Il parere concorde è che la 76esima edizione del festival di Sanremo sia parecchio grigia, fiacca, senza acuti o spunti particolari. Eppure, in questa rutilante monotonia che è Sanremo 2026, c’è chi può cantare già vittoria senza che ci sia bisogno dell’ultima serata e della proclamazione. Si tratta di Eni. La più potente compagnia energetica italiana è uno dei main sponsor della più famosa kermesse sonora – insieme a Costa Crociere, Suzuki e Tim.
In particolare il cane a sei zampe si presenta a Sanremo con “la faccia buona”, cioè con le consociate Plenitude ed Enilive, che rispettivamente si occupano di rinnovabili e di mobilità. E lo fa confermando uno degli assunti più inoppugnabili del festival. Il Paese reale, per dirla con una canzone degli Afterhours presentata a Sanremo 2009, resta fuori da Sanremo. O, meglio, ne viene maciullato e restituito sotto forma di una polpa grumosa.
Così dall’edizione 2026 sono già state masticate e digerite: le proteste di Extincion Rebellion., sul “green carpet” di Sanremo, per la sponsorizzazione di Eni; la richiesta di Greenpeace, mai accolta da nessuno delle realtà coinvolte, sull’entità e le modalità dei finanziamenti a sei zampe verso il festival; l’appello del movimento BDS (boicottaggio, disinvestimenti, sanzioni) al Comune di Sanremo a revocare la partnership con Eni per via dei suoi rapporti con lo stato genocida di Israele; la denuncia di Legambiente sulla più generale insostenibilità della manifestazione, nonostante l’adozione di qualche buona pratica che ovviamente non basta di fronte al gigantismo del grande evento.
Tutto resta immutato: si canta, si danno pagelle, si giudicano look, si fanno i meme. Nel frattempo Eni in tutta tranquillità continua a sostenere il festival dal 2022, senza neppure dichiarare ai propri azionisti l’entità di tale apporto. E, anzi, aumentando a ogni edizione l’esposizione mediatica.
A Sanremo 100 anni di Eni
Il 2026 per Eni è un’altra cifra tonda. Esattamente 100 anni fa veniva fondata l’AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli), l’azienda petrolifera italiana voluta dal governo fascista di Mussolini per costruire un’autonomia nazionale in questo campo. La storia poi è nota: dopo la fine della seconda guerra mondiale AGIP, che nel frattempo era diventata un carrozzone pubblico, era stata consegnata a Enrico Mattei per una sua dismissione, dato che alle porte dell’Italia premevano i forti interessi delle compagnie statunitensi e britanniche che, facendo parte degli stati che avevano vinto la guerra, miravano alla gestione degli idrocarburi nazionali. Mattei, invece, intuì le potenzialità dell’azienda e la ingrandì, trasformandola nel 1953 nell’attuale ENI (Ente Nazionale Idrocarburi).
A Sanremo il traguardo dei 100 anni è diventata per l’Eni l’ennesimo palco a disposizione per una potente e articolata campagna di autonarrazione. “L’energia che celebriamo è quella che illumina e riscalda le nostre case” dice nello spot principale l’attrice e comica Virginia Raffaele, per il terzo anno volto del brand a Sanremo. Di nuovo, poi, Eni mette in palio dei primi, addirittura 100 diversi per 100 persone: sul sito Eni100.com l’azienda mette a disposizione 1 voucher da 2.000 euro per una fornitura residenziale Plenitude luce e/o gas in Italia e 10 voucher multiservizi Enilive del valore complessivo di 2mila euro, spendibili via app Enilive entro il 30 aprile 2027, su carburante e/o ristorazione.

Come già accennato, a Sanremo Eni preferisce parlare ancora una volta di rinnovabili e di mobilità, concentrandosi su quelli che sono business secondari dell’azienda, che resta a forte trazione fossile. Lo dimostra, ad esempio, il recente report di A Sud, che si concentra sul boom del Gas Naturale Liquefatto in Italia, dove Eni ha avuto e continua ad avere un ruolo da protagonista grazie alle tante e ingenti forniture da ogni parte del mondo che è in grado di assicurare.
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E se Sanremo fosse stata Amsterdam?
D’altra parte la sponsorizzazione di Eni, anche quella di quest’anno mirata su rinnovabili e mobilità, non avrebbe avuto vita facile se la kermesse invece che in Liguria si fosse tenuta ad Amsterdam. Dove, come EconomiaCircolare.com ha raccontato, è stato approvato (e sarà in vigore da maggio) un bando contro le pubblicità che promuovono le fonti fossili di energia e beni e servizi dal forte impatto climatico.
Nella capitale olandese è stato adottato, con un’ordinanza legalmente vincolante, il divieto di usare gli spazi pubblici per pubblicizzare prodotti climalteranti come appunto i combustibili fossili, la carne, le crociere, le auto diesel e benzina. Una misura che sembra scritta su misura per gli sponsor del festival di Sanremo 2026.
“Ad Amsterdam il divieto legale di pubblicità negli spazi pubblici si concentra su prodotti e servizi specifici dell’industria dei combustibili fossili: ‘combustibili fossili, vacanze con viaggi aerei, biglietti aerei, contratti per l’elettricità basata sui combustibili fossili, contratti di fornitura di gas, crociere o automobili alimentate da motori a combustibile fossile o ibridi’” spiega al nostro magazine Rémi ter Haar di Reclame Fossielvrij (“Pubblicità libere dalle Fonti Fossili”) l’associazione che ha promosso il bando nella capitale dei Paesi Bassi.
E se l’ordinanza non interviene sulla sponsorizzazione di eventi o sulla pubblicità delle aziende (ma solo di prodotti e servizi), spiega ancora Rémi ter Haar che “contemporaneamente al divieto legale di pubblicità, Amsterdam ha anche adottato una politica che vieta tutta la pubblicità delle aziende di combustibili fossili e delle compagnie aeree nei nuovi contratti tra la città e gli operatori di pubblicità esterna. Dal momento in cui questi nuovi contratti entreranno in vigore (a partire dal 2029), non ci saranno più pubblicità dell’industria dei combustibili fossili in città”.
Insomma: a Sanremo Eni si esibisce con i pezzi meno in voga per non attirare l’attenzione, mentre ad Amsterdam non sarebbe potuta neppure salire sul palco.
La migliore performance? Quella del petrolio
I numeri non mentono. Specie se a diffonderli è la stessa Eni. Il 26 febbraio la compagnia energetica ha reso noti i risultati del quarto trimestre 2025 e quelli relativi all’intero anno passato. Nell’anno appena passato Eni ha conseguito quasi 5 miliardi di euro di utili, che erano stati 12,2 miliardi nel 2024. Un ottimo risultato economico se si considera il deciso calo dei prezzi del petrolio. I risultati del 2025 sono stati definiti dall’amministratore delegato Claudio Descalzi “strutturalmente solidi in termini industriali ed economico-finanziari”.
In particolare tra i settori trainanti c’è, guarda un po’, il core business di Eni: soltanto nel quarto trimestre 2025 la produzione di petrolio e gas è cresciuta di oltre il 7%, mentre per l’intero anno la produzione di greggio è salita del 4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo una produzione di 1,73 milioni di barili equivalenti al giorno (al netto delle dismissioni avvenute), superando le attese della stessa società, con nuovi progetti in Angola, Indonesia, Norvegia e Congo.
Da anni Eni continua a rinviare il cosiddetto plateau, cioè il picco di produzione di idrocarburi (petrolio e gas), a cui poi dovrebbe conseguire un rallentamento della produzione, così come richiesto dalla scienza climatica. E le previsioni per il 2026, fornite dalla stessa azienda, indicano un’ulteriore “crescita della produzione di idrocarburi coerente con gli obiettivi del piano 2025-2028”. Ecco, perché Eni non canta di ciò a Sanremo? Si tratta di note stonate per l’immagine rassicurante fornita dal cane a sei zampe?
Dai risultati 2025, inoltre, emerge anche un’analisi di Plenitude ed Enilive, protagoniste a Sanremo. Eni scrive per queste società che “i satelliti della transizione procedono nel pieno rispetto dei piani verso gli obiettivi chiave, con redditività attesa in miglioramento”. In particolare per Plenitude si segnala l’avvenuta acquisizione di Acea Energia, conclusa a dicembre, che permetterà di raggiungere l’obiettivo di 11 milioni di clienti in Europa, inizialmente previsto per il 2028; in più Plenitude ha acquisito la società Neoen, che a sua volta garantisce 0,76 gigawatt di capacità di generazione in Francia. Si conferma, dunque, che Plenitude preferisce acquisire aziende già strutturate nel mondo delle rinnovabili piuttosto che creare nuovi impianti.
Per quel che riguarda Enilive, invece, l’unico risultato riportato nel comunicato stampa è l’avvio della costruzione della bioraffineria di Pengerang in Malesia, con l’obiettivo di triplicare la capacità produttiva di biocarburanti entro il 2030. Biocarburanti sui quali, a distanza di anni dall’avvio della produzione a sei zampe, i dubbi non fanno che moltiplicarsi, come dimostrano il recente report di A Sud (qui), il reportage dal Kenya (il Paese da cui arrivano alcune delle materie prime necessarie per i biocarburanti), pubblicato da Altreconomia (qui), gli studi dell’ong Transport & Environment (qui).
Per concludere, quelle di Plenitude e di Enilive non sembrano proprio delle grandi performance. Forse su questo dovremmo imparare a giudicare, invece dei look di chi è in gara a Sanremo.
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*si ringrazia per la collaborazione Daniele Di Stefano
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