piano sulla sostenibilità
La governance del Piano è affidata all’immancabile cabina di regia, composta almeno dai rappresentanti dei ministeri coinvolti. Tale organo può integrare al proprio interno un rappresentante del Ministero del Turismo e di ulteriori dicasteri, unitamente a tre rappresentanti delle Regioni (aree Nord, Centro e Sud) e un delegato dell’ANCI.
“La cabina di regia – si legge nella bozza del MASE – si riunisce con cadenza almeno annuale per uno scambio informativo sullo stato dell’arte delle misure e la relativa efficacia, nonché per individuare eventuali azioni correttive. Nello specifico, la cabina di regia ha il compito di:
- definire il cronoprogramma delle misure attuative entro sei mesi dal proprio insediamento, da adottare tramite decreto della competente Direzione Generale del MASE e pubblicare sul portale istituzionale;
- individuare per ogni misura, entro il medesimo termine, uno o più obiettivi quantitativi che si intende raggiungere;
- individuare, in coordinamento con gli enti capofila e secondo quanto previsto nel paragrafo 6 (“monitoraggio”), gli obiettivi e gli indicatori della strategia Sviluppo sostenibile alle quali ciascuna misura attuativa concorre, stimandone qualitativamente il relativo contributo;
- valutare, sulla base del monitoraggio annuale, eventuali misure correttive e proposte di modifica presentate dagli enti capofila delle misure in corso di esecuzione;
- definire e valutare nuove misure attuative”.

Per specifici settori e tematiche la cabina di regia potrà avvalersi del supporto di figure esperte e di rappresentanti di enti di ricerca (tra cui CNR, ISPRA, ENEA, università) o di altri enti, nonché delle principali associazioni di categoria. Le finestre aperte per migliorare il Piano, dunque, ci sono. Non solo in questa fase di stesura ma anche dopo la successiva adozione. Importante in questo senso sarà il monitoraggio. Entro sei mesi dal suo insediamento la cabina di regia dovrà definire uno specifico format per il monitoraggio, al fine di raccogliere i dati e valutare lo stato di avanzamento delle misure, eventuali criticità e proposte di azioni correttive.
Leggi anche: Corso di green marketing e comunicazione della sostenibilità, aperte le iscrizioni
© Riproduzione riservata



