RAEE, nel 2025 raccolta Erion WEEE +3%

244.000 le tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici raccolte nel 2025 dal consorzio Erion WEEE. Arienti, DG: “Con questi livelli di raccolta è impossibile ipotizzare investimenti industriali significativi per il riciclo delle materie prime critiche”

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

Una crescita del 3% rispetto alle quantità raccolte nel 2024. Erion WEEE, uno dei consorzi nazionali per la corretta gestione del fine vita dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), ha da poco diffusi i dati della raccolta dei RAEE domestici relativa all’anno appena concluso. “Nel 2025 Erion WEEE ha gestito su tutto il territorio nazionale più di 244.000 tonnellate di RAEEin crescita del 3% rispetto al 2024”. Il 3% riscontrato dal consorzio Erion è in linea con la crescita nazionale dell’anno precedente (+2,5% nel 2024 rispetto al 2023, dati dal rapporto annuale del Centro di coordinamento RAEE) ma in controtendenza rispetto all’anno precedente (-3,1% nel 2023 rispetto al 2022). I dati Erion WEEE sono senza dubbio parziali se considerati nel complesso nazionale, ma comunque indicativi visto che nel 2024 Erion WEEE aveva gestito circa due terzi della raccolta complessiva nazionale.

Nonostante la crescita registrata dal Consorzio nel 2025 – ha commentato Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE – i livelli di raccolta dei RAEE restano ampiamente insufficienti e ben al di sotto del loro reale potenziale. L’Italia resta infatti ancora molto distante dai target fissati nell’Unione Europea: per rispettare gli obiettivi comunitari sarebbe necessario raccogliere circa 12 kg di RAEE per abitante, mentre oggi ci fermiamo a 6 kg.

Arienti definisce le oscillazioni degli ultimi anni “scostamenti poco più che fisiologici: non c’è un chiaro trend di aumento della raccolta. L’Europa ha messo come target il 65 per cento della media dell’immesso sul mercato degli ultimi tre anni: i tassi di ritorno attuali sono lontanissimi dall’obiettivo. E quando si è così lontani mi aspetterei, come avvenuto nei primi anni del sistema di gestione dei RAEE, una crescita nell’ordine del 10-15-20 per cento anno su anno, perché vuol dire che il sistema sta progredendo. E invece siamo fermi lì: sono anni che raccogliamo 6 chili per abitante anno, più o meno”.

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Credit Photo: Dimitry Anikin on Unsplash

Oltre la conformità agli obiettivi UE

Non si tratta solo di rispetto degli obiettivi europei e di procedure d’infrazione, né “solo” di economi circolare ma di sviluppo industriale, competitività, autonomia strategica.  Ancora Arienti: Di fronte a questi dati è difficile parlare di transizione verso un’economia realmente circolare. Ancora più complesso è giustificare investimenti industriali per la realizzazione di impianti dedicati al recupero delle materie prime critiche come, ad esempio, le terre rare, per le quali l’Italia dipende totalmente da Paesi terzi, in particolare dalla Cina”.

Il riciclo, i lettori di EconomiaCircolare.com lo sanno, è uno dei pilastri della strategia europea sulle materie prime critiche. Il Critical Raw Materials Act (CRM Act) stabilisce tre parametri di riferimento per la copertura del consumo annuo dell’UE: il 10% da estrazione locale; il 40% da trasformare nell’UE e il 25% da materiali riciclati.

“Oggi – prosegue Arienti – i nostri impianti di trattamento si limitano prevalentemente a separare i componenti ricchi di Materie Prime Critiche, come le schede elettroniche e i circuiti stampati, che vengono poi esportati verso Paesi già dotati di tecnologie avanzate per il loro trattamento. Un modello che non crea valore industriale nel nostro Paese e che ci rende strutturalmente dipendenti dall’estero”.

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Incrementare la raccolta, una necessità industriale 

Quindi, prosegue il DG di Erion WEEE, “è fondamentale incrementare la raccolta e per farlo è indispensabile intervenire con decisione sul quadro normativo, così da rendere il conferimento dei RAEE più semplice, efficace e accessibile per i cittadini”.  

La raccolta, ragiona, “non può essere affidata soltanto alle isole ecologiche comunali e ai grandi negozi di apparecchiature elettroniche. L’ 1 contro 0 fatto dai grandi distributori (lascio un piccolo RAEE in negozio anche senza acquistare niente, ndr) non funziona, perché ci le persone nei grandi negozi di elettronica vanno tre volte l’anno. Per questo bisogna portare la raccolta nei posti dove le persone vanno tutti i giorni”.

Oggi, ricorda, è facoltativo che un grande negozio, come un supermercato, che ha una piccola superficie di vendita di apparecchiature elettriche ed elettroniche, possa fare la raccolta. E “non lo fa, perché non gli interessa. Eppure in questi punti vendita la gente va tutti i giorni. Allora bisognerebbe fare in modo che, eventualmente trovando sistemi di finanziamento, la raccolta sia fatta in questi punti vendita, dove le persone vanno tutti i giorni. Così come negli uffici pubblici, così come alle poste, nelle scuole. E mentre per i negozi come Conad o Esselunga è normativamente già possibile, perché l’1 contro 0 facoltativo è ammesso, non è così per tutti gli altri luoghi che ho citato. Chiunque non sia un negoziante di apparecchiature elettroniche non può fare la raccolta dei RAEE: non la può fare il preside di una scuola, non l’ufficio postale, non gli uffici comunali, non le grandi aziende. Proprio lì invece avrebbe senso raccoglierli: e una deregulation di questo tipo, secondo me, sarebbe l’unico modo per poter raggiungere buoni risultati di raccolta”.

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