I bias della ricerca scientifica sulla sostenibilità

Un vasto studio pubblicato su Nature Sustainability svela i pregiudizi più diffusi in oltre 4 milioni di documenti accademici basati sulla sostenibilità. Troppa attenzione alla tecnologia e poca ai sistemi economici. “Esiste un’importante area su cui concentrarsi in termini di economia delle trasformazioni”

EconomiaCircolare.com
EconomiaCircolare.com
Redazione EconomiaCircolare.com

La ricerca scientifica sulla sostenibilità globale presenta importanti lacune, dovute a inevitabili pregiudizi e bias cognitivi. Ma il modo per superare questo impasse esiste. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su Nature Sustainability, basato sull’analisi di oltre 4 milioni di documenti accademici. Il lavoro, condotto da un team internazionale di ricercatori e ricercatrici, evidenzia come gli sforzi accademici per promuovere un futuro sostenibile si concentrino su un numero limitato di azioni e attori, lasciando in ombra settori cruciali per affrontare la crisi climatica e la perdita di biodiversità.

Secondo lo studio, comprendere queste lacune è fondamentale per orientare meglio la ricerca futura e favorire trasformazioni profonde nei sistemi economici e sociali. La comunità scientifica concorda ormai sulla necessità di un cambiamento rapido e profondo verso un mondo più giusto e sostenibile, in cui esseri umani e natura possano prosperare insieme. Questo processo è spesso definito “cambiamento trasformativo per la sostenibilità globale”, cioè una trasformazione sistemica di visioni, strutture e pratiche che oggi contribuiscono al declino degli ecosistemi.

sostenibilità 3

Nel 2024 l’IPBES Transformative Change Assessment ha individuato cinque strategie generali e 22 azioni chiave da intraprendere coinvolgendo diversi settori sociali. Tuttavia, fino a oggi non era chiaro quali di queste azioni ricevessero maggiore attenzione nella letteratura scientifica e quali invece fossero trascurate. Il nuovo studio colma questo vuoto analizzando in modo sistematico come azioni e responsabilità dei diversi attori vengano rappresentate nella produzione accademica globale.

Troppa attenzione alla tecnologia, poca all’economia

Uno dei risultati più significativi riguarda il forte squilibrio nei temi affrontati dalla ricerca. La letteratura scientifica, infatti, tende a concentrarsi soprattutto su azioni legate al cambiamento tecnologico, mentre dedica molta meno attenzione alle trasformazioni strutturali necessarie nel sistema economico.

Secondo Laura Pereira, coautrice dello studio, l’analisi evidenzia chiaramente le aree in cui la ricerca dovrebbe concentrarsi maggiormente, in particolare nell’ambito dell’economia delle trasformazioni, che studia come riorganizzare i sistemi economici per renderli compatibili con la sostenibilità ambientale. Ciò significa, aggiungiamo noi, che dovrebbe essere data molta più importanza all’economia circolare, almeno nell’accezione più ampia che intendiamo nel nostro giornale: non solo un elenco di buone pratiche ma l’applicazione dell’economia di scala a concetti circolari come ecodesign, riparazione, riuso.

Leggi anche: Se un codice ATECO può spingere l’economia circolare

Chi resta ai margini della ricerca sulla sostenibilità

Un’altra lacuna riguarda gli attori coinvolti nel cambiamento. Gran parte degli studi si concentra sul settore privato o sui settori legati alla produzione e diffusione della conoscenza, mentre ricevono meno attenzione la società civile e il settore pubblico.

Ancora più evidente è la sottorappresentazione degli attori finanziari, nonostante il loro ruolo potenzialmente decisivo nel guidare o frenare le trasformazioni necessarie per affrontare la crisi ambientale. “Lo studio mostra dove esiste un’importante area di ricerca su cui concentrarsi in termini di economia delle trasformazioni”, spiega Laura Pereira. “In particolare evidenzia il ruolo degli attori finanziari e delle imprese che modificano le loro pratiche per rendere possibile un futuro trasformativo”.

Leggi anche: Per un’economia dal basso sul riciclo, a Buenos Aires l’alleanza internazionale dei waste pickers

La responsabilità ambientale spostata sulle persone

L’analisi evidenzia anche un’altra tendenza significativa nella letteratura accademica: la forte enfasi sui cambiamenti comportamentali individuali. Gli studi che analizzano azioni come il riciclo domestico o altre abitudini quotidiane sono infatti molto più numerosi rispetto a quelli che indagano riforme economiche o cambiamenti nella governance globale.

bilancio di sostenibilità

Secondo le ricercatrici e i ricercatori, questa prospettiva rischia di spostare la responsabilità della crisi ambientale dagli attori sistemici e istituzionali alle singole individualità. Una dinamica che, storicamente, è stata alimentata da alcune industrie – in particolare nel settore dei combustibili fossili – per ridurre l’attenzione sul proprio impatto.

Leggi anche: Green Jobs nell’Unione Europea: per il JRC i numeri attuali sono sbagliati

Ripensare la ricerca sulla sostenibilità per costruire soluzioni 

“I nostri risultati mostrano che, su larga scala, chi fa ricerca un quadro parziale delle azioni e degli attori in grado di guidare la transizione verso la sostenibilit”», afferma l’autrice principale Victoria Reyes-García dell’Istituto di Scienza e Tecnologia Ambientale dell’Universitat Autònoma de Barcelona.

Secondo lo studio, la ricerca attuale tende infatti a trascurare attori potenzialmente decisivi, in particolare la società civile. Le autrici e gli autori concludono con un invito rivolto alla comunità scientifica: per ottenere un vero cambiamento trasformativo servono approcci più pluralistici alla produzione della conoscenza e alla progettazione delle politiche, capaci di coinvolgere un numero maggiore di settori e responsabilità.

Solo ampliando il campo di ricerca, viene ancora sottolineato, sarà possibile sviluppare strategie efficaci per affrontare le sfide relative al cambiamento climatico, perdita di biodiversità e sostenibilità globale. Sfide che, come ripetiamo da tempo, sono il portato più evidente di un’economia lineare basata sulle policrisi. E che per essere risolte devono ripartire dalla messa in discussione della ricerca. Solo superando i deficit delle analisi, infatti, sarà possibile giungere a soluzioni efficaci e condivise.

Leggi anche: Corso di green marketing e comunicazione della sostenibilità, aperte le iscrizioni

© Riproduzione riservata

spot_img

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie