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venerdì, Aprile 19, 2024

L’UE adotta il regolamento sulle materie prime critiche. Con l’obiettivo dell’autonomia

Con l'adozione da parte del Consiglio il regolamento sulle materie prime critiche diventa realtà. "L'attuale dipendenza diventerà autonomia strategica e un'opportunità per la nostra economia" dice il ministro fiammingo Jo Brouns. Dall'estrazione al riciclaggio e alla trasformazione, ecco cosa c'è da sapere

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Redazione EconomiaCircolare.com

Quando il regolamento sulle materie prime critiche fu proposto ufficialmente al pubblico era l’1° febbraio 2023. Ora, a poco più di un anno di distanza, quel regolamento diventa ufficialmente un atto comunitario.

Con le istituzioni europee in scadenza di mandato – ricordiamo il voto nei 27 Stati membri dell’Ue tra il 6 e il 9 giugno – lo scorso 18 marzo il Consiglio ha adottato il regolamento che istituisce, recita la nota diffusa dal Consiglio, “un quadro atto a garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche, meglio noto come regolamento sulle materie prime critiche”. Si tratta dell’ultima tappa del processo decisionale.

Il regolamento sulle materie prime critiche, insieme al regolamento sull’industria a zero emissioni nette e alla riforma dell’assetto del mercato dell’energia elettrica, è una delle iniziative legislative faro del piano industriale del Green Deal. Il Consiglio ha adottato il mandato negoziale il 30 giugno e i due colegislatori, Consiglio e Parlamento, hanno raggiunto un accordo provvisorio il 13 novembre 2023.

I tempi affinché l’atto entri in vigore sono noti: il regolamento sarà ora pubblicato nella prossima edizione della Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione.

Leggi anche: I rischi dell’estrazione di materie prime critiche sulle risorse idriche

Il vero obiettivo sulle materie prime critiche

Nelle dichiarazioni di Jo Brouns, ministro fiammingo dell’Economia, dell’innovazione, del lavoro, dell’economia sociale e dell’agricoltura, si legge in filigrana il vero obiettivo che l’UE intende darsi con l’adozione di un atto di cui si discute da tempo e sul quale i 27 Stati membri arrivano in ordine sparso, tutti però rigorosamente col fiato corto.

“Con il regolamento sulle materie prime critiche – dice Brouns – vogliamo trasformare le sfide poste dalle nostre dipendenze in autonomia strategica e in opportunità per la nostra economia. Questo atto legislativo rafforzerà il nostro settore minerario, migliorerà le nostre capacità di riciclaggio e trasformazione, creerà posti di lavoro locali e di buona qualità e garantirà che la nostra industria sia pronta per le transizioni digitale e verde”.

L’Unione Europea è infatti enormemente dipendente dalle materie prime critiche, vale a dire i materiali e i minerali fondamentali per le tecnologie del presente e del futuro: dalle turbine eoliche alle batterie delle auto, dai chip per l’intelligenza artificiale alla produzione di fertilizzanti.

usi materie prime critiche

Litio, cobalto, manganese, alluminio, terre rare: sono nomi coi quali abbiamo acquisito un’assodata familiarità. E che gli Stati membri dell’Unione acquistano sia nella loro forma naturale o primitiva che nelle successive fasi della filiera. Restando fortemente dipendenti dalle volontà degli Stati da cui importano o dagli equilibri geopolitici. Che, come ha insegnato la guerra in Ucraina, sono fragilissimi.

Proprio dalla guerra in Ucraina l’Unione Europea ha tratto una lezione importante. È possibile ridurre in poco tempo, e in quantità notevole, la propria dipendenza dall’estero. Lo abbiamo appreso soprattutto qui in Italia con il gas russo, che fino al febbraio 2022 importavamo per il 40% dei nostri consumi. A distanza di poco più di due anni gli acquisti di gas dalla Russia si sono già quasi azzerati.

Certo, nel nostro caso siamo rimasti comunque dipendenti dall’estero, nel senso che a un unico fornitore abbiamo preferito una lunga lista di altri fornitori dello stesso bene. Ma la lezione comunque è tratta: in un’era in cui si sta tornando ai sovranismi nazionali è meglio farsi trovare preparati. Essere più autonomi è la soluzione a medio termine. E questo l’Unione Europea sembra averlo compreso per bene.

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Cosa prevede il regolamento sulle materie prime critiche

Il regolamento sulle materie prime critiche introduce scadenze chiare per le procedure di autorizzazione per i progetti di estrazione dell’UE, consente alla Commissione e agli Stati membri di riconoscere un progetto come strategico, richiede valutazioni del rischio della catena di approvvigionamento, impone agli Stati membri di disporre di piani nazionali di esplorazione e garantisce l’accesso dell’UE alle materie prime critiche e strategiche attraverso parametri di riferimento ambiziosi in materia di estrazione, trasformazione, riciclaggio e diversificazione delle fonti di importazione.

Il testo definitivo adottato individua due elenchi di materie (34 critiche e 17 strategiche) che sono fondamentali per le transizioni verde e digitale nonché per l’industria della difesa e dello spazio. Il regolamento sulle materie prime critiche stabilisce tre parametri di riferimento per la copertura del consumo annuo di materie prime dell’UE: il 10% da estrazione locale; il 40% da trasformare nell’UE e il 25% da materiali riciclati.

Per facilitare lo sviluppo di progetti strategici, gli Stati membri creeranno punti di contatto unici al livello amministrativo opportuno e nella fase pertinente della catena del valore delle materie prime critiche.

materie prime critiche 2

I progetti di estrazione riceveranno le autorizzazioni entro un periodo massimo di 27 mesi, mentre i progetti di riciclaggio e trasformazione dovrebbero ricevere le autorizzazioni entro 15 mesi, con limitate eccezioni volte a garantire un dialogo significativo con le comunità locali interessate dai progetti e un’adeguata valutazione dell’impatto ambientale in casi complessi.

Le imprese di grandi dimensioni che realizzano tecnologie strategiche (ossia i produttori di batterie, di idrogeno o di generatori di energia rinnovabile) effettueranno una valutazione del rischio delle rispettive catene di approvvigionamento per individuare le vulnerabilità.

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